I primi vescovi ed i primi Santi Protettori di Sorrento

La nebulosità che accompagna e caratterizza la ricostruzione della storia del cristianesimo in Penisola sorrentina, durante i primi secoli, non compromette la possibilità di affermare che la nuova religione trovò terreno fertile in tutta la costiera avviandosi, sicuramente presto, un processo di organizzazione e di strutturazione ecclesiastica che, almeno in una prima fase, non potette non risentire, però, dei condizionamenti dovuti all’ ostracismo ed all’ intolleranza delle autorità imperiali.
Quale che sia stata l’ epoca del supplizio dei martiri sorrentini, esso, da una parte, è da considerarsi sintomatico delle difficoltà che la nuova religione incontrò, nella Terra delle sirene così come in altre realtà, nel radicarsi sul territorio e, dall’ altra, testimonia il sempre più diffuso attaccamento al cattolicesimo.
Costretti, inizialmente alla clandestinità i cristiani sorrentini certamente incontrarono difficoltà nel poter disporre di un vero e proprio apparato ecclesiastico organizzato secondo le gerarchie e le competenze territoriali che oggi siamo abituati a considerare.
Anche per questo appare poco credibile l’ ipotesi mirante a sostenere l’ esistenza di un San Leonzio (che sarebbe vissuto tra il II ed il III secolo e morto assieme ai Santi Martiri Sorrentini tra il 230 ed il 240 (1) ) e che, molto ipoteticamente, sarebbe stato uno dei primissimi vescovi locali.
La cessazione del regime persecutorio che venne a determinarsi in seguito alla promulgazione dell’ editto di Costantino (anche noto come “editto di tolleranza”) nel 313, in ogni caso, fece sì che anche in zona potessero avviarsi quei processi destinati a dar vita alla costituzione di una vera e propria Diocesi.
Quest’ ultima, però, verosimilmente dovette materializzarsi in forma autonoma solo attorno agli inizi del V secolo.
Secondo gli orientamenti più recenti sembra possibile, infatti, che “Le prime diocesi a sorgere in Campania furono Pozzuoli, Napoli e Nola.
Durante i secoli, per cause diverse, alcune di queste comunità dipendenti ottennero la completa organizzazione, facendo così sorgere nuove sedi vescovili.
Tale fenomeno si verificò anche in Penisola sorrentina il cui territorio, che in principio apparteneva alla diocesi di Napoli, venne staccato da questa verso il V secolo ed elevato a diocesi con proprio Vescovo. (Camera M. 1845).
Sorse così la Diocesi di Sorrento il cui pastore, forse, aveva giurisdizione sulla vicina città di Stabia, la Penisola Sorrentina e l’ isola di Capri” (2).
Se così effettivamente fosse la sequenza dei Vescovi Sorrentini a partire dalla istituzione della diocesi non sarebbe eccessivamente lacunosa.
Partendo dai documenti che ci sono stati tramandati – sia pure in forma non originale – si può rilevare infatti, che il primo Vescovo sorrentino di cui si ha notizia, visse prima della elezione alla stessa carica di San Renato: ovvero prima del 425. Di lui, purtroppo, non si ricorda il nome, né si dispone di atti o notizie che aiutino a ricordarne l’ identità, o a ricostruirne l’ operato. Al punto che il pur scrupoloso Bartolommeo Capasso liquida la sua figura con poche lapidarie parole: “Il primo Vescovo di Sorrento di cui abbiam memoria, senza però saperne il nome, è il predecessore di San Renato, rammentato nella vita di questo Santo, allorché si dice che morto il Vescovo di quella città, fu dal clero e dal popolo eletto il Santo a quella carica. Visse circa il 425, né altro sappiamo di lui” (3).
Anche volendosi limitare alla sola annotazione dei nomi dei pastori che si sono succeduti alla guida della Diocesi durante i suoi primi secoli di attività, dunque, appare chiaro che la figura, la vita e le opere di S. Renato sono da considerarsi alla stregua di una “pietra miliare” per chiunque voglia cimentarsi nel tentativo di ricostruire la storia della Chiesa locale.
Desiderando, in questa fase, concentrare l’ attenzione proprio sui soli avvicendamenti che videro interessata la cattedra vescovile, si ha il dovere di precisare che l’ argomento è stato oggetto degli studi più o meno approfonditi di numerosi scrittori (4).
Purtroppo, il quadro complessivo che si ricava dall’ analisi e dalla comparazione dei testi disponibili non può essere considerato pienamente soddisfacente.
E’ innegabile, infatti, che nella sequenza che indica i nomi dei Vescovi di Sorrento, ancora oggi permangono una serie di vuoti, tra i quali anche qualcuno relativo ad archi temporali considerevoli, come ad esempio quello del periodo compreso tra il 680 circa e la prima metà del IX secolo.
Così come, sempre in seguito all’ esame della bibliografia disponibile, non si può fare a meno di rilevare che, anche per i Vescovi conosciuti, esistono di elementi di diversità (taluni molto accentuati) e contraddizioni (in qualche caso stridenti), rispetto ai quali non ancora è stata fatta completa chiarezza.
Motivi di sintesi, in questa sede, non ci consentono di affrontare in maniera completa ed articolata l’ argomento.
Per questa ragione avvertiamo il dovere di precisare che l’ elenco dei Pastori Sorrentini (comprensivo dei primi che detennero la carica Arcivescovile) proposto di seguito e l’ indicazione delle epoche in cui ciascuno di essi ha svolto la propria attività pastorale in Penisola è da considerarsi attendibile ma, in ogni caso, “orientativo”.
Ciò perché, sebbene sia stato ricavato tenendo conto delle indicazioni contenute in quelle che possono essere considerate come le pubblicazioni (5) più recenti e che hanno affrontato la materia in maniera più scrupolosa ed esaustiva rispetto a qualsiasi altra, permangono i già più volte richiamati elementi di incertezza.

Nome del Vescovo

Attività Pastorale

Inizio

Fine

Anonimo

?

425 ?

San Renato

425

450 ?

San Valerio

453 ?

?

Rosario

499

?

Sant’ Attanasio

514 ?

?

Giovanni I

580

600

Amando

600

617

Filippo

619 ?

?

Giacomo Cotiz

623 ?

?

Agapito

645 ?

?

San Bacolo

660 ?

?

Giaquinto (o Giacinto)

678

?

Landulfo

842 ?

?

Stefano

870

?

Stefano II

?

903 ?

Leopardo

913

?

Segio I

918 ?

?

Sergio II

980 ?

990 ?

Maraldo

995

?

Giovanni II

1059

?

Barbato

1105

?

Fatto è che nel corso degli ultimi secoli, la materia ha registrato significative evoluzioni. Secondo Mons. Filippo Anastasio (che pure fu anch’ esso a capo della Chiesa sorrentina, in qualità di Arcivescovo e, dunque, avrebbe dovuto poter disporre di notizie attendibili), i vescovi locali di cui nel XVIII secolo si conservava traccia sarebbero stati, nell’ ordine: San Renato, San Valerio, Rosario, Giovanni, Amando, Sant’ Attanasio, Agapito, San Baccolo, Giacinto, Stefano, Leopardo, Sergio, Filippo, Giacomo Cotiz e Barbato.
Da quest’ ultima elencazione non solo emergono evidenti lacune (che solo in seguito sono state colmare), ma anche significative differenze con le notizie più attuali.
Fabrizio Guastafierro

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Note:
Sul punto si ripropone, nuovamente quanto contenuto (a pagina 5) in “Memorie Storiche della Chiesa Sorrentina” di Bartolommeo Capasso in (edito per la prima volta a Napoli nel 1854 dallo Stabilimento dell’ Antologia Legale e più recentemente ristampato, in copia anastatica, da Forni Editore di Bologna): “…se potessimo con sicurezza seguire la lezione del martirologio Ottoboniano pubblicato la prima volta dal Giorgi da un Codice secondo lui del secolo X, noi avremmo puranche tra questi martiri la memoria di un Vescovo Sorrentino per nome Leonzio, mettendosi nel medesimo ai 19 marzo Depositio Sancii Leontii Episcopi Sorrentini cum aliis novem; ma per mancanza di altre pruove non possiamo con sicurezza at¬tribuire quest’ altra gloria alla Chiesa Sorrentina”.

2 Pasquale Ferraiuolo, “La Chiesa Sorrentina e i suoi Pastori” (pubblicato a Castellammare di Stabia da EIDOS Nicola Longobardi Editore, nel 1991, grazie alla Venerabile Congregazione dei Servi di Maria di Sorrento”) – da pagina 18.

3 Bartolommeo Capasso in “Memorie Storiche della Chiesa Sorrentina” (edito per la prima volta a Napoli nel 1854 dallo Stabilimento dell’ Antologia Legale e più recentemente ristampato, in copia anastatica, da Forni Editore di Bologna) a pagina 6.

4 Tra le molte opere che hanno trattato la materia si ritiene di segnalare:
– Bartolommeo Capasso – “Memorie Storiche della Chiesa Sorrentina” (edito per la prima volta a Napoli nel 1854 dallo Stabilimento dell’ Antologia Legale e più recentemente ristampato, in copia anastatica, da Forni Editore di Bologna).
– Pasquale Ferraiuolo -“La Chiesa Sorrentina e i suoi Pastori” (pubblicato a Castellammare di Stabia da EIDOS Nicola Longobardi Editore, nel 1991, grazie alla Venerabile Congregazione dei Servi di Maria di Sorrento”.
– Gaetano Moroni Romano – “Dizionario di erudizione storico – ecclesiastica”, volume LXVII, stampato a Venezia nel 1854.
– G. Cappelletti, in “Le Chiese d’ Italia dalla loro origine sino ai giorni nostri”, tomo XIX, stampato a Venezia nel 1864.
– Ferdinando Ughelli in “Italia Sacra sive de epircopis ltaliae”, nel sesto tomo della edizione stampata a Venezia, nel 1720, presso Sebastianum Coleti.
– Filippo Anastasio in Lucubrationes in Surrentinorum Ecclesiasticas Civilesque Antiquitates, pubblicata a Roma nel 1731, presso « Typis Johannis Zempel prope Montem Jordanum.
– Vincenzo Donnorso in “Memorie istoriche della fedelissima ed antica Città di Sorrento”, pubblicato a Napoli nel 1740.
– Bonaventura Gargiulo – “Sorrento sacra e Sorrento illustre” – Pubblicato a Sorrento nel 1877 e ristampato a in copia anastatica dal Nicola Longobardi Editore a Castellammare di stabia nel 2005.
– Giulio Cesare Capaccio – “Historiae Neapolitanae” tomo II, pubblicato a Napoli nel 1771.
Meritevoli d’ attenzione sono inoltre:
– D. H. Leclercq in “Dictionnaire d’ Archéologie Chrétienne et de Liturgie”, stampato a Parigi nel 1931.
– P.B. Gams in “Series episcoporum Ecclesiae Catholicae“, stampato a Graz nel 1957.
– P.F. Kehr in “Regesta Pontificum Romanorum, Italia Pontificia”, stampato nel 1961.

5 In particolare ci si riferisce a:
– Bartolommeo Capasso, “Memorie Storiche della Chiesa Sorrentina” (edito per la prima volta a Napoli nel 1854 dallo Stabilimento dell’ Antologia Legale e più recentemente ristampato, in copia anastatica, da Forni Editore di Bologna).
– Pasquale Ferraiuolo, “La Chiesa Sorrentina e i suoi Pastori” (pubblicato a Castellammare di Stabia da EIDOS Nicola Longobardi Editore, nel 1991, grazie alla Venerabile Congregazione dei Servi di Maria di Sorrento”).
Meno dettagliata, ma in linea con i precedenti studi è:
– Bonaventura Gargiulo – “Sorrento sacra e Sorrento illustre” – Pubblicato a Sorrento nel 1877 e ristampato a in copia anastatica dal Nicola Longobardi Editore a Castellammare di stabia nel 2005.

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