Sorrento nello stato Pontificio

C’è stato un tempo in cui la città di Sorrento sarebbe potuta entrare a far parte dei territori dominati dalla Santa Sede.
L’ eventualità si materializzò nella seconda metà del XIII secolo ed il passaggio della Terra delle Sirene dallo stato del Regno di Sicilia allo Stato Pontificio – qualora l’ ipotesi fosse andata a buon fine – sarebbe dovuto avvenire in maniera assolutamente pacifica.
La notizia – a distanza di tanto tempo – può sembrare inverosimile, eppure, si trattò di una possibilità assai concreta.
Ma come vennero a determinarsi le condizioni in virtù delle quali Sorrento (la cui estensione territoriale a quell’ epoca spaziava da Massa Lubrense fino al confine di Vico Equense) sarebbe dovuta passare sotto le insegne papaline? In che modo? In quali circostanze? Per effetto di quali accordi?
Tutto risale al periodo successivo alla morte dell’ Imperatore Federico II che è stato il primo e più autorevole simbolo ghibellino del medioevo.
Impegnato ad affermare la supremazia del potere temporale sul potere spirituale (ovvero quella degli imperatori e dei monarchi rispetto a quella dei papi), lo “stupor mundi” non mancò di provocare, a più riprese, l’ irritazione e, talvolta l’ indignazione, dei Sommi Pontefici.
Questi ultimi, fin dal momento in cui consentirono ai normanni di creare, con – Ruggiero d’ Altavilla – il Regno di Sicilia (nel 1130) tesero ad affermare che si trattava di un territorio che lo Stato Pontificio concedeva ai regnanti quasi a titolo di feudo.
Federico II, però, assunse una tale posizione di forza che ogni tentativo di contrastare la sua autonomia rispetto alla Santa Sede, andò incontro ad esiti infelici.

Di fatto né le scomuniche pronunciate contro l’ imperatore, né le alterne vicende che caratterizzarono l’ ultimo periodo della sua vita, mutarono significativamente le cose.
Alla morte del sovrano (13 dicembre 1250), però, le cose cambiarono radicalmente tanto perché i territori finiti sotto il suo controllo non accettarono pacificamente le successioni ereditarie, quanto perché gli stessi eredi al trono incontrarono insormontabili difficoltà ad affermare la propria autorità.
Fatto è che mentre sul trono del regno di Sicilia, dal 1250 al 1265, si succedevano gli eredi più o meno legittimi di Federico II (Corrado, Manfredi, Corradino), i papi contemporanei (Innocenzo IV, Alessandro IV, Urbano IV e Clemente IV) intavolarono trattative con il Re d’ Inghilterra, Eduardo III e con il Re di Francia, Luigi VIII per invitarli a spodestare gli appartenenti la dinastia sveva e prendere possesso del territorio in nome e per conto di Santa Romana Chiesa.
Nel corso dei negoziati che culminarono con la conquista dell’ Italia Meridionale e della Sicilia da parte di Carlo d’ Angiò (incoronato nel 1266), i papi posero una serie di condizioni che, man mano, furono modificate nel tempo.
In particolare, nel mese di giugno del 1263 il notaio Alberto di Parma, su incarico di papa Urbano IV avanzò al futuro Re Carlo una richiesta particolarmente onerosa e che, tra l’ altro, comprendeva il passaggio di Sorrento nei territori dello stato Pontificio.
Dalle informazioni che riguardano proprio Carlo I d’ Angiò e che sono contenute nel dizionario biografico della Treccani – consultabili on line all’ indirizzo http://www.treccani.it/enciclopedia/carlo-i-d-angio-re-di-sicilia_(Dizionario-Biografico)/ – si apprende che: “Per quel che riguarda le trattative con Carlo (le relative istruzioni per Alberto erano partite nel giugno del 1263), sorsero difficoltà circa il tributo annuo da pagare alla Chiesa, che Urbano voleva fissare in 10.000 once d’oro, cui si sarebbe aggiunto un pagamento una tantum di 50.000 sterline dopo la conquista. La Chiesa intendeva conservare la sovranità feudale ed esigeva da Carlo la prestazione dell’ omaggio. Un’ altra condizione, la cessione alla Chiesa di un’ importante parte del Regno comprendente Fondi, Sora, San Germano, Nola, Capua, Napoli e Sorrento, fu fatta successivamente cadere dal papa, che invece mantenne la richiesta per Benevento”.
La richiesta, dunque, non ebbe seguito e Sorrento finì sotto il controllo degli angioini così come avvenne per il resto dell’ Italia Meridionale e – almeno fino al 1282 – della Sicilia.
Fabrizio Guastafierro

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