Sant’ Agnello quando fu abate del monastero di San Gaudioso (5)

g) Agnello abate del monastero di San Gaudioso
La tradizione vuole che Agnello, quando rientrò in Napoli, fosse accolto dall’ entusiasmo dei concittadini e che il suo rientro fosse segnalato da alcuni miracoli. Alle porte della città, infatti, gli si fecero incontro un cieco, un assiderato e un febbricitante i quali, prostratisi, pregarono il Signore insieme a lui fin quando apparvero prodigiosamente guariti(1). Agnello riprese dunque le sue occupazioni all’ ospedale che aveva fondato tempo addietro ma la sua più forte vocazione lo spingeva alla vita monastica. Quando potè perciò affidare ad altri la cura dell’ ospedale, egli entrò come cenobita nel convento di San Gaudioso(2).
Il convento, secondo la tradizione era stato fondato da Gaudioso, vescovo di Abitinia, scacciato dalla sua città africana dai vandali di Genserico e abbandonato con altri cristiani su una piccola imbarcazione. Giunti sulle coste italiane, essi furono accolti da San Nostriano, vescovo di Napoli, e fondarono un monastero. Si ricordi che la lezione dell’ ufficio di Sant’ Agnello indica San Gaudioso come vescovo di Bitinia ma questo toponimo è chiaramente una corruzione del vero nome. Il luogo dove sorgeva il monastero è discusso: oscilla fra la località di Senite e quella di capo Napoli. L’ opzione che vuole il monastero a Senite trova conferma nel rinvenimento nelle catacombe della zona di due immagini affrescate riproducenti San Gaudioso e Sant’ Agnello(3). Il convento abbandonato nel secolo VIII, quando il corpo di San Gaudioso fu traslato nella nuova chiesa a lui intitolata, cadde in rovina. Nel suo sito, B. Paolo Burali d’ Arezzo, arcivescovo di Napoli edificò la chiesa della Sanità(4). La regola praticata nel monastero di San Gaudioso, all’ epoca di Sant’ Agnello, sembra che fosse quella di Sant’ Agostino, allora diffusa nel meridione. Questa opinione troverebbe sostegno nel fatto che il culto della chiesa del Santo fu affidato ai Canonici  Regolari Lateranensi, nel cui martirologio compare il nome di Sant’ Agnello. Altri sostengono invece che la regola fosse quella di San Basilio; anche per questa tesi non mancano argomenti: Sant’ Agnello era infatti venerato nella chiesa basiliana di Sant’ Agnello a Nilo e, nel 1630, fu rinvenuto, nella chiesa di Sant’ Agnello a Capo Napoli, un affresco ritraente Sant’ agnello in abito basiliano. Il nome del santo era infine inserito nel martirologio basiliano.
Una terza opinione ritiene che la regola fosse quella benedettina e si fonda sul fatto che, nel secolo V esistevano nella Campania monasteri che seguivano varie regole ma che, nel secolo successivo, accettarono quella di San Benedetto(5). Lo confermerebbe un documento contemporaneo: la lettera che l’ Abate del monastero di Fondi scrisse a San Simplicio, terzo successore di San Benedetto a Monte Cassino, la quale testimonia che tutti i monasteri della campania erano passati alla regola benedettina e che “Beatus Agnellus pater electus gregem Dei sub disciplina Sancta Regular gubernando”(6). Morto l’ abate di San gaudioso, Agnello fu chiamato a succedergli. Egli ricevette la benedizione abbaziale dal vescovo di Napoli(7) e rimase abate del monastero di San Gaudioso fino alla morte.

Note:
(1) Gio. Pompeo Panigada, Vita di Sant’ Agnello abate, protettore e tutelare della fedelissima città di Napoli, Napoli 1714 ristampata dall’ Abate e Canonici del Salvatore a Napoli nel 1740, pagina 14; Vincenzo Panefresco, Vita e culto di Sant’ Agnello patrono di Guarcino, manoscritto-dattiloscritto del secolo XIX, conservato nell’ archivio della Collegiata di San Nicola di Guarcino pagina 38.
(2) Padre Isidoro da Guarcino, Vita di Sant’ Agnello abate, con note del P. Bonaventura da Sorrento, Sant’ Agnello di Sorrento 1877. pagina 40; Mons. F. Bonaventura Gargiulo, Vescovo di Sanseverino, il glorioso Sant’ Agnello Abate, studio storico critico con appendici, Napoli 1903, pagina 60.

(3) Vincenzo Panefresco, opera citata nella nota (1), pagina 43.
(4) Così il Panefresco, opera citata nella nota(1), pagina 43.
(5) Mons. F. Bonaventura Gargiulo, opera già citata nella nota (2), pagina 61 n° 1.
(6) Giuliano Floridi, Le pergamene dei monasteri di San Luca e Sant’ Agnello di Guarcino, Roma 1967, pagina 37.
(7) Mons. F. Bonaventura Gargiulo, opera già citata nella nota (2), pagina 61.

© Testo integralmente tratto dalla Tesi di Laurea intitolata “Analisi storico – antropologica del culto di Sant’ Agnello”, discussa dalla Dott.ssa Laura Parlato, nell’ anno accademico 1979/1980 presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Istituto Universitario Orientale di Napoli. Relatore Prof. Alfonso M. di Nola.
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