Chiese e culto di Sant’ Agnello in Napoli (8)

Chiese e culto di Sant’ Agnello in Napoli
Il nostro Santo ha due chiese in Napoli dedicate al suo nome. La prima è quella di Sant’ Agnello Maggiore a Caponapoli, che sorge là dove, al tempo della sua nascita, era l’ edicola murale della SS. Vergine, eretta poi in Cappellina, per gratitudine, dai genitori del Santo. Fino al secolo XVI, esisteva in quel luogo l’ antichissima chiesa di Santa Maria Intercede o dei Sette Cieli, nella quale si trovavano le memorie di Agnello patrono di Napoli.
Nel 1517, però, Giammaria Poderico, Arcivescovo di Taranto, eresse un nuovo tempio al Santo accostandolo a quello antico. La nuova chiesa subì varie mutazioni e fu dapprima Basilica Regia affidata, come quella antica, ai Canonici secolari. In seguito, Leone X la concesse ai Canonici regolari di Sant’ Agostino, espulsi poi dal governo francese nel 1808.
Il tempio di Monsignor Poderico, unito al tempietto di Santa Maria Intercede, sorse a foggia di una T; esso fu restaurato e modificato profondamente nel 1779 e nel 1840 e, ancora, nel 1860(1). Il suo nome fu “Sant’ Agnello Maggiore” per l’ ampiezza e per l’ esistenza in Napoli di altre chiese minori dedicate al Santo.
Poiché questa chiesa è chiusa fin dall’ inizio del secolo, cercheremo di descriverla con le autorevoli parole di Monsignor Gennaro Aspreno Galante, autore di una famosa Guida sacra della Città di Napoli(2):
”Entrando in Chiesa ai lati della porta vedonsi le tombe di Paolo e Giulio Poderico. Sul cornicione tra le finestre i due quadri della parete, a sinistra di chi entra, denotano la predicazione del B. Arcangelo da Gubbio, canonico regolare; i due a destra indicano, l’ uno Sant’ Agnello che evangelizza le turbe, l’ altro il medesimo che infrange la statua che i Napoletani gli eressero in memoria della vittoria, che riportò sopra i Longobardi. Nella prima cappella a nostra dritta il quadro della Maddalena sull’ altare è del Solimena, alla parete la Vergine tra i Santi Gennaro e Biagio è di Giov. Battista Caracciolo, di rimpetto il quadro della Purità è scuola di Massimo.
Nella seconda il San Carlo è di Carlo Sellitto, benché altri lo credono di Giovan Battista Caracciolo; alla parete di sinistra il quadro della vergine co’ Ss. Girolamo, Onofrio e Caterina è tra i più belli di Pier Negroni.
Nella terza è il prodigioso Crocifisso, credesi scolpito dal Tesauro, è sospesa alla croce una pietra scagliatagli contro da uno spergiuro… Nella quarta la tela della Concezione è di Francesco La Mura. Nella quinta è degno di lode il bassorilievo della Vergine colle anime purganti, lavoro di Domenico D’ Auria; alle pareti sono le tombe di Gio: Battista e Giacomo Lettieri.
Ora osserviamo il maggiore Altare, che Giammaria Poderico fece disegnare e scolpire dal famoso Santacroce e collocò in fondo al muro; ma nel 1779 ne venne staccato e trasferito ove in parte oggi vedesi da G. Battista Pandullo, il quale guastò il bel disegno del Santacroce; infatti l’ altare non è più il primiero, ma modificato a stile barocco; gli ornati però del tabernacolo sono gli antichi. E’ meraviglioso il mezzo rilievo della Vergine circondata da Angeli tra’ Ss. Agnello ed Eufebio nostro Vescovo, e inferiormente il vescovo Poderico e il Padre di Sant’ Agnello che offre alla Vergine il fanciullo; nello imbasamento dell’ altare sono scolpiti fatti della passione di Cristo e della vita di Sant’ Agnello… Al dorso è un quadro dell’ Assunta dello stile del Benasca.
Entriamo nell’ antica Chiesa deretana di Santa Maria Intercede, che ora ha la porta sulla piazza della Specola, co, mezzorilievo dell’ Eterno, scolpito dal Merliano; notasi come in questo luogo, ove è la detta porta, era primamente l’ immagine della Vergine Intercede, che vedremo alla cappella dirimpetto. Nel soffitto era un vasto dipinto di Giovanni Cosenza, denotante Sant’ Agnello che fugava da Napoli i barbari, che barbaramente fu lacerato nell’ ultimo restauro della Chiesa; lateralmente all’ arco sono alcune statuette di marmo, credute del Santacroce. Accanto alla porta vedesi uno speco chiuso da cancello con immagine di Sant’ Agnello, in fondo, fu quivi un eremo antico del Santo; e sopra osservasi in un medaglione la copia della statua di lui, erettagli dai napoletani in memoria della Vittoria che riportò sopra i Longobardi. Segue l’ ammirevole altare colla statua di Santa Dorotea, lavoro pregiatissimo del Merliano, indi la cappella di Santa Lucia, ove la tela della Vergine tra Ss. Antonio e Lucia è di Bernardo Lama; segue la cappella di Sant’ Agnello, la statua di legno credesi di Giuseppe Nardò… Indi vediamo la cappella della Vergine Intercede o dei Sette Cieli, i freschi della volta sono scuola di Massimo, sull’ altare è l’ antica prodigiosa immagine della Vergine di ignoto autore sostituita alla primitiva venerata da S. Agnello. Sulla porta della Sagrestia sono alcuni bassorilievi, lavori del Santacroce, i quali, siccome pure quelli che vedemmo sulla minor porta del tempio, appartenevano all’ antico altare maggiore.
Ora ritornando alla navata, nella prima cappella è un’ antica copia della Madonna di Monte Vergine. Nella seconda il San Michele tra i Santi Giambattista e Nicola, e nei laterali la nascita delle Vergine e la decollazione del Battista sono del Malinconico. Nella terza, sacra a San Giuseppe, niente vi è d’ osservabile. Nella quarta la tela di Sant’ Anna è di buon pennello, la Sacra Famiglia alla parete sinistra è di Pacecco De Rosa; alla diritta sono tombe di casa Tipaldi, nelle quali sono osservabili due trapezofori antichissimi di buon disegno”.
La descrizione della Chiesa di Sant’ Agnello Maggiore del Galante ricorda un tempio ancora all’ apice del suo splendore ma, tuttavia, già avviato ad una ingloriosa decadenza dovuta all’ incuria degli uomini, dimentichi del culto del Santo, e alle inarrestabili ingiurie del tempo. Il sacro edificio è oggi gravemente pericolante e perciò inagibile sia per i devoti che per i semplici visitatori. La porta principale della chiesa, solidamente sprangata, non ha tuttavia impedito che ignoti ladri portassero via alcuni dei pezzi migliori dei sacri arredi devastando i rimanenti. E’ andata così distrutta la maggior parte dei documenti antichi conservati nel tempio: è stata addirittura rubata la sedia sulla quale la tradizione voleva che avesse pregato la madre di Sant’ Agnello e sulla quale, rinnovando quel gesto, sedevano le donne incinte quando imploravano la protezione divina.
Solo pochi oggetti appartenuti a quel tempio sono stati portati al sicuro nella vicina chiesa di Santa Maria di Costantinopoli; fra di essi la statua del Santo e il suo dente molare di cui s’ è parlato sopra, anticamente invocato dalle gestanti con affetto apotropaico.
Alla Chiesa di Sant’ Agnello a Caponapoli si dirigeva in passato , prima che l’ oblio avvolgesse il culto del Santo, al processione che si svolgeva il 14 dicembre, giorno della festa di Sant’ Agnello. Il punto di partenza di questa processione era il Duomo. Il Vivaldo, il quale scrisse negli anni precedenti al 1596, così ce la descrive: “Vedendosi tanto onorata la Regia Città di Napoli dal Glorioso suo padrone Agnello, e sentendosi tanto obbligata, si il clero così il popolo, diedero ordine molti anni orsono, che il giorno di Sant’ Agnello dopo desinare, si facesse ogni anno una processione, partendosi dal Duomo, e venendo a visitare e riconoscere il suo Padrone e Protettore; la quale si fa in questo modo: Viene tutto il clero di Napoli accompagnando il Signor Vicario di Monsignor Arcivescovo, con tutto il Capitolo, e li quattro ordini Mendicanti, e venuti innanzi il corpo di Sant’ Agnello, cioè innanzi all’ altare maggiore, si dice l’ orazione di Sant’ Agnello, la quale finita si denuncia e pubblica scomunica maggiore contro qualsivoglia prete che non è stato presente alla processione. Subito dietro, vengono molti signori Nobili, a nome della città, accompagnando il signor Eletto della città, e fanno un’ offerta di 40 torcie belle, a nome delli 40 Capitani delle 40 strade di Napoli, pregando il glorioso Sant’ Agnello, che si degni proteggere la sua tanto cara città, il che si crede che incessantemente faccia, e farà sempre innanzi al Signore, che lo fece tanto Santo, et vivi et regnat in specula saeculorum. Amen”.
E’ forse superfluo aggiungere che, ai giorni nostri, la processione non ha più luogo e che, in generale, il culto stesso di Sant’ Agnello è del tutto scomparso.
Sant’ Agnello maggiore a Caponapoli non era però l’ unica chiesa dedicata a questo Santo in Napoli. Elencheremo ora le altre servendoci della guida di Monsignor Gargiulo (3):
Sant’ Agnello dei Grassi è il secondo tempio consacrato al Santo, fondato dalla signora Maddalena Carne Grassa (per cui volgarmente è detto dei Grassi) al principio del secolo XVI, che lo rese gentilizio con beneficio abbadiale, collocandovi una devota statua del santo titolare.
Il patronato di questa chiesa, morta la fondatrice, passò alla famiglia Maccia, ed estinta anche quest’ ultima, essa fu affidata alla Congregazione della Buona Morte, che l’ ampliò aggiungendovi una traversa, lasciando nella parte antica l’ altare con la statua del Santo. Nel 1718 la chiesa fu rifatta.
Un’ altra chiesa dedicata a Sant’ Agnello era chiamata Sant’ Agnello a Mezzocannone, Essa era officiata dalle monache Benedettine, ma quando, nel 1563, queste monache furono unite a quelle di Donna Albina, esse portarono con sé il quadro del Santo, il più antico che si conosca, insieme ala reliquia del suo bastone, che finì poi a Sant’ Agnello Maggiore.
Il 14 dicembre, festa del Santo, la sua statua argentea soleva portarsi dal Duomo a questo tempio in forma solennemente votiva accompagnata processionalmente dal corpo della città. Nel 1831, le Benedettine trasmigrarono ancora da Donna Albina al monastero di San Giovanni delle Monache; in tale occasione, esse portarono seco il quadro del Santo. Attualmente, nella seconda Cappella a destra di questa chiesa, dedicata alla Sacra famiglia, vedesi la tavola di inestimabile interesse rappresentante Sant’ Agnello con la destra alzata e la sinistra appoggiata ad un bastone. Parimenti bellissimi sono i quadretti intorno alla tela rappresentanti i fatti del Santo.
Una Cappella(4) intitolata a Sant’ agnello si trova nella regione Capuano nel vico delle Zite, presso il Palazzo di Minutolo, di cui è sotto il patronato. La Cappella è ormai in rovina.
Una cappella beneficiata molto antica, nel Vico Freddo, della Sezione di Pozzobianco prende il nome di “Sant’ Agnello de Costantinis”; attualmente sconsacrata, il suo suolo è stato unito al Monastero delle Monache di San Giuseppe, col beneficio trasferito nella chiesa parrocchiale di San Giovanni in Porta.
Un’ altra Cappella beneficiale dedicata a Sant’ Agnello è sita sopra la marina del Corso di Chiaia, nel luogo detto Civitella, sotto il castello di Sant’ Elmo, un tempo posseduta dalla principessa di Gravina.
Nel Duomo stesso di Napoli, si trova un altare marmoreo dedicato al Santo che oggi non c’è più. Nella sagrestia maggiore v’è invece un altare marmoreo, costruito dal Cardinale Francesco Pignatelli, dove si ammira una tavola del Calducci, rappresentante la Vergine col Bambino, San Gennaro e Sant’ Agnello. Sempre nel Duomo, nella Cappella detta del Tesoro, si trova la statua argentea a mezzo busto di sant’ Agnello, contenente una parte della testa del Santo. Lo stile dell’ opera rivela che essa è molto antica, il suo peso è di 72 libbre.
Note:
(1) cf. Monsignor F. Bonaventura Gargiulo, Vescovo di Sanseverino, il glorioso Sant’ Agnello Abate, studio storico critico con appendici, Napoli 1903, pagina 77 e seguenti.
(2) Napoli 1872, pagina 92 e seguenti.
(3) Monsignor F. Bonaventura Gargiulo, opera citata nella nota (1), pagina 85 e seguenti.
(4) Per la cappella dedicata a Sant’ Agnello cf. D’ Aloè, catalogo di tutte le Chiese, cappelle ed Oratori in Napoli, manoscritto del secolo XVII
© Testo integralmente tratto dalla Tesi di Laurea intitolata “Analisi storico – antropologica del culto di Sant’ Agnello”, discussa dalla Dott.ssa Laura Parlato, nell’ anno accademico 1979/1980 presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Istituto Universitario Orientale di Napoli. Relatore Prof. Alfonso M. di Nola.
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