Opere di Sant’ Agnello a difesa della città di Napoli (6)

h) opere di Sant’ Agnello
Dopo la sua elezione di abate, Agnello fondò un monastero femminile che sembra sia stato il primo ad osservare la regola benedettina(1). Tale monastero, che in seguito fu intitolato a sant’ Agnello, fu costruito nel luogo dove si trovava l’ immagine prodigiosa di Santa Maria Intercede e fu chiamato “delle sante vergini e delle matrone penitenti”. Il nome nasceva dal fatto che l’ istituzione accoglieva ragazze e donne di buona famiglia ma anche donne che abbandonavano una vita dissennata.
In quegli anni, con la calata in Italia dei Longobardi, scoppiò la guerra gotica. I Longobardi, entrati in Italia nel 568, la percorsero tutta per circa un cinquantennio finchè, riuniti sotto un unico comando, i Latini riuscirono ad ottenere un parziale riconoscimento dei loro diritti. In quest’ epoca di lutti, Agnello svolgeva la sua opera. Nel 570, i Longobardi occuparono Benevento: Napoli, soggetta all’ Imperatore di Costantinopoli e retta da un duca, sembrò la prossima preda. Le truppe cittadine si sbandarono al primo urto avvenuto presso la porta detta “Vanitosa”(2).  La tradizione narra che, in quel pericoloso frangente, Agnello avanzò verso le orde barbare armato della croce: la sua figura e le sue parole fermarono gli invasori(3). Le milizie cittadine, riavutesi dallo smarrimento, passarono al contrattacco; i nemici fuggirono e la tradizione aggiunge che, sulle truppe vittoriose, apparve la figura di San Michele Arcangelo con la spada sguainata. I Napoletani posero, nel luogo dove Agnello aveva affrontato i Longobardi, una pietra di marmo con un chiodo di ottone che diede nome al posto il quale si chiamò “Segno” o, secondo altri, “Sant’ Agnello a Segno”(4). I napoletani esternarono anche l’ episodio in una statua di marmo che rappresentava il Santo con la croce in mano. Il Santo, però la fece abbattere(5). Questa tradizione è diffusa non solamente a Napoli, dove è frequente trovare Sant’ Agnello rappresentato con la croce in mano, ma anche in Guarcino(6).
Agnello si dedicò anche alla predicazione, in particolare, egli si adoperò per sedare le discordie nate fra i suoi concittadini a causa delle eresie che, sul finire del secolo VI, il vescovo Dimetrio tentò di introdurre nella città. Il contrasto durò circa quattro anni finchè il papa San Gregorio depose il vescovo Demetrio ed inviò Paolo, vescovo di Nepi, in qualità di visitatore apostolico(7).

Note:
(1) cf. Vincenzo Panefresco, Vita e culto di Sant’ Agnello patrono di Guarcino, manoscritto-dattiloscritto del secolo XIX, conservato nell’ archivio della Collegiata di San Nicola di Guarcino, pagina 53.
(2) cf. Vincenzo Panefresco, opera citata nella nota(1), pagina 56 e seguenti.

(3) cf. C. Parascandolo, Memorie Storiche critiche diplomatiche della chiesa di Napoli, Napoli 1847, volume I, capitolo XXV, pagina 105.
(4) cf. Vincenzo Panefresco, opera citata nella nota(1), pagina 59.
(5) Non tutte le fonti sono concordi su questo punto.
(6) Così Giuliano Floridi, Le pergamene dei monasteri di San Luca e Sant’ Agnello di Guarcino, Roma 1967, pagina 40.
(7) cf. Vincenzo Panefresco, opera citata nella nota(1), pagina 41.

© Testo integralmente tratto dalla Tesi di Laurea intitolata “Analisi storico – antropologica del culto di Sant’ Agnello”, discussa dalla Dott.ssa Laura Parlato, nell’ anno accademico 1979/1980 presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Istituto Universitario Orientale di Napoli. Relatore Prof. Alfonso M. di Nola.
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