Ristorante ‘O Parrucchiano a Sorrento

Sorrento nota per le sue bellezze naturali ed i suoi panorami dai colori dolci e tenui, descritta da poeti e da pittori; con le sue attrezzature alberghiere che affondano le loro tradizioni nel Grand Tour, da oltre un secolo è anche meta di una particolare clientela alla ricerca di una cucina tradizionale, fatta di cibi genuini e serviti nella loro schiettezza, con quel gusto particolare che ha consentito la conquista di eccezionali traguardi nella gastronomia.
Questa clientela è quella che ricerca, anche, il ristorante La favorita, ma da tutti conosciuto come ristorante O’ Parrucchiano di Sorrento.
Appare subito giustificata la curiosità di conoscere l’ origine di questo particolare “marchio” di simpatia che ha reso questo locale, giustamente storico, noto in Italia ed all’ estero.
Antonio Ercolano, giovane virgulto sorrentino, un po’ per… esigenze economiche familiari, un po’ perché educato in ambiente particolarmente religioso, accettò… l’ ispirazione… familiare ed entrò in Seminario, per diventare sacerdote.
Una famiglia numerosa e tanti amici già vedevano in Antonio il futuro parroco di Sorrento e cominciarono a dargli, fin dal primo anno con abito talare, l’ appellativo augurale di Parrucchiano che gli resto anche quando, fra la delusione generale, uscì dal Seminario, non per godersi le vacanze estive in famiglia, ma per non rientrarvi.
Organizzò una trattoria, che chiamò La Favorita, che gli amici cominciarono a frequentare per la bontà dei cibi, la genuinità del vino e la… modicità dei prezzi. Cominciarono a svilupparsi gli appuntamenti per andare dal Parrucchiano, con il quale appellativo Antonio ebbe il… battesimo, dopo alcuni anni famoso e ricercato.
Il mancato…. Sacerdote non aveva figli e scelse un nipote che lo aiutasse e che dividesse con lui la gestione della trattoria. Questo nipote fu Giuseppe (Peppino) Manniello, che doveva, poi diventare il pilota per il decollo di quel locale e doveva aggiungere, ai cibi classici dello zio, quelli di propria creazione, sempre mantenendo genuinità e bontà.
La “trattoria” divenne “ristorante” ed i clienti si allargarono al circondario, alla provincia, alla regione, all’ intera Italia ed agli ospiti stranieri. Ricordo che, per i “cannelloni” (inventati da Alfonso Iaccarino di Sant’ Agata sui due Golfi – il nonno dell’ attuale chef mondiale Don Alfonso) e che Peppino aveva reso “particolari”, partivano da Milano per pranzare dal Parrucchiano.

Continuando con la cortesia nel servizio, il calore dell’ ambiente, la qualità dei cibi, il contenimento dei prezzi, il cammino fu una… marcia trionfale!
Il ristorante sorrentino è stato definito e descritto come un grande teatro, con le sue scene, con il suo palcoscenico e con “protagonisti” fissi (proprietario, cuochi e camerieri). Superando l’ ingresso (che nasconde parte dell’ antica trattoria) si accede alla “platea” (piano terra del locale) donde si comincia a salire una scala fra piante, fiori e busti marmorei per giungere in una gigantesca serra realizzata fra alberi di arance e di limoni, curati i un giardino colorato e profumato, non privo di palme, cespugli di rose, fucsie, camelie, rododendri, glicini, felci.
Dal 1942 Giuseppe Manniello ha dato la svolta decisiva e definitiva al locale, facendolo assurgere al livello dei grandi ristoranti, dei locali caratteristici che ogni paese turistico vorrebbe avere, rappresentando uno dei “fiori all’ occhiello” per Sorrento.
Non è facile fare un elenco degli ospiti, tanti sono stati seduti ai tavoli del ristorante Parrucchiano di Sorrento, ma piace ricordare il Principe di Piemonte, i pugili Primo Carnera e Joe Loius, gli attori Anthony Queen e Gina Lollobrigida e numerosissimi gli uomini politici e le altre personalità del mondo artistico e teatrale.
Oggi che è “locale storico” a guidarlo è Enzo, il figlio di Peppino, che continua a mantenere alta la tradizione nella qualità e bontà della “buona tavola”.

© Testo tratto, per gentile concessione dell’ autore, da “Locali Storici della Penisola Sorrentina” di Antonino Cuomo, pubblicato a Castellammare di Stabia da Nicola Longobardi editore nel 2011.
Nessuna parte può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo elettronico, meccanico o altro, senza l’ autorizzazione scritta dell’ autore.

N.B. le parole in corsivo (tendenti a fornire una localizzazione) non sono presenti nel testo. Esse, pertanto, devono intendersi come Note di chi trascrive

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*