Prime conclusioni sul Duomo Sorrentino

Ritenendo opportuno trarre alcune conclusioni al termine dell’ esame delle notizie che riguardano la chiesa del monastero di San Renato a Sorrento, senza considerare quelle desumibili dalle biografie, dalla narrazione dei miracoli che videro interessato il Santo e dai riti liturgici che lo riguardarono, risulta evidente che:
1) Non esistono documenti in grado di attestare il fatto che l’ edificio sacro considerato abbia mai goduto della dignità di Cattedrale di Sorrento.
2) Dagli atti materialmente consultabili (o di cui ci è conservata notizia in maniera attendibile) non è possibile dimostrare l’ esistenza di questo cenobio in epoca antecedente al XIII secolo, a meno che non si voglia accreditare l’ ipotesi che esso ospitasse quello “scriptorium benedettino” nel quale fu prodotto l’ Exultet n°2 di Montecassino (che consentirebbe di immaginare una costruzione del monastero in epoca antecedente al XII secolo) e dell’ Omelia in lode dei Santi Renato e Valerio (che addirittura consentirebbe di giungere all’ VIII secolo).
Più complesso, invece, è il tentativo di accreditare la costruzione del complesso monastico nei pressi o in sostituzione della cosiddetta Cella di S. Severo in un’ epoca compresa tra l’ VIII e l’ XI secolo.
3) L’ ipotesi che la Chiesa Maggiore di Sorrento potesse sorgere fuori delle mura cittadine, anche dopo la legittimazione del Cristianesimo ad opera dell’ Imperatore Costantino – così come nel caso di specie – è unanimemente ritenuta inaccettabile.

4) La primitiva chiesa del monastero di San Renato di Sorrento era “angusta e, quasi caverna, incavata nel tufo”. Una condizione quest’ ultima che è impossibile immaginare perfino per una cattedrale paleocristiana non solo per motivi di immagine e di prestigio, ma anche per fin troppo palesi problemi di capienza dei fedeli.
Pur ritenendo che già da sole, le ragioni appena indicate bastino a dimostrare esaurientemente il fatto che la chiesa del monastero di San Renato – a dispetto delle molte indicazioni bibliografiche di segno opposto – non ha mai potuto rivestire la funzione di Chiesa Cattedrale, si ritiene, comunque, che non si possa fare a meno di soffermarsi sugli aspetti che direttamente o indirettamente riguardarono.
A partire dagli elementi che si possono ricavare dalla narrazione della vita e dei miracoli del Santo che ci è stata fornita da varie fonti.
Purtroppo, è amaro dover constatare come si tratti di una materia frequentemente divenuta oggetto di innesti leggendari o di vere e proprie mistificazioni, ma è bene sottolineare, fin d’ ora che, malgrado l’ inopportunità degli interventi operati arbitrariamente da quanti ci hanno tramandato i ricordi della vita del primo santo patrono di Sorrento – e dei prodigi da lui operati – ancora è possibile individuare una traccia utile per tentare di accertare la verità storica, soprattutto se alla figura di San Renato si associa anche quella di San Valerio.

Fabrizio Guastafierro

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