E’ scritto Sorrento, ma si legge Pozzuoli

La fantasiosa ipotesi secondo la quale la città del Tasso potrebbe essere stata fondata, in epoche arcaiche, da esuli della terra d’ Israele, non trova spazio solo nei testi appartenenti alla cultura cristiana.
Sebbene la materia sia particolarmente delicata (perché oggetto di diverse interpretazioni critiche), si deve prendere atto del fatto che, a parlare delle origini di Sorrento, facendole risalire a tempi assai remoti è anche un testo ebraico ben più antico di quelli prodotti da Vincenzo Donnorso e dall’ Arcivescovo Filippo Anastasio nel XVIII secolo.
Si tratta del Sefer Josepon (o Sefer Yosippon) che alcuni ritengono essere stato composto da un ebreo vissuto in una località non meglio precisata dell’ Italia meridionale nel X secolo (1), ed, altri, nel 953 o, comunque, in un periodo compreso tra la fine del IX e l’ inizio del X secolo.(2)
Il testo appena citato propone un racconto assai suggestivo perché attribuisce la fondazione del “capoluogo” della penisola Sorrentina a Sir (3), figlio del re idumeno Hadar ‘ezer che si vuole essere stato sconfitto dal re David e la proietta indietro nel tempo contestualizzandola all’ epoca di Romolo (ovvero a quella della fondazione di Roma).
Gli accostamenti, insomma, sono davvero prestigiosi anche se deve essere subito precisato che esistono possibili equivoci sulla concreta eventualità che nel parlare di Sorrento, l’ autore, in realtà, intendesse riferirsi a Pozzuoli.
Su quest’ ultimo aspetto ci soffermeremo in seguito.
Preliminarmente, infatti, ci sembra doveroso inquadrare nella giusta dimensione la narrazione offerta dal manoscritto ebraico.
Al riguardo, infatti, Ariel Toaff ha opportunamente sottolineato che l’ opera: “si trova nella zona intermedia tra la letteratura midrashica e quella storica, Come per la chanson de geste ed in generale per la gran parte della storiografia medievale cristiana, musulmana ed ebraica, anche nello Josefon si distinguono tre parti diverse, i cui limiti non sono tuttavia definibili con esattezza: una parte interamente fantastica; una parte rigorosamente storica; ed una parte semistorica, dove cioè fantasia e storia si fondono“.
Il racconto della fondazione dì Sorrento (o meglio di Pozzuoli, come vedremo), che si trova al cap. III dello Josefon appartiene senza dubbio a questa terza parte del libro” (4).
La puntualizzazione che precede, dunque, è illuminante per dare il giusto peso alla narrazione e per stemperare ogni indesiderata possibile derivante dalla confusione tra Sorrento e Pozzuoli.
In realtà il testo – nella parte che riguarda la terra delle sirene – secondo la versione proposta dallo stesso Ariel Toaff, recita:
Ai tempi di Romolo, David sconfisse Aram ed Edom e Hadar ‘ezer figlio di Rehov dinanzi a David, riparando con suo figlio Sìr nel territorio dei Romani (lett, nella terra dei Kittim). Il re Romolo concesse loro una località sul litorale del mare dove la costa è alta, ed essi vi costruirono una città che chiamarono Sorrento dal nome di colui che fuggiva dinanzi a David: Sir della famiglia di Hadar ‘ezer. In seguito fondarono un’altra città, cui fu posto il nome di Albano antica, dove essi risiedettero fino ad oggi. A quei tempi nella città di Sorrento sgorgava una sorgente d’olio; in seguito da molti anni la città è sommersa ed è coperta dal mare, e la si può vedere tra Napoli e la nuova Sorrento, ma ciò nonostante quella sorgente non si è esaurita e tuttora l’ottimo olio, che da essa rampolla sulla superficie delle acque, è raccolto dagli abitanti di Napoli“ (5).
Al di là di ogni superflua considerazione circa l’ attendibilità del racconto, resta il fatto che esso affonda le proprie radici in un testo biblico (II Sam. VIII, 3-6 e X 10,19) e ciò arricchisce di fascino l’ intera ricostruzione contenuta, per l’ appunto nel Sefer Josefon.
Come se non bastasse, poi, deve essere sottolineato il fatto che la leggenda si inserisce nella rappresentazione di un quadro di riferimento storico particolarmente prestigioso (ancorché fittizio) perché teso a “giustificare ed a confermare la tradizionale identità tra Edom e Roma, narrando le vicende dei capi di Edom, che sconfitti da David sarebbero riparati nel territorio dei Romani”. (7)
A prescindere da ogni considerazione di merito, comunque, resta il fatto, che, almeno nell’ immaginario della collettività di origini israelitiche, Sir, figlio di Hadar ‘ezer sarebbe stato il fondatore eponimo di Sorrento.
La pittoresca ipotesi – sebbene evidentemente destituita di ogni fondamento – non può che alimentare l’ orgoglio dei sorrentini.
Ciò anche se, come già precisato in precedenza, esistono ulteriori elementi di incertezza derivanti dalla possibile confusione di Sorrento con Pozzuoli.
Quali?
Quelli derivanti dalla narrazione proposta in precedenza.
In essa, per l’ appunto, viene evidenziato: “A quei tempi nella città di Sorrento sgorgava una sorgente d’olio; in seguito da molti anni la città è sommersa ed è coperta dal mare, e la si può vedere tra Napoli e la nuova Sorrento, ma ciò nonostante quella sorgente non si è esaurita e tuttora l’ottimo olio, che da essa rampolla sulla superficie delle acque, è raccolto dagli abitanti di Napoli”.
E’ chiaro che il riferimento ad una città sommersa che si sarebbe potuta vedere tra Napoli e la “nuova Sorrento”, non può ritenersi riferito alla terra delle Sirene, ma piuttosto alle realtà bradisismiche dell’ area flegrea.
Questo anche se ce chi, autorevolmente, ha suggestivamente accarezzato l’ ipotesi che anche Sorrento, in tempi immemori, possa essere sprofondata, salvo poi riemergere dalle acque marine (8).
Da ciò, in ogni caso, è maturata la convinzione degli studiosi che l’ autore ebraico medioevale, pur sbagliando nominalmente l’ indicazione della città, intendesse riferirsi a Pozzuoli e non alla “vera Sorrento”.
Fatto è che l’ equivoco ha trovato ulteriore cassa di risonanza anche in un altro testo medioevale particolarmente noto in ambienti ebraici. Si tratta del famoso libro dei viaggi composto da Beniamin da Tudela, anche conosciuto con il nome di “Sefer Massa ‘ot”.
Anche in esso, infatti, il nome di Sorrento appare a chiare lettere, ma anche in questo caso, sembra chiaro che l’ autore intendesse riferirsi a Pozzuoli piuttosto che alla vera Sorrento.
Per quanto ci risulta, il primo a rilevare questa particolarità, ancora una volta, è stato Ariel Toaff che, circa mezzo secolo fa, ha proposto una puntuale traduzione del testo per la parte che riguarda la città del Tasso – tanto in ebraico quanto in italiano – nel modo che segue:

E di là a Pozzuoli, chiamata Sorrento, la grande città costruita da Sinsan Hadar ‘ezer che fuggì per timore del re David (sia su di lui la pace). In seguito il mare sommerse due quartieri della città e fino ad oggi se ne possono vedere semisepolti i mercati e le torri. Colà una sorgente sgorga dall’ abisso e porta alla luce l’ olio, chiamato petrolio che è raccolto sulla superficie dell’ acque ed usato per i medicamenti. Vi sono inoltre delle terme di acqua calda che scaturisce dal sottosuolo ed esse si trovano sul litorale del mare; chiunque sia affetto da qualche malattia e vada a bagnarsi in queste acque termali trova grande sollievo e giovamento e perciò i malati di Lombardia vi si recano durante la stagione estiva. Da quella località si può procedere per quindici miglia sotto le montagne, per una strada che Romolo, il fondatore di Roma, fece costruire per timore di David re di Israele e di Joab, comandante del suo esercito, questa strada attraversa alcuni monti e ne scavalca altri”. (9)
In questo caso – più ancora che nel precedente – appare chiaro che i riferimenti a Pozzuoli, piuttosto che alla “vera Sorrento”, non possono lasciare spazio ad equivoci. Anche su questo, Ariel Toaff si è opportunamente soffermato ponendo in evidenza la palese confusione tra le due vicine località del Golfo di Napoli. (10)
Per una più puntuale ed ulteriormente rigorosa interpretazione esegetica su entrambe le opere citate in precedenza facciamo rinvio agli studi condotti dal professore Giancarlo Lacerenza sull’ argomento.
In particolare si vedano:
Giancarlo Lacerenza – “Memorie e luoghi della cultura ebraica” – in AA.VV., Napoli nel Medioevo. Segni culturali di una città, I (Le città del Mezzogiorno medievale, 4/1) Congedo, Galatina 2007. Pagina 65.
L’ intero testo è consultabile tramite internet utilizzando il seguente url: http://opar.unior.it/399/1/Lacerenza_2007_Memorie_e_luoghi.pdf
Giancarlo Lacerenza – “Echi biblici in una leggenda. Tiro in Beniamin da Tudela” in Annali dell’ Istituto Universitario Orientale di Napoli n° 56 – Pubblicato a Napoli nel 1996. Da pagina 462 a pagina 470.
L’ intero testo è consultabile tramite internet utilizzando il seguente url:
http://opar.unior.it/1576/1/Annali_1996_56_(f4)_G._Lacerenza.pdf.
Fabrizio Guastafierro
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NOTE:
1 Ariel Toaff – “Sorrento e Pozzuoli nella letteratura ebraica del Medioevo” in Rivista degli studi orientali Vol. 40, Fasc. 4 (Dicembre 1965), pubblicato dalla Università “La Sapienza” di Roma nel 1965. A pagina 313.
2 Giancarlo Lacerenza – “Memorie e luoghi della cultura ebraica” – in AA.VV., Napoli nel Medioevo. Segni culturali di una città, I (Le città del Mezzogiorno medievale, 4/1) Congedo, Galatina 2007. Pagina 65.
L’ intero testo è consultabile tramite internet utilizzando il seguente url: http://opar.unior.it/399/1/Lacerenza_2007_Memorie_e_luoghi.pdf
3 Il presunto fondatore di Sorrento viene indicato con il nome di “Sir” da Ariel Toaff (“Sorrento e Pozzuoli nella letteratura ebraica del Medioevo” in Rivista degli studi orientali Vol. 40, Fasc. 4 (Dicembre 1965), pubblicato dalla Università “La Sapienza” di Roma nel 1965. A pagina 313.) e con quello di “Seir” da Giancarlo Lacerenza – “Echi biblici in una leggenda. Tiro in Beniamin da Tudela” in Annali dell’ Istituto Universitario Orientale di Napoli n° 56 – Pubblicato a Napoli nel 1996. A pagina 468. Quest’ ultimo, tra l’ altro, ha avuto modo di soffermarsi anche su altri aspetti che collegano il nome dello stesso Seir a quello della città di Sorrento.
L’ intero testo è consultabile tramite internet utilizzando il seguente url:
http://opar.unior.it/1576/1/Annali_1996_56_(f4)_G._Lacerenza.pdf.
Al riguardo si veda Giancarlo Lacerenza – “Echi biblici in una leggenda. Tiro in Beniamin da Tudela” in Annali dell’ Istituto Universitario Orientale di Napoli n° 56 – Pubblicato a Napoli nel 1996. Nota n° 34 a pagina 468.
4 Ariel Toaff – “Sorrento e Pozzuoli nella letteratura ebraica del Medioevo” in Rivista degli studi orientali Vol. 40, Fasc. 4 (Dicembre 1965), pubblicato dalla Università “La Sapienza” di Roma nel 1965. A pagina 313.
5 Ariel Toaff – “Sorrento e Pozzuoli nella letteratura ebraica del Medioevo” in Rivista degli studi orientali Vol. 40, Fasc. 4 (Dicembre 1965), pubblicato dalla Università “La Sapienza” di Roma nel 1965. A pagina 314.
6 Ariel Toaff – “Sorrento e Pozzuoli nella letteratura ebraica del Medioevo” in Rivista degli studi orientali Vol. 40, Fasc. 4 (Dicembre 1965), pubblicato dalla Università “La Sapienza” di Roma nel 1965. A pagina 315.
7 Ariel Toaff – “Sorrento e Pozzuoli nella letteratura ebraica del Medioevo” in Rivista degli studi orientali Vol. 40, Fasc. 4 (Dicembre 1965), pubblicato dalla Università “La Sapienza” di Roma nel 1965. A pagina 315.
8 Bartolommeo Capasso – “Topografia storico-archeologica della Penisola Sorrentina, e raccolta di antiche iscrizioni edite ed inedite appartenenti alla medesima”, s.e., Napoli 1846
9 Ariel Toaff – “Sorrento e Pozzuoli nella letteratura ebraica del Medioevo” in Rivista degli studi orientali Vol. 40, Fasc. 4 (Dicembre 1965), pubblicato dalla Università “La Sapienza” di Roma nel 1965. A pagina 315.
10 Ariel Toaff – “Sorrento e Pozzuoli nella letteratura ebraica del Medioevo” in Rivista degli studi orientali Vol. 40, Fasc. 4 (Dicembre 1965), pubblicato dalla Università “La Sapienza” di Roma nel 1965. A pagina 315.