S.Pietro ambasciatore del cristianesimo a Sorrento

Capitolo I

La ricostruzione delle vicende storiche relative all’ introduzione ed all’ irradiazione del cristianesimo a Sorrento e, più in generale, in Penisola Sorrentina, può fare affidamento solo su “fonti orali” e, dunque, non può non risentire delle incertezze che accompagnano i racconti tramandati di generazione in generazione, senza che questi possano contare sul supporto di alcun documento attendibile.
Ciò nonostante è convinzione diffusa che il territorio sia stato visitato da San Pietro e che fin da epoca remotissima, quindi, possa essere cominciata l’ attività di evangelizzazione di quella che fino ad allora era stata solo la Terra delle sirene e dei miti pagani.
Secondo alcuni il principe degli Apostoli sarebbe sbarcato sulla costa di Massa Lubrense, lì dove poi sarebbe sorto il Monastero di San Pietro a Crapolla (1).
Secondo altri, invece, lo stesso Santo si sarebbe soffermato pochi passi fuori del centro urbano di Sorrento e più precisamente dove, in seguito è stata costruita la Chiesa di San Pietro a Mele (2).
A prescindere dalla attendibilità della notizia, in ogni caso, non si può fare a meno di rilevare che la devozione nutrita nella zona, verso quello che deve essere considerato come il primo Papa cristiano, ha conosciuto un notevole sviluppo e può contare su significative testimonianze grazie alla edificazione almeno tre antiche abbazie. Oltre a quella già ricordata di Crapolla (Massa Lubrense) (3) , infatti, esistevano anche un monastero alla Marina Grande di Sorrento (4) ed uno a Cermenna (Piano di Sorrento) (5) dai cui prende probabilmente il nome un’ ampia estensione collinare nota, per l’ appunto, come zona dei “Colli di San Pietro”.
E relativamente significativo fu anche il numero delle chiese dedicate allo stesso successore di Cristo in terra soprattutto sul territorio lubrense.
Qui oltre alle chiese parrocchiali di Monticchio (6) e di Pastena (ma in quest’ ultimo caso il nome del principe degli Apostoli è associato a quello di San Paolo) (7) presero il nome di San Pietro anche una serie di edifici sacri considerati minori: San Pietro a Campo (8), San Pietro a Corniglio (9), San Pietro a Crapolla (appartenente alla già citata abbazia) (10).
Sebbene leggendaria, la visita del santo – investito dal Redentore stesso della funzione di prima pietra della chiesa cristiana -, soprattutto in epoca settecentesca, si è trasformata in spunto apologetico per esaltare l’ attaccamento dei sorrentini ai valori della religione e non sono mancati resoconti che, nel malcelato intento di accreditare la notizia oltre ogni ragionevole misura, hanno colorito l’ evento con informazioni di dettaglio rivelatesi, a dispetto delle apparenze, tutt’ altro che facilmente riscontrabili.
In questo senso, dunque, è bene chiarire che, per quanto suggestive, la pagine offerte sull’ argomento da Monsignor Filippo Anastasio nella forbita e voluminosa opera intitolata “Lucubrationes in Surrentinorum Ecclesiasticas Civilesque Antiquitates” (11) e da Vincenzo Donnorso in “Memorie istoriche della fedelissima ed antica Città di Sorrento” (12), devono essere ridimensionate e lette come spunti ricchi di fascino, ma sicuramente poco attendibili (13).

Fabrizio Guastafierro

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Note:
Pasquale Ferraiuolo – “La Chiesa Sorrentina e i suoi Pastori” (pubblicato a Castellammare di Stabia da EIDOS Nicola Longobardi Editore, nel 1991, grazie alla Venerabile Congregazione dei Servi di Maria di Sorrento) – pagina 17: “Una pia tradizione vuole che San Pietro in viaggio per Napoli sia sbarcato presso il fianco del promontorio di Minerva che guarda il Golfo di Salerno, in una cala detta Crapeola, oggi Crapolla, ove più tardi vi sarà eretta una abbazia benedettina dedicata al principe degli apostoli”

2 Bartolommeo Capasso, in Memorie Storiche della Chiesa Sorrentina (edito per la prima volta a Napoli nel 1854 dallo Stabilimento dell’ Antologia Legale e più recentemente ristampato, in copia anastatica, da Forni Editore di Bologna), ha scritto (alla pagina 1): “Una pia tradizione invalsa presso i Sorrentini attribuisce al Principe degli Apostoli l’ introduzione del Cristianesimo in quelle Contrade, e la fondazione della Chiesa di quella Città. Essa narra, che il Santo nel suo viaggio dall’ Asia a Roma passando per Napoli si fosse portato a Sorrento, ed ivi fuori le mura della Città avesse predicato il Vangelo al popolo nel sito ove poscia fu eretta una cappella che tuttora esiste e volgarmente chiamata S. Pietro a Mele, e prima S. Petrus inventus”

3 Francesca Paola Sica – Tesi di Laurea su “L’ Abbazia di San Pietro a Crapolla”, discussa al termine del Corso di Laurea in Conservazione dei Beni Culturali della Facoltà di lettere, presso l’ Istituto Universitario “Suor Orsola Benincasa” di Napoli, Anno accademico 2001 – 2002

4 Bartolommeo Capasso, in Memorie Storiche della Chiesa Sorrentina (edito per la prima volta a Napoli nel 1854 dallo Stabilimento dell’ Antologia Legale e più recentemente ristampato, in copia anastatica, da Forni Editore di Bologna), pagina 115.

5 Bartolommeo Capasso, in Memorie Storiche della Chiesa Sorrentina (edito per la prima volta a Napoli nel 1854 dallo Stabilimento dell’ Antologia Legale e più recentemente ristampato, in copia anastatica, da Forni Editore di Bologna), pagina 115.

6 Riccardo Filangieri di Candida – “Storia di Massa Lubrense” stampato a Napoli nel 1910 e ristampato (come seconda edizione) da Arte Tipografica di Napoli nel 1974 – da pagina 432 a pagina 436

7 Riccardo Filangieri di Candida – “Storia di Massa Lubrense” stampato a Napoli nel 1910 e ristampato (come seconda edizione) da Arte Tipografica di Napoli nel 1974 – da pagina 443 a pagina 445

8 Riccardo Filangieri di Candida – “Storia di Massa Lubrense” stampato a Napoli nel 1910 e ristampato (come seconda edizione) da Arte Tipografica di Napoli nel 1974 – a pagina 479

9 Riccardo Filangieri di Candida – “Storia di Massa Lubrense” stampato a Napoli nel 1910 e ristampato (come seconda edizione) da Arte Tipografica di Napoli nel 1974 – a pagina 479

10 Riccardo Filangieri di Candida – “Storia di Massa Lubrense” stampato a Napoli nel 1910 e ristampato (come seconda edizione) da Arte Tipografica di Napoli nel 1974 – a pagina 480

11 Il lavoro fu pubblicato a Roma nel 1731, presso « Typis Johannis Zempel prope Montem Jordanum.

12 L’ opera fu pubblicata a Napoli nel 1740.

13 Avendo avuto cura di chiarire la valenza delle informazioni, si ritiene, in ogni caso, di proporre la versione che Vincenzo Donnorso ci offre, da pagina 22 a pagina 24 della già citata opera intitolata “Memorie istoriche della fedelissima ed antica Città di Sorrento”.
L’ autore, tra l’ altro, nel capo settimo (che parla di “Quando ricevè la Fede Cristiana la Città di Sorrento”) della prima parte, si sofferma sulla venuta di San Pietro, avendo cura tanto di ipotizzare una datazione per l’ evento (43 o 44 d.C.) e, al contempo di minimizzare, anzi di smentire, un suo possibile approdo sul territorio di Massa Lubrense.
Questo, dunque, la sua ricostruzione dei fatti:
“Se l’e grande prerogativa delle Città l’esser situate in posto eminente, donde possono goder libera la bella luce del Cielo, e con esso lei i piu salutiferi influssi Celesti. Chi non dirà, che ben a ragione ogni Città Fedele, che dev’ esser un’ imagine della Gerusalemme Celeste, sopr’ ogn’ altra sua gloria ascriva il rassomigliarsi a quella Metropoli sovrana colla participazione della luce beatifica, da cui quella viene illustrata, voglio dire della chiarezza di Dio; e tanto più di sì bel preggio santamente si glorii, quanto più da lungo tempo l’abbia goduta. Non sia per tanto che si facci le maraviglie; che Sorrento essendo Città, in cui eravi il Tempio comune a tutta la Provincia, sopr’ogn’altra sua gloria vanti d’aver goduto della bella luce sopraceleste della Santa Fede, che dissipò con la sua presenza le tenebre palpabili della cieca gentilità, e d’ averla goduta fin dal primo spuntare, per cosi dire, di si bel Lume ad illustrare il nostro Occidente.
Foriere si fù di sì bel sole a Sorrento il primo Banditore delle glorie del Crocefisso, e Principe degli Apostoli S. Pietro nel suo viaggio, che fè della Palestina a Roma per la Sicilia, e per le costiere della Calabria sù ’l Tirreno, onde non solo volle in vita con la sua presenza onorarla; mà di più fra le prime Città d’ Italia li diede il primo lume della Cattolica Fede, e ciò accadde nel medesimo tempo, che la diede in Napoli, che fù negli anni del Signore 43. Secondo il Pagi, o 44, secondo il Baronio. E questo per esser stata fra queste Città antichissima società, che prima, ed in tempo de’ Longobardi furono in vari tempi governate da un medemo Doce, e Maestro de’ Cavalieri, sì per quello ne scrive il Chioccarello nel Catalogo de’ Vescovi Napoletani fol. 18. ove dice: pro certo scimus Cristianam Religionem Neapoli, & ubiqueper Campanae Regiones per Apostolos, & eorum discipulos illuxisse; undè catholicae veritatis in easprimordia fluxerunt priusquam Romae Civitati illa innotesceret. E Lattanzio nel lib. de mortibus Persecutorum, nel cap. 2. disse, che l’apostolo S. Pietro venne in Roma nel tempo, che reggeva l’Imperio Nerone, che fù nel 43 di Cristo: Apostoli per annos 25. usque adprincipium Neroniani Imperii per omnes Provincias & Civitates Ecclesiae fundamenta miserunt; Cumque Jam Nero Imperaret Petrum Roman venit. E Gio: Villano nella sua Cronica di Napoli al cap. 34. ebbe a dire, che S. Pietro dimorando in Sorrento. Vidit à longe Civitatem Neapolitanam transitum fecit per ejus littus, & descendit in illam. Dalle quali conghietture ci possiamo gloriare Noi Sorrentini esser stati primi de’ Napolitani, e Romani convertiti alla Fede di Giesù Cristo, ed abbracciato con affetto il Sacrosanto Evangelo, atteso che: Nemo alius Italiam, Campaniamque peragravit è Cristi Discipulis ante Petrum. Onde conchiuder dobbiamo, che sia più che probabile, e quasi certo Sorrento esser stato da Dio illustrato con la sovrana Luce, ed abbracciata la sua Santa Fede per mezzo del gran Principe degl’Apostoli, per non esservi altra conjettura d’altro Banditore del Vangelo, che ivi abbia in quei tempi Evangelizzato.
E più chiaramente ne parlò Francesco de Magistris de statu Eccl. Neap. lib. pr. In rerum mirabilium clarè potet, quod per multos annos ante adventum S. Pauli erant Cristiani Nespoli, Puteolis, Surrento, & in multis aliis locis vicinis Neapoli, qui exemplo Neapolitanorum fuerint facti Christiani A Divo Petro. Avvalorati questi Autori da quel ne dice S. Paolo nell’ultimi Atti degl’Apostoli. Et cum venissemus Syracusam mans. mus ibi triduo, inde Circumlegentes venimus Rhegium, & post unum diem stante Austro secunda die venimus Puteolos, ubi invenimus. Fratres rogati fumus manere apud eos dies Septem, & venimus Romani. Dove per Fratres, non può intendersi altro che i Cristiani, i quali in quel tempo erano a Pozzuoli, e per conseguenza nelle vicine Città. E particolarmente in questa Città di Sorrento, di cui vi è tradizione antica esser S. Pietro ivi venuto, e che abbia ivi predicato, e specialmente nel luogo ove oggi si dice S. Pietro a Mele, ove eravi una Chiesa molto diruta, mà in somma venerazione tenuta, quale per la sua antichità fù dall’Arcivescovo D. Filippo Anastasio nel 1721. restaurata con ponerci la seguente Iscrizione.
Sacellum Excitatum ubi Apostolorum Principem concionantem
Constitisse fert antiqua Surrentinorum Fama instauratur.
Anno Domini 1721. Philippo Anastasio Archiep. Surrentino.
Altra notizia ci si porge dal Signor D. Antonio Capece Patrizio Sorrentino, cioè mezzo miglio distante dalla Città, che conduce al Piano; eravi tempo fà una Chiesetta detta di S. Croce, in cui inciso in dura pietra lavorata a basso rilievo il legno del Vessillo della S. Croce si vede, ivi piantato da S. Pietro. Mà dopò rovinatasi detta Chiesa, la predetta pietra, in cui era incisa la mentovata Croce è stata conservata, ed annessa al muro, che divide il Podere d’RR. Padri Benedettini dalla pubblica strada per la quale caminando i Viandanti con molta divozione baciano quella Croce, e sentono da per tutto una gran fraganza d’odor di Viole. Adunque di grand’antichità si conghiettura esser l’origine della Chiesa di Sorrento, riconoscendo probabilmente, sicome verissimamente giudichiamo, dall’Apostolo S. Pietro, o da altro Apostolico uomo la Fede, e dalle di lui mani il primo Vescovo, particolarmente per esservi in Sorrento il Tempio delle Sirene, in cui non solamente i Sorrentini, mà ancora tutt’i Greci della Provincia concorrevano ad offerire i donativi, e fare i giuochi, e balli consueti. Tuttavolta però il nome del primo Vescovo, giusta il rapporto del Chioccarello, e d’ Ughellio, fù San Renato, benche nella vita di detto Santo si fà ricordanza d’altri Vescovi antecessori.
Vantano gl’abitatori di Massa, a riferir dell’Ugelli lib. 6. Ital. Sac. Che dall’ istesso Principe degl’Apostoli abbiano ricevuta la Fede, e che i loro antecessori in quel luogo abbiano edificato un gran Tempio al Sommo Iddio sotto il nome di S. Pietro, ornato d’alte Colonne e con vaghissimo pavimento a Mosaico, quale poi fù abitato da’ Monaci più tosto di S. Basilio, che di S. Benedetto. L’opinione, cortese Lettore, è molto pia; mà non però in molte cose manchevole dalla ragione; primieramente gli abitatori di Massa anticamente chiamati furono col comune nome de’ Sorrentini, nè ebbero altro nome particolare, se non che dopò molti Secoli fatta la divisione fra la Diocesi Sorrentina, e quella di Massa Soffraganea, che accadde nell’anno della nostra salute 968. Sempre però il nominato Tempio fù nel tenimento Sorrentino, siccome ritrovasi al presente. Secondariamente il predetto Tempio, perché molto tempo avanti della venuta di S. Pietro costà, edificato fù da’ Popoli Toscani, e dedicato a Giunone Argiva, come si è detto di sopra con Plinio: passato poi molto tempo fu dedicato al vero Iddio da’ Cristiani ed in onor di S. Pietro fù intitolato con il suo Nome”.

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