In cammino verso la verità storica

Capitolo V

Quando – circa quindici secoli or sono – San Renato conquistò il cuore dei sorrentini (che, da vivo, lo vollero quale proprio vescovo e, da morto, quale protettore della città), nessuno avrebbe nemmeno osato immaginare che, un giorno la sua vita, le sue opere, i luoghi che frequentò e gli edifici sacri che furono eretti in suo onore potessero finire al centro dei “mille” equivoci che pure, nel frattempo, si sono registrati. E neppure sarebbe stato possibile immaginare che il suo ricordo potesse lentamente sbiadire fino a raggiungere l’ aspetto diafano che ha assunto ai giorni nostri.
A generare questo processo hanno concorso diversi fattori quali: le evoluzioni che si sono registrare con il trascorrere del tempo, il succedersi di eventi traumatici, il tentativo di fondere in un unico santo persone diverse, l’ incapacità di distinguere la storia vera da inverosimili innesti leggendari, il mutare delle devozioni e perfino le progressive evoluzioni urbanistiche che hanno visto interessata la Città del Tasso. Queste ultime accompagnate anche dalla scomparsa di antiche chiese di grande importanza per l’ intera comunità locale. Come, ad esempio, quella che probabilmente fu la prima vera cattedrale cristiana di Sorrento.

Al punto che, ai giorni nostri, non è facile riuscire a dimostrare che, verosimilmente, la prima chiesa maggiore sorrentina era effettivamente dedicata a San Renato (e a San Valerio) e che essa non sorgeva in una sperduta zona periferica come quella dove sorse il monastero dedicato al santo vescovo – su cui ci si è già soffermati in precedenza – ma nel pieno centro cittadino. Probabilmente a pochi passi dalla odierna cattedrale!!!!
Per riuscire in questo intento occorre – per quanto possibile – innanzitutto ricostruire la vita di San Renato e quella di San Valerio, poi esaminare le più antiche espressioni devozionali che li riguardarono e, infine, rapportare il tutto ai pur numerosi resti che, sebbene sparsi, ci restano proprio della antica cattedrale. In questo modo si potrà rilevare che essa non potette essere altra se non una Chiesa costruita in onore dei Santi Renato e Valerio e forse posta alla sommità di quella che oggi è conosciuta come via Padre Reginaldo Giuliani. Più precisamente dove ancora sorge il campanile del Duomo.

Fabrizio Guastafierro

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