Ebrei Sorrentini sotto gli Angiò

Dopo avere vagliato abbastanza minuziosamente i miti e leggende esistenti circa l’ arrivo dei primi ebrei a Sorrento, è doveroso prendere in esame dati che possano essere considerati scientificamente più rigorosi da un punto di vista storiografico.
In questo senso, purtroppo, deve essere riscontrato che le uniche vere certezze riguardano il periodo angioino.
Ma prima di fare riferimento a quell’ epoca, ci sembra giusto interrogarsi su un nodo cruciale: quando effettivamente, gli ebrei arrivarono a Sorrento?
Sul punto, almeno allo stato attuale, non ci è stato possibile reperire prove sicure.
Tuttavia, facendo ricorso ad un verosimile quadro congetturale, crediamo che i primi appartenenti alla comunità israelitica, possano esser giunti nella terra delle sirene fin da epoca romana, o immediatamente dopo.
Lo si può dedurre, sia pure in via solo intuitiva, dalla forte presenza riscontrata su tutto il territorio campano ed in particolare in alcune realtà dei Golfi di Napoli e di Salerno in epoche analoghe.
Notizie sufficientemente certe, per il periodo compreso tra l’ inizio del I secolo e la fine del successivo V secolo, vedono interessate Pompei ed Ercolano (1) oltre che Napoli. (2)
Ed è quasi in questo periodo che si inserisce un riferimento che, in una qualche misura, riguarda il mondo agricolo della terra delle sirene perché accosta ipotesi relative alla cura di coltivazioni locali con il mondo ebraico.
Secondo alcuni, infatti, i celebri limoni di Sorrento sarebbero arrivati in costiera grazie ad uomini appartenenti alla comunità israelitica.
In particolare c’è chi sostiene che la coltivazione di questo agrume siano il frutto di importazioni di semi provenienti proprio dalle terre d’ Israele e risalenti all’ incirca al primo secolo a.C.
Tra l’ altro, nel tentativo di supportare questa tesi viene fatto rilevare che in alcuni affreschi ed in alcuni mosaici ritrovati all’ interno di ville romane dell’ antica Pompei sono raffigurati agrumi assomiglianti ai cosiddetti “limoni ovali sorrentini”(3).
In effetti questa ipotesi sembra abbastanza poco vero simile in quanto le prime notizie certe che vedono interessata la penisola sorrentina quale terra ideale per la produzione di questi agrumi risalgono al XVII secolo.
Ciò non toglie che per un lungo periodo i limoni sono stati al centro di un equivoco perché somiglianti ai cedri (varietà di frutta dalla quale deriverebbero).
A questo argomento è stata dedicato anche un servizio andato in onda sulle frequenze di Rai3 nel corso della trasmissione intitolata “Geo&Geo”(4).
E sempre in ambito agricolo si registrano ulteriori identità nelle produzioni di noci ed olivi che risultano essere tanto diffuse sul territorio israeliano, quanto sul quello sorrentino.
Una ulteriore ipotesi che potrebbe testimoniare la comunità di interessi tra la realtà sorrentina e quella israelitica è da individuarsi nella lavorazione della seta per la quale la terra delle sirene è stata famosa fino al XIX secolo (5).
E’ questo un aspetto a cui il blog registrato con il nome di napolijudaica.blogspot.it dedica particolare attenzione evidenziando, tra l’ altro: “La lavorazione della Seta, pelli, ed altri prodotti pregiati erano ormai un commercio che portò molta ricchezza. Il Sud Italia tra cui Sicilia, Sardegna, Calabria, Campania e Puglia beneficiarono di tutto ciò ed in particolar modo il Mar Tirreno divenne itinerario frequentatissimo dalla Sicilia alla Calabria, e da Amalfi, Sorrento fino a Napoli ed oltre”(6).
A prescindere da questi riferimenti più o meno generici, c’è da prendere atto che già a partire da epoche immediatamente successiva a quelle considerate in precedenza (VI – X secolo) si hanno informazioni della presenza di più o meno cospicue comunità israelitiche anche a Salerno, Benevento, Capua (7) e forse Amalfi.
Ancora più consistenti, poi, sono le informazioni tramandateci da Beniamin da Tudela per il periodo della dominazione normanna.
Questi, infatti, giunse al punto di proporre un sommario – e probabilmente lacunoso – censimento grazie al quale individuò almeno 500 ebrei a Napoli, 600 a Salerno e 20 ad Amalfi (8).
Il punto è controverso perché sembra che i dati siano da intendersi riferiti ai soli capo-famiglia e non ad una complessiva consistenza numerica (9).
La qual cosa starebbe a testimoniare il fatto che gli ebrei campani erano già numerosissimi nel 1165 (epoca in cui fu prodotto il testo di Beniamin da Tudela).
Una cosa, in ogni caso, è sicura: le comunità israelitiche in Campania furono particolarmente numerose e floride fin da epoche remote e videro interessate tanto località litoranee, quanto realtà dell’ entroterra.
Per questa ragione non ci sembra azzardato ipotizzare che anche Sorrento – sebbene allo stato attuale manchino riscontri oggettivi – possa avere ospitato una medesima comunità in epoche coeve.
Se si considera il fatto che la città del Tasso era circondata da tanti presidi insediatisi in località adiacenti o viciniori, non è peregrino ipotizzare che essa stessa registrasse la presenza di un nucleo ebraico più o meno consistente sul proprio territorio.
Fatto è che i primi documenti in grado di attestare la presenza di esuli del popolo di Israele in zona risalgono – così come abbiamo già avuto modo di puntualizzare più volte – all’ epoca angioina.
Si tratta di atti che testimoniano l’ entità dei pesi fiscali che, a più riprese, gravarono su Sorrentocum casalibus et Iudeis”.
Le indicazioni che conserviamo al riguardo partono dal 1276 quando, cioè i sudditi dei “nuovi” monarchi dovettero sobbarcarsi l’ onere derivante dalla distribuzione della nuova moneta della zecca coniata a Brindisi (10).
In realtà “Surrentum cum casalibus ed Iudeis”, contribuì ad una prima raccolta – risalente, per l’ appunto al mese di febbraio del 1276 – con 219 once, 6 tarì e 0 grane. (11)
Ulteriori tassazioni – con la medesima dicitura di “Surrentum cum casalibus ed Iudeis” -, a stretto giro di tempo, inoltre, videro interessata la terra delle sirene per 83 once, 16 tarì e 10 grane (12) e successivamente per 229 once, 28 tarì e 16 grane.(13)
Sull’ argomento deve registrarsi una particolarità su cui speriamo di potere ritornare più diffusamente in seguito.
Secondo i registri angioini, infatti, la città di Sorrento – al pari di Napoli, Salerno, Amalfi, Taranto, Melfi ed altre realtà dell’ Italia Meridionale – era tenuta a pagare dazi e gabelle anche in funzione della popolazione ebraica.
E se si considera che le tassazioni a cui si è fatto riferimento riguardano i primi anni del nuovo regno non è fuori luogo ipotizzare che la testimonianza della stessa presenza possa spinta indietro nel tempo, almeno facendola risalire al periodo normanno.
Purtroppo, sul punto, non siamo riusciti ad individuare riscontri certi nel lavoro che, per esempio, Ferdinand Chalandon (14) ha dedicato proprio alla dominazione normanna avendo cura di riservare anche particolare attenzione alla presenza degli Ebrei nel regno di Sicilia (15).
Tuttavia riteniamo che più accurate indagini possano avvalorare l’ ipotesi che abbiamo appena formulato.
Restando ancorati all’ epoca angioina, comunque, dobbiamo prendere atto di del verificarsi di un fenomeno che, sicuramente, vide interessati anche gli ebrei di Sorrento.
Questi, come quelli presenti nel resto del regno, alla fine del XIII secolo che furono costretti ad emigrare o vennero “invogliati” a convertirsi forzosamente, divenendo “Neofiti” (in seguito detti anche “marrani”).
Al riguardo, Matteo Camera, nell’ offrire una versione indulgente dei fatti e dopo avere posto in risalto la “benevolenza” riconosciuta dal re Carlo I agli esuli del popolo di Israele ha avuto modo di considerare: “Carlo II suo figlio e successore al trono spiegò soprattutto una speciale protezione per i neofiti, o ebrei convertiti al Cristianesimo; dichiarandoli appunto in quest’ anno (1294) immuni dal pagare le collette ec.” (16)
Il provvedimento fu ufficializzato e reso noto con un apposito editto rivolto a tutte le autorità della città di Napoli e, quasi contestualmente, anche a quelle di altre località per il tramite dei giustizieri delle provincie. (17)
In effetti l’ apparentemente blanda incitazione alla conversione al cristianesimo fu considerata un atto gravissimo.
L’ abiura alla religione d’ origine veniva giudicata duramente dagli ebrei ortodossi che consideravano il “passaggio di campo fideistico” come un autentico tradimento oltre che come un vero e proprio atto sacrilego.

Per questo, quando possibile, non mancarono di perseguitare e punire quanti abbracciavano la nuova fede con provvedimenti severissimi.
Per evitare il verificarsi di questo genere di eventualità, ai “neofiti” – condotti al battesimo per lo più da appartenenti a famiglie nobili – veniva concessa non solo la facoltà di cambiare nome, ma anche di mutare il cognome acquisendo quello dei propri “padrini”.
Tra quelli maggiormente conosciuti figurano anche quelli di alcune famiglie nobili sorrentine quali i Guindazzo, i Filomarino, i Protonobilissimo ed i Vulcano (18).
Sempre nel contesto del periodo angioino lo stesso Matteo Camera – sia pure genericamente – aggiunge: “In Napoli, Bari, Barletta, Brindisi, Trani, Salerno, Capua, Sorrento, Amalfi, Sessa, Corigliano, Cosenza, Reggio, Montalto, Belcastro, Altamura, Tropea, Cotrone, Squillace, Catanzaro, ed in molte Città degli Abruzzi, gli ebrei vi tennero case, sinagoghe, e banche di commercio; ritenendo tuttora parecchi luoghi delle autentiche loro stazioni il nome di giudeche” (19).
Purtroppo l’ autorevole studioso, al riguardo non aggiunge altro e resta dubbio, quindi, l’ effettivo periodo al quale intendeva riferirsi.
Così come resta dubbia la localizzazione di case, sinagoghe, e banche di commercio sorrentine, oltre che di una locale giudecca .
In ogni caso, se è vero che il fenomeno che vide interessati “neofiti” o “marrani” certamente ebbe l’ effetto di decimare il numero di ebrei presenti nella città del Tasso, è altrettanto vero che un fenomeno inverso – quello della riconversione – si diffuse abbastanza rapidamente tanto per la delusione maturata dai più, quanto per il permanere del loro attaccamento alla fede d’ origine.
Fatto è che anche in epoca aragonese, Sorrento fu interessata, certamente dalla presenza di una cospicua comunità ebraica.
Su questo, su approfondimenti relativi alle notizie già proposte per le epoche considerate in questa sede (opportunamente integrate con eventuali, auspicati ed ulteriori arricchimenti) e su tanto altro ancora, ci si impegnerà ancora in futuro.
Ciò, per esempio, tenendo conto del fatto che alla fine del XVI secolo, a Sorrento si registrava una numerosa presenza di persone che avevano il cognome di Fiorentino o di Milano. Proprio questi cognomi (come altri) potrebbero – almeno in qualche caso – essere stati acquisiti in seguito ad una nuova ondata di conversioni forzate al cristianesimo così come era già avvenuto nel caso considerato per la fine del XIII secolo.
Come pure deve prendersi atto del fatto che un numero imprecisato di ebrei, nel tentativo di far perdere le tracce delle proprie origini, scelsero il nome di Sorrento o Sorrentino.
Ma tutto questo, come si è detto, sarà frutto di approfondimenti futuri.
Fabrizio Guastafierro
© Nessuna parte può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo elettronico, meccanico o altro, senza l’ autorizzazione scritta dell’ autore.

Note:
1 Giancarlo Lacerenza – “La realtà documentaria e il mito romantico della presenza giudaica a Pompei”, in “Pompei, Capri e la penisola Sorrentina” – atti del quinto ciclo di conferenze di geologia, storia e archeologia a cura di Felice Senatore – Pubblicato da Oebalus a Pompei nel 2004
2 Nicola Ferolelli – “Gli ebrei nell’ Italia Meridionaledall’ età romana al secolo XVIII” – proposto in copia anastatica da Arnaldo Forni Editore nel 2007. Da pagina 1 a pagina 23.
3 Sull argomento si veda quanto riportato da diversi blog, tra i quali quelli leggibili utilizzando i seguenti url:
http://www.sorrentoinfo.it/limone-di-sorrento/
https://www.google.com/culturalinstitute/beta/exhibit/limone-di-sorrento/gQfhHNwG?hl=it
http://www.cercaturismo.it/bed-and-breakfast/34/bb_sorrento/bb_Napoli/bb_CAMPANIA/Articolo.aspx/604/Limoni_di_Sorrento.html
4 La puntata della trasmissione a cui ci si riferisce è visionabile utilizzando il seguente url:
http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-d7008d11-a67c-4d7f-a601-217b3444f40f.html
5 Maria Esposito – “Origine , sviluppi e decadenza di una manifattura: la seta a Sorrento (sec. XVIII – XIX)” tesi di laurea discussa presso la Facoltà di Economia dell’ Istituto Universitario Navale di Napoli nell’ anno accademico 1995/1996
6 http://napolijudaica.blogspot.it/2013_08_01_archive.html
7 Nicola Ferolelli – “Gli ebrei nell’ Italia Meridionale – dall’ età romana al secolo XVIII” – proposto in copia anastatica da Arnaldo Forni Editore nel 2007. Da pagina 23 a pagina 36.
8 Giancarlo Lacerenza – “Memorie e luoghi della cultura ebraica” – in AA.VV., Napoli nel Medioevo. Segni culturali di una città, I (Le città del Mezzogiorno medievale, 4/1) Congedo, Galatina 2007. Pagina 60.
L’ intero testo è consultabile tramite internet utilizzando il seguente url: http://opar.unior.it/399/1/Lacerenza_2007_Memorie_e_luoghi.pdf
9 Giancarlo Lacerenza – “Memorie e luoghi della cultura ebraica” – in AA.VV., Napoli nel Medioevo. Segni culturali di una città, I (Le città del Mezzogiorno medievale, 4/1) Congedo, Galatina 2007. Pagina 65.
L’ intero testo è consultabile tramite internet utilizzando il seguente url: http://opar.unior.it/399/1/Lacerenza_2007_Memorie_e_luoghi.pdf
10 Nicola Ferolelli – “Gli ebrei nell’ Italia Meridionale – dall’ età romana al secolo XVIII” – proposto in copia anastatica da Arnaldo Forni Editore nel 2007. A pagina 61
11 “I registri della Cancelleria Angioina” ricostruiti da Riccardo Filangieri con la collaborazione degli archivisti NapoletaniPubblicato a Napoli nel 2002. A pagina 188.
12 “I registri della Cancelleria Angioinaricostruiti da Riccardo Filangieri con la collaborazione degli archivisti NapoletaniPubblicato a Napoli nel 2002. A pagina 223.
13 “I registri della Cancelleria Angioinaricostruiti da Riccardo Filangieri con la collaborazione degli archivisti NapoletaniPubblicato a Napoli nel 2002. A pagina 293.
14 Ferdinand Chalandon – “Storia della dominazione normanna in Italia e in Sicilia” – tradotto da Alberto Tamburrini. Pubblicato a Cassino da Francesco Ciolfi Editore nel 2008.
15 Ferdinand ChalandonStoria della dominazione normanna in Italia e in Sicilia” – tradotto da Alberto Tamburrini. Pubblicato a Cassino da Francesco Ciolfi Editore nel 2008. Da pagina 540 a pagina 541.
Al riguardo il celebre studioso ha avuto modo di scrivere:
Anche se sembra che gli ebrei non abbiano svolto un ruolo importante nel periodo della dominazione normanna, possiamo tuttavia constatare che in tutta la superficie del regno c’ erano comunità israelitiche abbastanza importanti. Beniamino da Tudèle ci fornisce in proposito delle cifre interessanti. Nel momento in cui attraversò il regno normanno, a Capua si contavano trecento famiglie ebree, a Napoli cinquecento, a Salerno seicento, ad Amalfi venti, a Melfi duecento, a Trani duecento, a Taranto trecento, a Palermo millecento. Per altre vie sappiamo dell’esistenza di comunità ebree a Bari, a Termini e a Cosenza
16 Matteo Camera – “Annali delle due Sicilie – dall’ origine e fondazione della monarchia fino a tutto il regno dell’ augusto sovrano Carlo III Borbone” – Stampato a Napoli nel 1860 . Da pagina 33 a pagina 34 del secondo volume.
17 Matteo Camera – “Annali delle due Sicilie – dall’ origine e fondazione della monarchia fino a tutto il regno dell’ augusto sovrano Carlo III Borbone” – Stampato a Napoli nel 1860 . A pagina 34 del secondo volume.
18 Matteo Camera – “Annali delle due Sicilie – dall’ origine e fondazione della monarchia fino a tutto il regno dell’ augusto sovrano Carlo III Borbone” – Stampato a Napoli nel 1860 . Nota n° 1 a pagina 34 del secondo volume.
19 Matteo Camera – “Annali delle due Sicilie – dall’ origine e fondazione della monarchia fino a tutto il regno dell’ augusto sovrano Carlo III Borbone” – Stampato a Napoli nel 1860 . A pagina 34 del secondo volume.