Come si presenta la Chiesa

Come tutte le chiese sorrentine, purtroppo, anche la Basilica di Sant’ Antonino di Sorrento conserva assai poco del suo aspetto originario.
Ciò non impedisce a quest’ edificio sacro di esercitare un fascino discreto e particolare anche nei confronti di quanti non coltivano particolari devozioni per il principale Santo patrono di Sorrento.
Ciò è dovuto alle molte reliquie in essa custodite (ben 17 sulla destra dell’ altare maggiore e 21 alla sua sinistra), alla presenza di voti offerti al Santo “per grazia ricevuta” (sotto forma di oggetti preziosi o dipinti custoditi prevalentemente nella cripta), ai resti della balena che, proprio per intercessione di Sant’ Antonino, miracolosamente restituì, alla madre, un bambino che aveva ingoiato precedentemente.
A tutto questo si aggiunge la possibilità di poter visitare un magnifico presepe – donato, nel secondo dopoguerra, da Silvio Salvatore Gargiulo – e di restare estasiati di fronte ai “mille” spunti iconografici – molti dei quali recentemente restaurati – che si possono ammirare in ogni angolo della Chiesa e che, prevalentemente, riguardano la vita, le opere ed i miracoli di Sant’ Antonino Abate.
La basilica è a tre navate.

Lungo quella centrale (nella parte alta si possono apprezzare 10 ovali e 6 dipinti rettangolari che, per l’ appunto, riguardano episodi che hanno determinato la fama del Santo sia nella sua città d’ adozione (Sorrento), sia nel mondo intero.
La stessa navata è delimitata da 12 magnifiche colonne di fogge e materiali diversi perché quasi tutte provenienti da vari antichi templi pagani. Sul fondo al di sopra del magnifico altare maggiore (che in origine adornava la Chiesa annessa al soppresso Monastero della Santissima Trinità), spicca una statua di Sant’ Antonino.
Ed è sempre una statua che raffigura il patrono di Sorrento che domina anche la cripta sottostante la basilica al di sopra dei suoi resti mortali.
Ritratti degli altri santi compatroni (San Baccolo, San Valerio, San Renato e Sant’ Attanasio) possono essere apprezzati tanto alle spalle dell’ altare maggiore, quanto ai lati dell’ altare dedicato a Sant’ Antonino nella cripta. I primi sono frutto della maestria di Giacomo del Po (1685), i secondi, invece, sono nati dalla perizia del maestro Carlo Amalfi (1707 – 1787).
Di particolare pregio, inoltre, sono tanto il ritratto della Madonna delle Grazie (realizzato nel XIV secolo) che si trova sul lato sinistro della cripta, quanto un crocefisso in legno, ricoperto da una guaina d’ argento che si trova nel lato destro della stessa cripta e che – soprattutto in passato – veniva portato in processione in occasione di eventi eccezionali o gravi calamità.
Fabrizio Guastafierro

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