La chiesa dell’ Addolorata

La Chiesa della Santissima Vergine dei sette dolori di Sorrento, più comunemente conosciuta come la Chiesa dell’ Addolorata di Sorrento è uno degli edifici di culto locali più “giovani”.
Ciò nonostante ha vissuto una storia estremamente travagliata.
Essa infatti, è stata realizzata solo verso la metà del XVIII secolo, per volontà di alcuni nobili Sorrentini e per ospitare una congrega che aveva lo stesso nome.
Come ricorda Pasquale Ferraiuolo nel suo libro intitolato Chiese e Monasteri di Sorrento, infatti, “Fino al 1700 non esisteva né una chiesa né una congregazione laicale dedicata alla Vergine Addolorata, di cui i sorrentini erano stati sempre devoti.
Vi pensarono i patrizi dei Sedili di Porta e Dominova che, «deposte per una volta le piccole e solite rivalità di precedenza», si trovarono d’ accordo nel chiedere all’ Arcivescovo Ludovico Agnello Anastasio il permesso di congregarsi sotto il titolo della Vergine dei sette dolori. Tale supplica venne accolta ed in data 8 dicembre 1728 con decreto arcivescovile nasceva la nuova Congregazione dei Nobili Sorrentini.
A causa del suo carattere strettamente nobiliare è facile capire quante difficoltà incontrassero i fondatori specie per l’ ostilità di chi non avrebbe mai potuto essere ammesso come confratello.
Nei primi anni ed in attesa di trovare una sede più adatta, la congregazione si radunava nella cappella di S. Giovanni Evangelista, di patronato della famiglia Donnorso, ma nella santa visita del 21 febbraio 1731 la congrega, essendo stata trovata sprovvista di Regole ed inventario e, a seguito anche di alcune lettere di lagnanza che alcuni confratelli avevano indirizzate all’ Arcivescovo, la cappella di S. Giovanni fu colpita da interdetto.
Fu allora nominato dalla Congregazione come «procuratore» D. Corrado Capece affinché appianasse gli attriti tra la Curia e il Sodalizio.
Intanto, alcuni membri che facevano parte anche dell’ arciconfraternita «della Morte», con sede nella chiesa di S. Catello, proposero di far adunare in questa chiesa, ma solo il venerdì di ogni settimana, la congrega «dei Sette Dolori».
Poiché tale proposta non era accettata da alcuni confratelli «della Morte», gli affiliati alla congrega «della Addolorata», non badando a sacrifici, acquistarono un giardino su quella che allora era la principale strada cittadina, cioè S. Cesareo, ed iniziarono i lavori per la costruzione della nuova chiesa. In attesa, furono amorosamente ospitati, per le loro pratiche religiose, nella Cappella di S. Sebastiano, di patronato della famiglia Vulcano, in largo Castello (ora Piazza Tasso)
Nel 1600 e 1700 a Sorrento si usava eleggere i Santi Protettori della Città mediante votazione. I patrizi nel 1733 «si fecero un dovere» proporre al Parlamento cittadino la Madonna Addolorata, loro celeste patrona, che fu proclamata senza votazione «viva voce, nemine discrepante» Protettrice della Città, con la relativa offerta annua.
Il 23 settembre 1739, dopo sette anni, la nuova chiesa, voluta dai nobili «con offerte personali e senza nulla chiedere ad altri», era terminata. Essa fu l’orgoglio dei suoi fondatori per la facciata, del più bel barocco dell’ epoca e soprattutto per l’ interno ricco di stucchi in bianco ed oro”.

Ma tanto la Confraternita dei Sette dolori di Sorrento, quanto l’ autonomia e la libertà della stessa Chiesa, ebbero vita breve.
Poco più di un secolo dopo, infatti, gli eventi precipitarono in seguito all’ annessione della Sicilia e del Mezzogiorno al Regno dei Savoia e nel 1867 la Confraternita fu chiusa, come pure la Chiesa.
Umberto Fasulo nel suo libricino (del 1940) intitolato “La venerabile Congregazione dei Nobili sotto il titolo della SS. Vergine dei Sette Dolori della Città di Sorrento”, così ricorda l’ evolversi della situazione: “Poi, come un turbine, venne il 1860, e la fine del Regno delle Due Sicilie portò un colpo gravissimo alla Fratellanza. Erano tutti legittimisti i vecchi Signori, immuni dalla lebbra rivoluzionaria che aveva invaso la città; mal si acconciarono al nuovo stato di cose, e così ebbero inizio le persecuzioni più o meno legali, culminate nel 1867 con la chiusura e lo scioglimento della Congregazione. Nel 1868 già troviamo la “Ex Confraternita dell’ Addolorata” incorporata nella Congrega di Carità. La nobile associazione è ormai finita.
E qui per carità di patria è meglio stendere un velo pietoso sugli anni che seguirono: basti accennare soltanto che la bella elegantissima Chiesa del patriziato sorrentino e la venerata Immagine della SS. Vergine, videro spesso accasermati soldati e bande musicali, e trasformato quasi in bivacco il Sacro recinto!
Così si ebbero periodi di chiusura, di riapertura e di interdetti”.
A prescindere dalla soppressione della Confraternita dell’ Addolorata di Sorrento, intanto, la Chiesa era stata acquisita “al demanio” ed entrò a far parte dei beni del Comune di Sorrento, ma tornò alla sua antica funzione ecclesiastica quasi sessanta anni dopo.
Il già citato Umberto Fasulo, infatti, – nella pubblicazione anch’ essa citata in precedenza – ricorda: “ma nell’ animo di tutti i buoni sorrentini era sempre viva la nostalgia della chiesa della Chiesa dell’ Addolorata, “della Chiesa dei Nobili. Fu così che nel 1938 il beneamato Arcivescovo Conte D. Paolo Iacuzio ottenne dall’ Ente Comunale di Assistenza la cessione “in uso” della Chiesa, che nell’ Ottobre del 1939 venne finalmente riaperta al culto pubblico con una indimenticabile e commovente funzione”.
Gravemente danneggiata in seguito alle scosse di terremoto che sconvolsero tutta la Campania tra il 1980 ed il 1981 la chiesa sorrentina è stata di nuovo chiusa per oltre un ventennio e solo recentemente ha riaperto i battenti.
Felicemente restaurata essa ha recuperato parte del suo “antico” splendore ed ospita spesso esposizioni di varia natura.
Chi desidera conoscere ulteriori informazioni sulla storia di questo edificio di culto, può visualizzare la pagina per l’ appunto intitolata “La storia della Chiesa”.
Chi, invece, desidera sapere cosa si può ammirare in essa, può visualizzare la pagina “Come si presenta oggi”
Fabrizio Guastafierro

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