La favola di Sorrento fondata da Sem, figlio di Noè

Fin da epoche assai remote gli esseri umani, nel tentativo di legittimare la propria nobiltà, o quella delle comunità a cui appartenevano, hanno tentato – ricorrendo ad evidenti esasperazioni – ad accreditare la propria discendenza divina.
E’ stato così, ad esempio, per i faraoni d’ Egitto che nel pretendere di essere venerati essi stessi come degli Dei, rivendicarono più di una divinità tra i propri ascendenti. Ciò, evidentemente, non solo per aspetti narcisistici, ma perché l’ essere considerati discendenti da un Dio o da una Dea, contribuiva tanto ad accreditare l’ idea della sacralità del potere detenuto – appunto in ragione di origini divine –, quanto a rafforzare il concetto della propria invincibilità ed a legittimare ulteriormente la posizione di predominio assoluto detenuta rispetto al resto del popolo (1).
Non molto dissimile è il caso degli imperatori romani tra i quali spicca la figura di Cesare Ottaviano Augusto.
Questi, infatti, ordinò la “pubblicazione” dell’ Eneide a dispetto delle volontà testamentarie di Virgilio che – nell’ approssimarsi alla morte – riteneva di avere lasciato incompiuto il proprio capolavoro (2). A determinare la scelta del primo imperatore romano sicuramente concorse l’ individuazione di una serie di opportunità, tra le quali quella di rendergli possibile la rivendicazione di un albero genealogico “nato” dall’ unione tra Anchise e la Dea Venere (che generarono Enea) da cui discese quella “famiglia Giulia” a cui Augusto stesso apparteneva. Il tutto in un contesto capace di accreditare la discendenza dei romani dall’ eroico popolo dei troiani.
In realtà la casistica degli uomini che hanno preteso di discendere in maniera più o meno diretta da una divinità è particolarmente ricca di spunti e non ha lasciato indenne nemmeno il mondo della cristianità.
Basti dire che in epoche più o meno recenti sono nate leggende, suggestive ma abbastanza blasfeme, secondo le quali perfino Gesù Cristo – grazie all’ unione con la Maddalena – avrebbe avuto dei discendenti da cui, in seguito sarebbe nata la dinastia dei Merovingi (3).
Per effetto di questa fantasiosa ipotesi, tra le tante leggende costruite sul mito del Santo Graal, si sono inserite anche quelle relative all’ esistenza di una linea di “Sang Réal” (ovvero la linea di Sangue reale dei discendenti del Cristo) da cui è nata una copiosa produzione letteraria in cui spicca l’ ormai celebre “Codice Da Vinci” (4).
Partendo da queste premesse, dunque, è facile comprendere come sia stato possibile che anche la Penisola Sorrentina sia finita al centro di racconti favolistici.
Infatti le antiche origini di Sorrento (intesa come una realtà capace di abbracciare l’ intera penisola che, nel protendersi verso l’ Isola di Capri, segna il confine tra il Golfo di Napoli ed il Golfo di Salerno, nonché come un “unicum territoriale” che non tiene conto delle municipalità enucleatesi nel corso dei secoli, a partire dall’ epoca normanna) non sono sempre state al centro di studi improntati al massimo rigore scientifico.
E’ accaduto così che sono molti – soprattutto in passato – quelli che fatto ricorso ad ipotesi mitologiche, favolistiche o leggendarie che, da una parte, hanno svolto la funzione di determinare un’ ideale punto di partenza dal quale prendere le mosse per articolare più o meno fedeli ricostruzioni storiche e, dall’ altra, hanno contribuito (proprio grazie al ricorso ai miti) ad accreditare la nobiltà della stessa Sorrento, avvicinando il suo nome a quello delle divinità di riferimento.
In epoche remote, ad esempio, sono fiorite svariate leggende per effetto delle quali, in epoca greco – romana, si è creduto che il popolo della penisola Sorrentina discendesse dalle sirene (5), o da Liparo (6), figlio del re Ausonio, a sua volta figlio di Ulisse e di Calipso (7).
Tra la fine dell’ Ottocento ed il 1900 diversi studiosi hanno offerto interessanti interpretazioni esegetiche a queste ipotesi evidentemente fiabesche (8), ma resta il fatto che esse hanno suggestionato l’ immaginario popolare per moltissimi secoli.
Al punto da essere accettate quasi come ipotesi verosimili.
Non meno pittoresche e fantasiose sono le tesi sostenute da parte dell’ apparato ecclesiastico cristiano soprattutto nel corso del Settecento.
In questo ambito, infatti, sia pure facendo ricorso a dotte erudizioni e ad antiche fonti, ci si è spinti ancora più indietro nel tempo e si è cercata di accreditare l’ ipotesi secondo la quale Sorrento sarebbe stata fondata addirittura subito dopo il biblico Diluvio Universale.
Tra quanti si sono schierati in questo senso, ad esempio, figurano Filippo Anastasio (9) (che fu Arcivescovo di Sorrento tra il 1699 ed il 1724) (10) e Don Vincenzo Donnorso(11) (appartenente ad una delle più antiche famiglie nobili sorrentine ammesse a godere degli onori del Sedil Dominova). (12)
Entrambe gli ecclesiastici non hanno lesinato sforzi per cercare di rendere credibile una teoria che, per quanto suggestiva, risulta impossibile da accettare da un punto di vista storico.
Stando alle versioni da loro fornite circa le origini di Sorrento, infatti, la fondazione della città del Tasso sarebbe particolarmente remota perché da attribuire a Sem, figlio secondogenito di Noè, mentre quella di Salerno sarebbe da ascrivere a Salo, nipote dello stesso Sem.
Rocambolesca e, in ogni caso poco credibile la ricostruzione offerta tanto dall’ Anastasio quanto dal Donnorso, secondo i quali Noè, i suoi figli e la loro discendenza, nel corso di pochi decenni, sarebbero stati protagonisti di una sorta di “odissea” che li avrebbe visti spaziare dal Medio – Oriente, all’ Africa centrosettentrionale per finire all’ Europa Mediterranea (Italia compresa).
Rispetto alla quantità di palesi inesattezze ed all’ evidenza della fantasiosità che ha ispirato il “racconto” degli autori già più volte citati, riteniamo che sia inutile cimentarsi nel compito di dimostrare l’ assoluta inattendibilità di arbitrarie congetture peraltro colorite con le citazioni di “monarchi” e località che sfacciatamente richiamano alla mente personaggi della mitologia greco-romana quali Saturno; Sicano nipote d’ Atlante; Giano, Giove Belo etc.
Sarebbe come impegnarsi nel compito di dimostrare che una qualsiasi favola è frutto di fantasia e non può essere considerata come la narrazione di una verità storica.
Ciò nonostante, si deve prendere atto di questa particolarità: per rivendicare origini antichissime e nobili di Sorrento c’ è stato chi ha cercato di innestare la storia della città del Tasso su quella del popolo di Israele, ricollegandola all’ indomani delle vicende che seguirono il diluvio universale ed attribuendo la colonizzazione del territorio locale a Sem, figlio di Noè.
Ritenendo che la leggenda sulla quale ci si è soffermati in precedenza sia comunque meritevole di attenzione, proponiamo in appendice tanto la copia anastatica della copertina del libro intitolato: “Memorie Istoriche della fedelissima ed antica Città di Sorrento” curato, per l’ appunto da Vincenzo Donnorso, quanto quella delle pagine che riportano la improbabile ipotesi a cui abbiamo più volte fatto riferimento.
Fabrizio Guastafierro

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Note:
1 Secondo l’ Enciclopedia dei Ragazzi dell’ Istituto della Enciclopedia Italiana Giovanni Treccani, pubblicato nel 2005: “Secondo gli Egizi, il faraone era un dio che discendeva dal cielo per regnare su di loro, e proprio per questa ragione si consideravano un popolo eletto.
Dopo la morte il sovrano tornava in cielo dove diventava una delle stelle che circondano la Stella Polare e che non tramontano mai: giunto lassù si univa agli altri dei, mentre sul trono d’Egitto saliva il suo figlio primogenito.
Fino a quando stava sul trono, il faraone veniva identificato con il dio Horus, che si manifestava agli uomini come un falco, mentre al momento della morte era considerato come Osiride, il padre di Horus, un dio che moriva per poi rinascere nell’aldilà: il nuovo faraone era a sua volta Horus e così per sempre. La natura divina dei faraoni spiega perché essi per circa mille anni siano stati sepolti in quelle gigantesche costruzioni che sono le piramidi o, in seguito, nelle ricchissime tombe scavate nel sottosuolo della Valle dei re a Tebe: in entrambi i casi si trattava di tombe costruite non per dei comuni mortali ma per delle divinità” (vedi voce “Faraone”).
Il testo è consultabile anche utilizzando il seguente url:
http://www.treccani.it/enciclopedia/faraone_(Enciclopedia-dei-ragazzi)/
2 Alla voce “Eneide” dell’ Enciclopedia on line dell’ Istituto della Enciclopedia Italiana Giovanni Treccani, tra l’ altro si legge: “Poema epico di Virgilio, in 12 libri, intorno a cui il poeta lavorò per gli ultimi dieci anni della sua vita (29-19 a.C.), senza peraltro giungere a dargli l’ultima mano. Vi sono infatti alcune incongruenze, lacune, piccole contraddizioni e 53 versi non finiti. Secondo la Vita di Donato, Virgilio avrebbe dato veste poetica, senza ordine né continuità, a un testo precedentemente scritto in prosa: notizia che adombra la fatica della stesura del poema, la cui struttura naturò lentamente. Nel 19 Virgilio aveva deciso di andare in Grecia e in Asia per attendere, per tre anni, al compimento del poema; aveva pregato l’amico Vario Rufo, che però si era rifiutato, di bruciare l’Eneide se non ne fosse tornato, quando nel settembre tornò malato, e a Brindisi si sentì presso a morire, chiese il manoscritto per bruciarlo egli stesso, ma nessuno volle obbedirgli”.
Il testo è consultabile anche utilizzando il seguente url:
http://www.treccani.it/enciclopedia/eneide/
3 Taluni hanno cercato di alimentare questa leggenda anche traendo spunto da una ulteriore leggenda: quella secondo la quale la Maddalena, dopo la morte di Gesù si sarebbe trasferita in Provenza. Quest’ ultimo mito prende spunto dalla cosiddetta Legenda Aurea scritta da Jacopo de Fazio, passato alla storia anche come Jacopo da Varagine o Jacopo da Varazze.
4 Dan Brown – Il “Codice da Vinci” – Pubblicato da Mondadori per la prima volta nel 2004
5 Onofrio Gargiulli – “Le Sirene” – Pubblicato a Napoli nel 1814 e riproposto nel 1981 dall’ Assessorato ai Beni Culturali del Comune di Sorrento.
6 Biblioteca storica di Diodoro Siculo volgarizzata da Giuseppe Compagnoni. Pubblicata a Milano nel 1820. Pagina 311.
7 Sulla discendenza di Ausonio da Ulisse e da Calipso si vedano, tra gli altri:
Dizionario delle favole per uso delle scuole d’ Italia. Pubblicato a Venezia nel 1771. Pagina 51.
Dizionario storico universale ovvero Biografia degli illustri e memorandi i quali furono dal principio del Mondo fino ai dì nostriEdizione italiana a cura di Filippo PiccininiPubblicata a Napoli nel 1842. Pagina 528 del secondo volune.
Nuova Enciclopedia popolare, ovvero Dizionario generale di scienze, lettere, arti, storia, Geografia, ecc. ecc. – Pubblicato a Torino nel 1841. A pagina 1232 del Tomo primo
8 Tra gli altri si vedano:
Bartolommeo Capasso – “Topografia storico – archeologica della Penisola Sorrentina e raccolta di antiche iscrizioni edite ed inedite appartenenti alla medesima” – Pubblicato a Napoli nel 1846. Pagina 36 e seguenti.
Ettore Pais – “Il culto di Atena Siciliana” – in “Archivio Storico per le Province Napoletane pubblicato a cura della Società di Storia Patria” – Pubblicato a Napoli nel 1900. Da pagina 335 a pagina 354.
9 Filippo Anastasio – “Lucubrationes in Surrentinorum ecclesiasticas civilesque antiquitates” – Pubblicato a Roma nel 1732. Da pagina 174 a pagina 196.
10 Pasquale Ferraiuolo – “La chiesa Sorrentina e i suoi pastori” – Pubblicato a Sorrento a cura della Venerabile Congregazione dei Servi di Maria nel 1991. Da Pagina 189 a pagina 196.
11 Vincenzo Donnorso – “Memorie Istoriche della fedelissima ed antica Città di Sorrento” – Pubblicato a Napoli nel 1740.
12 Gaetano Canzano Avarna – “Cenni storici sulla nobiltà Sorrentina” – Pubblicato a Sant’ Agnello nel 1880 e riproposto di copia anastatica dalla Associazione Studi Storici Sorrentini nel 1992. Da pagina 27 a pagina 28