La storia del monastero di S. Renato senza leggende

Anche volendo privarla delle suggestioni dovute ad arricchimenti leggendari (in ragione dei quali si dovrebbe immaginare che la sua fondazione risalga in un periodo compreso tra il V ed il VII secolo), la storia della chiesa del Monastero di San Renato e, naturalmente, quella del monastero stesso, sono sicuramente fascinose e ricche di spunti degni di interesse soprattutto nel periodo della dominazione angioina e di quella sveva che la precedette.
Ciò nonostante, essendo altra la finalità di questo lavoro, in questa sede ci si limiterà alla sola disamina degli aspetti relativi alla nascita del complesso monastico, nel suo insieme, edulcorandolo da quegli aspetti più degni di ricostruzioni mitologiche che di ricostruzioni storiche.
Pur essendo indiscutibilmente assai remota, l’ epoca in cui fu eretto il monastero di San Renato è estremamente incerta. Secondo alcuni questo monastero avrebbe inglobato un preesistente convento dei monaci di Montecassino (dedicato a S. Severo), la cui presenza a Sorrento è testimoniata da un documento del 778.
Tra i sostenitori di questa tesi, lo studioso più autorevole è sicuramente Bartolommeo Capasso che, proprio soffermandosi su questa struttura conventuale riprendendo i concetti espressi da Monsignor Filippo Anastasio (ma differenziandosi da esso quanto alla possibilità che la chiesa fosse stata la prima cattedrale di Sorrento) (1), ebbe modo di sostenere: “La detta Basilica era secondo l’ antica tradizione innalzata nel sito, ove vivente il Santo menò vita solitaria, e credesi che fosse stata la più antica Cattedrale della città. In seguito fu data ad officiare ai Monaci Benedettini Cassinesi, ma in qual’ epoca ci è ignoto. Forse lo fu in tempi assai remoti se, come parci assai verosimile per un documento citato dal Patriarca Antiocheno (tomo I pagina 183), questo cenobio di San Renato è una sola e medesima cosa con quel Monistero o Cella di S. Severo, che i detti PP. possedevano in Sorrento fin dal 778 ed anche prima” (2).
Peraltro lo stesso autore, soffermandosi proprio sugli studi dell’ Anastasio, aggiunse: “Questo nostro Scrittore riferisce aver egli letto in alcuni manoscritti dell’ Archivio Sorrentino che Giovanni Console e Duca di Napoli nel 939 donò ai Cassinesi varii fondi siti intorno alla chiesa di San Renato in Sorrento. Or oltre questo di S. Renato non rammentandosi altro possedimento dei Cassinesi nella nostra città, e d’ altra parte trovando noi in Leone Ostiense (Chron. Mon. Cass., I, II e 56) che lo stesso Giovanni Console e Duca di Napoli circa quei tempi donò ad Adelperto Abate di Montecassino cellam S. Severi in Surrento cum omni substantia ac pertinentiis suis siam portati a credere che l’ autore dei citati Manoscritti e anche l’ istesso Patriarca Antiocheno indicassero quell’ antica grancia di Montecassino col nome che ebbe forse posteriormente e che aveva tuttora ai tempi loro. Quella cella poi fosse essa o pur no una sola e medesima cosa col Monistero di S. Renato, certo è che tenevasi dai Cassinesi prima del 778 nel qual anno un diploma di Carlo Magno fu ad essi con molte altre loro dipendenze confermata…” (3).
L’ ipotesi dell’ esistenza di un unico monastero, indicato, a secondo delle circostanze con l’ intitolazione di “San Renato” o con quella di “San Severo”, più recentemente è stata messa in dubbio (4). A prescindere da questo aspetto, in ogni caso, si deve prendere atto che anche il documento del 939 richiamato dall’ Anastasio prima, e dal Capasso poi, non è oggi più consultabile (5).
Stante la situazione di incertezza – procurata anche dalla irreperibilità, presso l’ Archivio Arcivescovile di Sorrento, dei Manoscritto indicato dall’ Anastasio e richiamato dal Capasso – è praticamente impossibile documentare in maniera inoppugnabile l’ esistenza del Monastero di San Renato ricorrendo alla diplomatica se non a partire dagli inizi del XIII secolo e, più precisamente nel 1222.
Fu il 19 febbraio di quell’ anno, infatti, che Papa Onorio III decretò il passaggio del cenobio – che, come già evidenziato, in precedenza era stato benedettino – all’ ordine florense ponendolo alle dipendenze del monastero di Sant’ Angelo a Rovigliano (6).
La decisione pontificia, più che procurare il risentimento dei benedettini di Montecassino, suscitò la vibrata reazione dell’ Arcivescovo Sorrentino (probabilmente Alferio) che aprì un vero e proprio contenzioso del quale ci restano due diverse annotazioni tra gli atti dello stesso Papa Onorio III riferite ad episodi che si registrarono nell’ arco di meno di due settimane e più precisamente una risalente al 30 gennaio del 1224 (7)ed una, a distanza di soli quattro giorni, al 3 febbraio 1224 (8). Ritenendo menomata la propria autorità giurisdizionale, l’ Arcivescovo sorrentino si oppose alla decisione papale di far passare il cenobio di San Renato alle dipendenze del Monastero di Sant’ Angelo a Rovigliano (anch’ esso ricadente sul territorio della stessa Diocesi). Il “contenzioso” giunto fino al cospetto di Onorio III, fu archiviato concedendo ad Alferio il diritto di intervenire in prima persona sull’ ordinazione dei monaci nell’ ambito della stessa diocesi (9).
Al di là degli aspetti relativi alla controversia (ed agli esisti) che si registrarono sotto il regno di Federico II, appare interessante ribadire, ancora una volta che si tratta dei primi documenti che ci tramandano la memoria dell’ esistenza certa del Monastero di San Renato a Sorrento.
Altri elementi, però, forniscono la certezza che questo cenobio era già vitale e florido diversi secoli prima. Ciò perché esso, molto probabilmente – e fin da epoche remote – ospitò, tra l’ altro, uno scriptorium della cui produzione, attualmente, purtroppo, ci resta solo il famoso Exultet n° 2 di Montecassino (denominato così perché custodito presso l’ omonima abbazia), risalente al principio del XII secolo.
A questo manoscritto dedicheremo maggiori attenzioni in seguito, ritenendo in questa fase di approfondire gli aspetti relativi alla presenza di un centro dove i monaci si dedicavano verosimilmente alla stesura di testi sacri o di tipo liturgico.

Fabrizio Guastafierro

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Note:
1 Filippo Anastasio in Lucubrationes in Surrentinorum Ecclesiasticas Civilesque Antiquitates, pubblicata a Roma nel 1731, presso « Typis Johannis Zempel prope Montem Jordanum, a pagina 183 della prima parte

2 Bartolommeo Capasso – “Memorie Storiche della Chiesa Sorrentina”, edito per la prima volta a Napoli nel 1854 dallo Stabilimento dell’ Antologia Legale e più recentemente ristampato, in copia anastatica, da Forni Editore di Bologna – a pagina 16.

3 Bartolommeo Capasso – “Memorie Storiche della Chiesa Sorrentina”, edito per la prima volta a Napoli nel 1854 dallo Stabilimento dell’ Antologia Legale e più recentemente ristampato, in copia anastatica, da Forni Editore di Bologna – note a pagina 16.

4 Antonio Vuolo – “Gli insediamenti monastici benedettini nella Penisola Sorrentina – II parte” in “Terra delle Sirene” (Bollettino del Centro di Studi e Ricerche multimediali Bartolommeo Capasso) n° 15 edito a Sorrento nel 1997, nella nota n° 73 riportata a pagina 35, al riguardo ha scritto: “Questa ipotesi però mi sembra un po’ forzata perché non esistono concreti elementi per sostenerla, dato anche il nome diverso dei due centri”.

5 Antonio Vuolo – “Gli insediamenti monastici benedettini nella Penisola Sorrentina – II parte” in “Terra delle Sirene” (Bollettino del Centro di Studi e Ricerche multimediali Bartolommeo Capasso) n° 15 edito a Sorrento nel 1997, nella nota n° 73 riportata a pagina 35, al riguardo ha scritto: “Tale atto di donazione fu citato ma non trascritto dall’ Anastasio ed attualmente non è più reperibile presso l’ Archivio Arcivescovile di Sorrento dove lo studioso affermò d’ averlo letto”.

6 In Pietro Presutti, “Regesta Honoris Papae III”, stampato a Roma presso la Tipografia Vaticana nel 1895, all’ interno del secondo volume (a pagina 43) è riportato il seguente testo: “Abbati et conventui de Insula Rubiliana Florensis Ordinis – Concedit eis, salvo iure archiepiscopi Sorrentini, monasterium sancti Renati Surrentinae diocesis, cuius status, abbate Ferrariae et sancti Fortunati et Ferrariae prioribus quibus inquisitionis officium ibi commisit referentibus, in spirituali valde collapsus est. Laterani XI Kal.. Martii anno sesto” – Reg. Vat. Lib. B. epist. 253. fol. 203; Mss. Vall. I 53 – “Olim ad aures”
Reg. Vat. Addit.: Scriptum est super hoc Archiepiscopo Sorrentino ut eisdem fratribus Florensis ordinis consilium et iuvamen impendat”.

7 In Pietro Presutti, “Regesta Honoris Papae III”, stampato a Roma presso la Tipografia Vaticana nel 1895, all’ interno del secondo volume (a pagina 203) è riportato il seguente testo: “Laterani 30 Januarii – (Alferio) archiepiscopo et capitulo Surrentinis – Compositionem inter ipsos es una parte et monasterium Rubiliani ex altera circa monasterium sancti renati, ad quam in Papae presentia convenerat, relato eius tenore, confirmavit. Laterani III. Kal. Februarii anno octavo. – reg. Vat. Lib. 8. epist. 238. fol 150. “Cum olim monasterium”

8 In Pietro Presutti, “Regesta Honoris Papae III”, stampato a Roma presso la Tipografia Vaticana nel 1895, all’ interno del secondo volume (a pagina 204) è riportato il seguente testo: “Laterani 3 Februarii – “(Alferio) archiepiscopo Sorrentino – Non ostante composizione inita inter ipsum archiepiscopum et capitulum suum ex una parte, et P. de Atino abbatem Rubiliani Florensis ordinis ex altera, mandat ut idem archiepiscopus monasterium sancti Renati in prima sui ordinatione de monachis aliorum locorum diocesis suae ordinare possit, provino prudenter ut sic eidem monasterio consulatur, quod grave detrimentum alia non incurrant. Laterani III. Nonas Februarii anno octavo. – Reg. Vat. Lib. 8. epist. 269. fol. 159 – “Cum iuxta formam”.

9 Vincenzo Russo, “I benedettini di Sorrento e i beni del monastero di San Renato nel territorio di Castellammare” in “Terra delle Sirene” (Bollettino del Centro di Studi e Ricerche multimediali Bartolommeo Capasso) n° 8 edito a Sorrento nel 1993 (pagina 49).

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