Due sorrentini a capo delle rivoluzioni napoletane del Cinquecento

Tra le tante iniziative che vedono interessato il nostro sito proviamo a lanciarne un’ altra che ci auguriamo possa meritare attenzione: la pubblicazione di e-book destinati ad essere visualizzati e scaricati gratuitamente.
Cominciamo con una pubblicazione sicuramente singolare perché destinata a far luce sulle vicende di due sorrentini i quali, nella prima metà del XVI secolo, furono a capo di ben due diversi moti rivoluzionari nella città di Napoli.
Si tratta di una storia assolutamente singolare perché concentrata sulle vicende di due “compagnoni” (ovvero gli antesignani dei moderni camorristi) che non solo si resero interpreti dei sentimenti della plebe, ma incontrarono anche le simpatie della aristocrazia locale.
Furono malavitosi?
Sicuramente sì, ma quella del XVI secolo era ancora una malavita dalle forti tinte romantiche.
Non a caso i nostri personaggi riuscirono a diventare famosi per l’ essere stati paladini del popolo, più che per altre gesta.
I nomi di questi due “capo-popolo”?
Fucillo e Masaniello.
Già proprio Masaniello.
Attenzione, però, non si tratta del più celebre personaggio che è passato alla storia per avere capitanato la ribellione del 1647 e per il vedersi assegnato dal vicerè il grado di Capitano generale del fedelissimo popolo napoletano, prima di andare incontro ad una tragica fine.
Si tratta di un suo omonimo il quale, esattamente 100 anni prima (ovvero nel 1547), guidò i napoletani insorti per evitare che si perfezionasse il disegno del vicerè spagnolo Don Pedro Álvarez de Toledo volto ad introdurre il tribunale della Santa Inquisizione di stampo spagnolo nella realtà partenopea.
Una eventualità quest’ ultima che, se concretizzata, avrebbe consentito alle “autorità civili” di imbastire processi, con false accuse di stampo religioso, al fine di disfarsi di qualsiasi personaggio considerato ostile o scomodo.
La malcelata finalità non sfuggì ai napoletani che scesero in piazza prendendo le armi dando vita ad un tumulto vide interessato ogni ceto della popolazione locale.
In realtà il Masaniello sorrentino, nel 1547, era già conosciuto per l’ essere stato tra quanti, nel 1533, erano agli ordini di quel Fucillo Micone, anche conosciuto con il nome di Fucillo di Sorrento, che capitanò un’ altra insurrezione: quella che si verificò per evitare che fossero aumentate tasse e gabelle destinate a finanziare la realizzazione di quella che, poi, in seguito è divenuta la celebre Via Toledo.
Purtroppo l’ insurrezione di Fucillo culminò con l’ arresto e l’ impiccagione del sorrentino, ma il moto sortì l’ effetto di scongiurare, almeno temporaneamente, il temuto incremento tributario.
Più fortunato, invece, fu il Masaniello sorrentino che, dopo essere stato anch’ esso catturato, fu immediatamente liberato e portato in trionfo per le principali strade della città in groppa al cavallo di Ferrante Carafa, annoverato tra i nobili più importanti e conosciuti della capitale partenopea.
Tra le pagine dell’ e-book dedicato a Fucillo e Masaniello, risultano tante curiosità.
Tra queste ad esempio quelle relative all’ uso di una berretta rossa (detta “berretta alla Masaniello” o “berretta alla sorrentina”) che, probabilmente, veniva utilizzata dai “compagnoni” originari della Terra delle Sirene come elemento per individuarsi facilmente anche nelle situazioni più confuse.
Tutto questo e molto altro ancora si può leggere tra le pagine dell’ e-book consultabile o scaricabile utilizzando il seguente link:
http://www.ilmegliodisorrento.com/wp-content/uploads/2018/07/Fucillo-e-Masaniello-e-book-gratis1.pdf