San Renato di Sorrento

Tra i primissimi Santi patroni di Sorrento c’è stato, sicuramente, San Renato di Sorrento che visse in un epoca immediatamente successiva a quella in cui furono trucidati i Santi martiri sorrentini (ovvero tra la fine del IV secolo e gli inizi del secolo successivo).
Il periodo in cui questo Santo ebbe modo d distinguersi è talmente remoto che le notizie che lo riguardano offrono pochi elementi di certezza e, addirittura, furono spesso oggetti di equivoci.
Noto per una vita condotta all’ insegna dell’ eremitaggio nei pressi di una grotta che si trovava fuori della città, San Renato nel 425 – quando Celestino I era Papa e Valentiniano III era imperatore d’ Occidente – divenne il secondo vescovo di Sorrento e detenne questo incarico fino alla sua morte che si vuole risalga al 6 ottobre del 450.
Il suo essere mite, prudente, saggio e caritatevole, immediatamente gli fecero conquistare la dignità di Santo.
Non a caso i Sorrentini che l’ avevano amato da vivo, continuarono a venerarlo anche da morto. Al punto di considerarlo Santo patrono e dedicando particolare devozione verso i suoi resti che furono seppelliti presso la ormai scomparsa chiesetta di San Severo.
Diversi documenti (tra i quali uno attribuito anche a Carlo Magno) testimoniano il fatto che i luoghi dove era stato sepolto, furono affidati ai monaci benedettini dell’ Abbazia di Montecassino che al posto della chiesa primitiva fecero sorgere, per l’ appunto, il Monastero di San Renato, con l’ annessa Chiesa che – erroneamente – si è ritenuto che per un certo periodo (antecedente al XII secolo) detenne anche il titolo di Chiesa Cattedrale.

La fama di San Renato e quella dei suoi miracoli si sparse con tale velocità che, ben presto, anche a Montecassino, a Napoli e nei dintorni gli si dedicarono grandi devozioni.
Con l’ avvento degli Angioini sul trono del Regno di Napoli, nacque, però, un equivoco. Alcuni, infatti, confusero il San Renato sorrentino con San Renato d’ Angers (che, volendo dare credito ad una ipotesi abbastanza inverosimile sarebbe fuggito dalla sua patria per portarsi in Italia ed arrivare fino a Sorrento) fondendo le due figure in una sola.
Il “giallo”, però è stato definitivamente chiarito quando nello spostare due grandi lastre marmoree custodite nella Chiesa di San Giovanni Maggiore a Napoli, venne scoperto il famoso “Calendario Marmoreo” e si ebbe modo di verificare le vere origini sorrentine (peraltro confermate dalla Sacra Congregazione dei Riti nel 1969).
In tempi antichi i festeggiamenti in onore del Santo erano previsti per la data del 6 ottobre (giorno coincidente con la data della sua morte). Più recentemente, però, questa ricorrenza è stata spostata al 14 novembre (data coincidente con il ritrovamento dei resti mortali del Vescovo in occasione dei lavori di ristrutturazione della Chiesa a lui dedicata che furono effettuati durante il 1603).
A guidare la Chiesa della Penisola Sorrentina, dopo questo Santo Vescovo, fu Valerio, anch’ esso destinato a diventare subito Santo.
Fabrizio Guastafierro

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