Sorrento tra il XVII secolo e la prima metà dell’ Ottocento

IL XVII SECOLO
Un interessante spaccato della vita sorrentina agli inizi del XVII secolo, è fornita dall’ opuscolo del Molegnano (C. Molegnano, Descrittione dell’origine, sito e famiglie antiche della città di Sorrento, Chieti 1607).
Con una sommaria descrizione del “sito” e delle attività economiche locali, I’ autore c’ informa che, nei primi anni del secolo XVII, Sorrento era abitata da non più di 500 famiglie e che lo spazio urbano era in gran parte occupato da giardini coltivati. Circondata da valloni e protetta dalla parte del mare dall’ altezza della costa, la città era difesa da una nuova cinta di mura, ma le mancava “gran parte del suo splendore” a causa della vicina “ruina de’ Turchl”, La dolcezza del clima attraeva “molti dalle vicine parti per godere dei giorni “concessi dalla triegua de’ negotij”. Il territorio circostante era diviso in 24 rioni o casali, che appartenevano a 5 parrocchie (S. Agnello, S. Arcangelo, S. Maria di Motora, Trinità, S. Maria del Lauro). I ritiri spirituali erano 11 e facevano apparire Sorrento come una vera e propria terra di monasteri.
La contrada era “abondantíssima d’ogni softe di frutti” e vi era “copia grande di lemoni, di cedri e di melangoli”. I vini erano “gentili e delicati”. L’ allevamento del bestiame continuava ad essere una delle fondamentali attività dei contadini della penisola. “La campagna, con I’ eccellenza dell’ acque e dolce herbe”’ dava “cibo a vitelli et a porci domestici per le carni sì celebri e sì pregiate”. Attività complementare con finalità economiche era anche quella venatoria. La “cacciagione d’ uccellÍ” citata nel testo consisteva per lo più nella cattura delle quaglie con alte pertiche munite di reti, Il commercio delle quaglie già praticato nel medioevo, e I’ uso di conti o parate per prenderle, sono testimoniati fino al primo Novecento.
Rapidi accenni sono poi dedicati alla “pescagione”, alla “arte del navicare” e alla “opra della seta”, cioè ad altro tre importanti settori dell’ economia sorrentina.
In ultimo si legge de “l’uso della creta per vasi dl minor preggio”, cioè delle attività dei “cretari”, che producevano “cantari”’, “cantarelle” o “langelle”, già menzionate in documenti della fine del Quattrocento. (21)
Nel 1648 si ebbe uno dei momenti più difficili per la città: lI’ assedio da parte di Giovanni Grillo, generale del duca di Guisa, capo di una sommossa contro gli Spagnoli, con I’ appoggio del popolo di Piano e di Massa Lubrense, Grillo cercò invano di impossessarsi del governo della Città, dove i nobili erano fedeli al potere spagnolo.
Pochi anni dopo, nel 1656, la grande epidemia di peste bubbonica, scoppiata a Napoli, falciò molte vite anche in penisola sorrentina: 2000 le vittime, circa un sesto o un settimo della popolazione locale.
Ma nonostante questa serie di eventi negativi, Sorrento continuò ad essere un centro urbano di spicco fra le città della provincia.

L’ arte barocca ebbe ampi sviluppi: palazzi, numerose chiese, tra cui S. Antonino con interno assai interessante, S. Paolo, di forme armoniose, S. Maria del Carmine e, infine, il quasi completo rifacimento del duomo, largamente rimaneggiato nei secoli XIX e XX.

XIX e XIX SECOLO
Trascorso senza fatti di rilievo il viceregno austriaco,con la venuta di Carlo dì Borbone inizia un periodo di rinascita economica e di tranquillità civile che durò fino alla rivoluzione Francese.
In quegli anni Sorrento si afferma come ameno luogo di villeggiatura, divenendo un centro di turismo raffinato ed intellettuale, caratteristica che conserverà fino al secondo dopoguerra.
Nel 1799 Sorrento aderì alla Repubblica Partenopea e fu teatro di lotte fra repubblicani e borbonici. Tornata, come il resto del Regno delle Due Sicilie, sotto il dominio dei Borboni, conobbe alcune notevoli trasformazioni durante il secolo XIX sia dal punto di vista urbanistico che politico: alcuni comuni della costiera furono retti da consigli di decuriani, mentre altri si resero indipendenti. Nel settore economico e sociale vi fu un incremento delle industrie turistiche, del commercio e delle attività agricole, che – specie nel settore di agrumeti, vigneti e oliveti – aveva raggiunto un alto grado di specializzazione.
Sotto il regno di Ferdinando II fu aperta la strada che conduce da Castellammare a Sorrento. Nel 1818 si costruì il ponte di Cesarano e si riparò il convento di S. Antonino per adibirlo a casa comunale.

Note:
21 AA.VV., op. cit., pagg. 62 – 63

Il testo che precede è integralmente tratto dalla Relazione del Piano Urbanistico Comunale di Sorrento predisposto dal Dirigente del IV Dipartimento del Comune di Sorrento, Ingegnere Guido Imperato con la consulenza del Prof. Arch. Guido Riano

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