Sant’ Antonino

Nato a Campagna (in provincia di Salerno), probabilmente nella seconda metà del VI secolo dopo cristo, Sant’ Antonino divenne monaco benedettino e visse i primi anni della sua vita religiosa presso l’ Abbazia di Montecassino.
In seguito alle incursioni dei longobardi che distrussero il monastero fondato da San Benedetto da Norcia, però, proprio Sant’ Antonino si rifugiò, in un primo momento a Castellammare di Stabia (presso il Vescovo Catello, suo amico) e poi, fu invitato a Sorrento nel monastero di Sant’ Agrippino.
Dopo aver trascorso la sua vita in maniera esemplare, verosimilmente, morì proprio nella Terra delle Sirene nel 625.
Era l’ epoca in cui il municipio di Sorrento era retto dal Console Probiano e la diocesi era affidata alle cure del vescovo Filippo Tarragonese.
Proprio la sua vita esemplare ed una serie di eventi miracolosi a lui attribuiti, fecero sì che l’ Abbate fosse immediatamente considerato Santo e meritevole di essere considerato protettore di Sorrento assieme ai Vescovi sorrentini: San Baccolo, San Valerio, San Renato e Sant’ Attanasio.
Tra i prodigi che gli vengono attribuiti figurano numerosi interventi per scacciare il diavolo dai corpi di persone indemoniate.
Tra i tanti casi annoverabili in questo contesto, il più significativo è considerato quello che vide interessata la figlia del Principe Sicardo di Benevento che proprio in seguito alla grazia ricevuta, nell’ 835, decise di desistere dall’ intenzione di espugnare Sorrento.

In effetti la maggior parte dei miracoli attribuiti a Sant’ Antonino riguardano proprio attività rivolte a proteggere il capoluogo della Penisola Sorrentina.
I sorrentini, infatti, attribuiscono all’ intervento del loro Santo patrono la vittoria conseguita nella battaglia navale conseguita nell’ 849 contro i saraceni, così come attribuiscono allo stesso Sant’ Antonino la vittoria conseguita nel 1648 contro i ribelli guidati da Generale Grillo.
Non meno prodigiose furono le circostanze in occasione delle quali la Città del Tasso rimase indenne dalle epidemie di peste (del 1656), e di colera (del 1866 e del 1884) che decimarono, invece, le popolazioni di altre località della provincia di Napoli.
Anche in questo caso i miracoli furono attribuiti a Sant’ Antonino che, in ogni caso, nell’ immaginario collettivo gode di portentosi poteri taumaturgici tanto nel liberare ossessi (a Campagna come a Sorrento), quanto nel proteggere i naviganti.
Anticamente, sulla porta di Sorrento, verso il Piano, c’ era la statua in tufo del Santo (quella che oggi è all’ ingresso del centro storico) sotto la quale era stata posta una lapide marmorea con incisa la scritta “Fidelitatis exemplum”, interpretata come testimonianza della reciproca fedeltà di Sant’ Antonino e dei sorrentini.
A testimonianza di questa reciproca fedeltà si tramanda anche il racconto di un miracolo che riguarda la statua d’ argento che raffigura il Santo.
La festa liturgica del Santo Patrono di Sorrento ricorre il 14 febbraio, mentre nella prima domenica di maggio si festeggia il suo “patrocinio”. Tale solennità è chiamata “Festa dei giardinieri “, essendo stati gli agricoltori della penisola sorrentina ad introdurla e ad assumersene gli oneri.
Fabrizio Guastafierro

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