24) Il mistero del principe Angerio e i riferimenti alla famiglia Filangieri

UNA PROVOCAZIONE: I RIFERIMENTI CONTENUTI NELLA STORIA DELLA FAMIGLIA FILANGIERI
Rispetto alle tante famiglie sulla cui storia sarebbe giusto ragionare e che, invece, in questa sede trascuriamo, ci concediamo una deroga – comunque sommaria – per quella dei Filangieri.
Ciò perché, dichiaratamente, intendiamo buttare un simbolico “sasso nello stagno”. E lo facciamo ricordando – oltre ai riferimenti già sopra evidenziati – quanto riportato da molti.
Le suore clarisse di Sorrento, all’epoca dette di San Damiano, ottennero – nella seconda metà del 1200 – la disponibilità della chiesa S. Giorgio “ad hortum cavam” offerta del nobile Pietro Filangieri che Pasquale Ferraiuolo (in Chiese e Monasteri di Sorrento) qualifica come “patrono e rettore”, ma che viene ricordato anche da Antonino Di Leva (“Viaggio intorno ai monasteri sorrentini preceduto da uno studio sulla fondazione del monastero femminile benedettino di San Martino, sull’ insediamento delle Clarisse e dei Frati Minori”), da Padre Domenico Longone (nella premessa del libro intitolato “Il complesso conventuale di San Francesco a Sorrento” curato da Nunzia Berrino) e da altri ancora. Ma ancora più significativi – nel dimostrare il fatto che almeno un ramo della famiglia Filangieri abbia occupato un ruolo di primo piano nella città di Sorrento – sono i riferimenti contenuti nel documento del 1289 su cui ci siamo soffermati nel capitolo intitolato “I limiti della ricerca: troppe le famiglie nobili cancellate dalla storia locale”.
In esso, infatti, è contenuto il preciso riferimento ad Errico Filingieri, imprigionato nel Castello di Somma che, assieme ad altri nobili, rivendicava, con orgoglio, la propria “sorrentinità”.

A proposito di questa famiglia registriamo anche un altro singolare spunto.
Biagio Aldimari, infatti, soffermandosi sulla storia di questa prosapia, scrive tra l’ altro: “Riccardo fu Conte di Marsico, e Vice-Rè di Gerusalemme; e sua figliuola Isabella, e di Iacopa di Cutone, figliuola del Conte di Fondi, che fu fratello di Alierno, che fin dal 1190, era Doge della Repubblica Napoletana, fu moglie di Gio: Gianvilla”.
Il che ci riporta alla mente, probabilmente a sproposito, un documento sul quale Catello Salvati (in “Sorrento Medioevale”) si è soffermato scrivendo che un atto del 1194 “sia pure con un punto interrogativo per l’incertezza della lettura nomina un Alierno principe di Sorrento (“anno primo principatus domini nostri Alyerny Sirrentinorum principis”). Una notizia questa che contrasta con l’ altra” che “vuole Filippo, nel 1137, ultimo principe di Sorrento dopo la restaurazione capuana di Roberto II. Questo Alierno o Aligerno principe può essere considerato, tuttavia, nel contesto degli avvenimenti tumultuosi che seguirono la crisi dinastica verificatasi alla morte di Guglielmo II, ultimo rappresentante diretto della dinastia normanna”.
Ci domandiamo: quella che vede interessati l’ Alierno “Doge della Repubblica Napoletana”, parente dei Filangieri e l’ Alierno principe sorrentino, è solo un’ omonimia?

© Testo integralmente tratto da “Lo stemma della Città di Sorrento, origine e significato, certezze ed ipotesi, note araldiche e cavalleresche” di Fabrizio Guastafierro, pubblicato a Sorrento nel 2005 da Edizioni Gutenberg ’72 Sorrento

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