Come si presenta oggi

Il Duomo di Sorrento, oggi, conserva molto poco di quanto lo ha caratterizzato fin dalle sue origini.
L’ antica facciata della Cattedrale di Sorrento, ad esempio, è stata quasi interamente rifatto nel XX secolo. Della sua versione originale si conserva solo l’ ingresso (risalente al XIV secolo) che è adornato con da due colonne di marmo rosa (probabilmente provenienti da antichi templi pagani). Esse poggiano su piedistalli dove è scolpito lo stemma dell’ Arcivescovo Lelio Brancaccio (1571 – 1574).
Entrando in chiesa, subito si può apprezzare l’ originale tamburo dell’ ingresso, che è stato interamente realizzato ricorrendo all’ arte della tarsia sorrentina e presenta dodici pannelli che raffigurano alcuni dei momenti più importanti della storia di Sorrento e più specificamente della storia della chiesa sorrentina. Tra questi figurano le rappresentazioni: della venuta di San Pietro a Sorrento, dell’ arrivo a Sorrento delle reliquie degli apostoli Filippo e Giacomo che il Cardinale Pietro Capuano donò nel 1210, da cui, per l’ appunto prende il nome della Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo di Sorrento; della consacrazione del Duomo sorrentino avvenuta il 16 marzo 1113 – epoca in cui esisteva il Ducato di Sorrento – alla presenza del cardinale Riccardo di Albano; del saccheggio di Sorrento operato dai turchi di Pialy pascià il 13 giugno 1558, dei danni procurati dalla peste in Penisola Sorrentina nel 1656; della processione che nel 1837 si tenne per implorare la fine dell’ epidemia del colera; della visita di Pio IX a Sorrento (29 aprile 1849); della scena che ritrae il supplizio dei primi martiri sorrentini; dei cinque Santi protettori di Sorrento (Sant’ Antonino, San Renato, San Valerio, San Bacolo e Sant’ Attanasio), che sono intervenuti per salvare i sorrentini in una famosa battaglia navale contro i saraceni nel mare di Ischia; del miracolo della balena operato da Sant’ Antonino nel mare di Sorrento; del Sinodo provinciale di Sorrento del 15 maggio 1657; del Concilio Ecumenico Vaticano II, al quale parteciparono tanto l’ arcivescovo di Sorrento, Carlo Serena, quanto il suo successore, Monsignor Raffaele Pellecchia
All’ interno, degna di attenzione sono sia la cattedra episcopale, realizzata in marmo in parte proveniente da templi di epoca romana ed in parte con blocchi cinquecenteschi, sia il pulpito che si trova di fronte (e risale anch’ esso al XVI secolo) e presenta un magnifico bassorilievo che raffigura il Battesimo di Gesù. Al di sotto del pulpito si trova un altarino sul quale spicca la presenza di un bel dipinto di Silvestro Buono (1573).
Guardando il soffitto del presbiterio di possono ammirare, invece i quadri dell’ Assunta e di San Filippo e Giacomo realizzati da Giacomo del Pò nel 1700.
Sul fondale del presbiterio stesso, inoltre, si può ammirare un coro ligneo ricco di intagli ed intarsi che fu realizzato da alcuni artigiani sorrentini nel 1936.
Alle spalle dell’ altare maggiore si può ammirare quadro apparentemente unico – ma in realtà composto da tre diversi dipinti del ‘600 – raffigura i Santi Filippo e Giacomo sovrastati dallo Spirito Santo.
La cupola che sovrasta il coro, è stata divisa in otto parti all’ interno delle quali sono affrescati i santi compatroni della Diocesi sorrentina (Sant’ Antonino, Sant’ Attanasio, San Baccolo, San Valerio, San Renato, San Gennaro, San Francesco Saverio e San Biagio). I dipinti sono stati eseguiti da Pietro Barone e Augusto Moriani (1902).
Entrando in Chiesa, nella prima cappella a destra, dove si trova il Fonte Battesimale in cui venne battezzato nel 1544 il poeta sorrentino, Torquato Tasso, si possono ammirare anche molti interessanti bassorilievi marmorei di Andrea Pisano (1340). Nella stessa cappella, lungo le pareti laterali sono visibili alcuni interessanti reperti marmorei del X secolo, che sono appartenuti alla primitiva cattedrale sorrentina di epoca medioevale.
La seconda Cappella è dedicata a San Carlo Borromeo e presenta anche una tela in cui è raffigurato Monsignor Giovanantonio Angrisani tra Santa Barbara e San Giovanni Nepomuceno.
La terza cappella, invece, è dedicata a San Giuseppe e presenta due piccole tele del 1700, la prima ritrae Sant’ Elena, mentre la seconda raffigura Cristo nell’ orto del Getsemani.
A seguire, nella quarta cappella, si può ammirare un altro dipinto eseguito da Augusto Moriani e raffigurante i primi quattro santi vescovi di Sorrento. Le reliquie di questi santi (Sant’ Attanasio, San Valerio, San Baccolo e San Renato) sono visibili attraverso una grata sotto l’ altarino marmoreo.

La cappella successiva ospita il Sacro Cuore di Gesù.
La sequenza delle cappelle laterali di destra è interrotta dalla porta laterale. Questa fu voluta dall’ Arcivescovo Giacomo de Santis nel 1479. Lo stemma di quest’ ultimo, assieme a quello di Papa Sisto IV e del re Ferrante d’ Aragona è visibile sull’ architrave marmoreo. A corredo della porta laterale ci sono altri pannelli intarsiati che raffigurano “il Credo” e altri episodi salienti della vita religiosa cittadina. Tra questi la visita di Papa Giovanni Paolo II a Sorrento.
Subito dopo la porta laterale, nel transetto a destra, si trova la cappella di San Michele Arcangelo. Questa presenta, sulla parete di destra vero gioiello: una tavola a fondo d’ oro del XV secolo. Il dipinto è attribuito ad un artista formatosi alla scuola senese e ritrae la Nascita di Gesù.
In fondo alla navata destra si può ammirare l’ elegante cappellone del Santissimo Sacramento. Lì si trova un grande Cristo in Croce (XV secolo) ed un trono di legno scolpito e dipinto del XVII secolo.
Dall’ altra parte, al termine della navata di sinistra, si trova la Cappella della Madonna di Pompei o del Rosario e, attraverso un archetto, si accede al cappellone di San Giovanni in Fontibus, oggi Cappella della Riconciliazione. Questo cappellone, che anticamente era di patronato dei marinai della marina grande di Sorrento, presenta, tra l’ altro un quadretto della Madonna delle Grazie ed un magnifico pavimento di maioliche napoletane del 1700.
L’ ultima cappella in fondo a sinistra e posta all’ altezza transetto, è la Cappella di Sant’ Antonino abate, mentre quella precedente, un tempo era di patronato della famiglia Dominisauri o Donnorso.
Avviandosi verso l’ uscita, si trovano ancora la Cappella di San Giuseppe Moscati e la cappella del Cuore di Maria, che è anche protettrice della parrocchia. In questa si trova una statua che presenta una particolarità: a fianco della Madonna, infatti, c’è una fanciulla che si pone sotto la sua protezione: essa, in realtà, è la città di Sorrento.
Sempre sul lato sinistro, inoltre, si trova la cappella della Sacra Famiglia, nella quale spicca una tela d’ ignoto del 1600 ed una lastra sepolcrale di un consigliere regio appartenuto alla famiglia Anfora, morto nel 1474.
Prima di giungere alla sagrestia del Duomo di Sorrento si trova la cappella della Madonna Immacolata arricchita con una statua donata dalla famiglia reale borbonica all’ arcivescovo Francesco Saverio Apuzzo nel 1856. Questi ricevette il dono per essere stato precettore del principe ereditario e delle sue sorelle.
La sagrestia fu realizzata all’ epoca dell’ arcivescovo Girolamo Provenzale nel 1608. Il suo portale d’ ingresso è caratterizzato dalla presenza di marmo e di colonne. Nella parte alta si può ammirare, racchiusa in un ovale, una scultura marmorea della Madonna con il Bambino di scuola rinascimentale. Proprio in sagrestia si possono ammirare antifonari in pergamena del XV secolo con miniature e sfarzosi paramenti sacri del 1700 e 1800.
Prima di uscire, infine, sempre sul lato di sinistra, c’è una cappella visibile solo durante il periodo della festività natalizie. In essa è allestito un bel presepe napoletano con pastori del 1700.
Interessanti, inoltre, sono anche i molti dipinti, ed i molti antichi reperti che si possono ammirare presso il Palazzo Episcopale che si trova di fronte alla Cattedrale di Sorrento e che, però, non essendo sempre aperto al pubblico non è di facile accesso.
Maria Stella Parisi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*