La morte e le apparizioni di Sant’ Agnello (7)

i) la morte di Sant’ Agnello
Si racconta(1) che il 13 dicembre 596, regnando l’ imperatore Maurizio, essendo pontefice San Gregorio Magno e vescovo di Napoli Fortunato II, Agnello si recò nella chiesa di Santa Maria Intercede per ricevere i sacramenti.
Qui parlò al popolo del peccato, della bellezza del paradiso ed annunziò la sua imminente morte. Nella commozione generale, un cieco si avvicinò al Santo il quale gli impose le mani e lo guarì. La sera e la notte successive furono trascorse dal Santo in contemplazione in una grotta vicino Santa Maria Intercede, in attesa del trapasso.
La notizia della morte di Agnello si diffuse rapidamente e tutti vollero vedere le sue spoglie mortali: per nove giorni il corpo rimase esposto. I funerali furono grandiosi: il vescovo di Napoli invitò nella città ben quattro vescovi delle diocesi limitrofe tra i quali San Catello, vescovo di Castellammare di Stabia e Giovanni, vescovo di Sorrento(2). Gli altri due erano probabilmente Benenato, vescovo di Miseno, e Gaudenzio, vescovo di Nola, città nella quale, da tempo immemorabile, sopravvive il culto di Sant’ Agnello. La tradizione racconta che, mentre il vescovo Fortunato con i quattro vescovi assistenti celebrava il rito funebre, la chiesa risplendette di una luce accecante e disposta secondo sette cerchi concentrici simili all’ iride. Il corpo di Agnello fu sepolto sotto l’ altare di Santa Maria intercede che, a ricordo del miracolo, venne chiamata “Santa Maria del Settimo Cielo”. Qualche secolo dopo, sul sepolcro, fu posta questa epigrafe:
HUIUS CORPUS SUB HAC ARA CCCCCLXXXXVI
XVIII KAL IANUARII
REGNANTE MAURITIO TIBERIO AGUSTO
ET B. GREGOR ROM.
SED PONT. MAX NEC NON FORTUNATO EPIS. NEAP.
B. AGNELLUS AD COELESTIA MIGRAVIT
REGNA
La santità di Agnello Abate fu subito riconosciuta non molto tempo dopo la sua morte. Fortunato II, vescovo di Napoli, gli decretò gli onori degli altari secondo le leggi canoniche del tempo: riunì il tribunale e i quattro vescovi assistenti e, unitamente a tutto il clero e al popolo, proclamò Agnello Santo e, dal secolo VI, ogni anno il 14 dicembre si celebra la festa di Sant’ Agnello, come conferma l’ antichissimo Officio del Santo ed il Martirologio Romano. Il culto di Agnello fu approvato dalla Sede Apostolica e la tradizione vuole che San Gregorio Magno, su richiesta del vescovo Fortunato, abbia confermato il culto e concesso indulgenze. Da Napoli la venerazione del Santo si estese per tutta la Campania. Presto si cominciò anche a chiamare Sant’ Agnello patrono di Napoli e la notizia ufficiale più antica su questo patrocinio viene dall’ ufficiatura del Santo del secolo X. Sant’ Agnello è tuttora, uno dei sette patroni di Napoli ed è il secondo dopo San Gennaro. Infine, il 25 maggio 1628, Sant’ Agnello fu proclamato protettore del regno di Napoli su proposta del duca di San Giovanni approvata dal parlamento dello Stato(3)
l) apparizioni di Agnello dopo la morte
La tradizione narra che Sant’ Agnello, dopo la morte, apparve più volte in difesa della città e queste apparizioni sono ricordate nel Martirologio Romano. Una prima apparizione sarebbe avvenuta nell’ 826 o 829, all’ epoca di Stefano II duca di Napoli, quando i Longobardi di Benevento tentarono di impadronirsi della città con l’ inganno. I messaggeri del capo longobardo, infatti, giunti a Napoli col pretesto di trattare la pace, avevano assassinato Stefano II e seminato il panico. In quel momento, l’ apparizione di Sant’ Agnello che levava la croce mise in fuga i nemici.
I Saraceni devastarono il litorale campano intorno all’ 849 e Napoli si alleò con Sorrento e Gaeta per combatterli. Le scorrerie continuarono tuttavia fino a raggiungere il culmine verso la metà del secolo successivo. Nel 956 una intera flotta saracena comparve al largo di Napoli e i cittadini, prima di affrontarla, si raccolsero in preghiera. Usciti al largo ingaggiarono battaglia e, nel momento decisivo apparve Sant’ Agnello e gli altri protettori della città a dare impeto alle milizie cittadine che ottennero una insperata vittoria.
Note:
(1) Padre Isidoro da Guarcino, Vita di Sant’ Agnello abate, con note del P. Bonaventura da Sorrento, Sant’ Agnello di Sorrento 1877, pagina 44; Mons. F. Bonaventura Gargiulo, Vescovo di Sanseverino, il glorioso Sant’ Agnello Abate, studio storico critico con appendici, Napoli 1903, da pagina 62 a pagina 65; Vincenzo Panefresco, Vita e culto di Sant’ Agnello patrono di Guarcino, manoscritto-dattiloscritto del secolo XIX, conservato nell’ archivio della Collegiata di San Nicola di Guarcino, pagina 71.
(2) cf. Mons. Bonaventura Gargiulo, opera citata nella nota (1), pagina 65; C. Parascandolo, Memorie Storiche critiche diplomatiche della chiesa di Napoli, Napoli 1847, volume I, pagina 76.
(3) cf. Vincenzo Panefresco, opera citata nella nota (1), pagina 81.
© Testo integralmente tratto dalla Tesi di Laurea intitolata “Analisi storico – antropologica del culto di Sant’ Agnello”, discussa dalla Dott.ssa Laura Parlato, nell’ anno accademico 1979/1980 presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Istituto Universitario Orientale di Napoli. Relatore Prof. Alfonso M. di Nola.
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