A Johannes Ramackers il merito della scoperta

La scoperta della notizia della consacrazione della antica cattedrale di Sorrento celebrata nel 1113 è assai recente.
Eppure si trattò di un avvenimento di straordinaria rilevanza non solo sotto un profilo strettamente religioso, ma anche da un punto di vista politico.
In gioco, infatti, non c’ erano solo la fedeltà alla santa madre Chiesa di Roma ed i cospicui proventi che dalle espressioni materiali di questa fedeltà potevano derivare allo stato pontificio anche dalla Penisola Sorrentina, ma anche i delicati e sempre più precari equilibri intercorrenti tra principi longobardi e signori normanni per il controllo dei resti della ormai dissolvente dominazione bizantina nel Mezzogiorno (1).
Si era, insomma, nel bel mezzo di un “braccio di ferro” rispetto al quale il papato, intravedendo una miriade di opportunità, che spaziavano dall’ allargamento dei confini del proprio stato alla possibilità di rivendicare la supremazia del potere spirituale rispetto a quello temporale, non intendeva limitarsi a fare da spettatore.
La cosa era talmente chiara agli occhi degli uomini della Santa Sede che, in occasione dell’ evento sorrentino, fu tenuta nel debito conto l’ esigenza di far intervenire alla solenne cerimonia uno dei personaggi che, a quel tempo, era considerato più in vista negli ambienti pontifici gravitanti attorno alla persona di Papa Pasquale II: il Cardinale-Vescovo Riccardo di Albano.
Eppure, per lunghi secoli, di questa notizia si era smarrita ogni traccia.
Come si era smarrita ogni traccia di corrette informazioni relative alla preesistente cattedrale che sorgeva probabilmente a poca distanza da quella che oggi domina il Corso Italia di Sorrento.
Solo una annotazione allegata al termine di un sacramentario (2) il cui corpo principale risale all’ XI secolo (oggi custodito presso la Biblioteca Riccardiana di Firenze e catalogato come “Ricc. 299”) ci conserva le informazioni essenziali, ma al tempo stesso nitide, grazie alle quali poter ricostruire la “cronaca” di un avvenimento che non è esagerato definire epocale.
Ad onor del vero la scoperta della valenza dell’ antico manoscritto liturgico – sia sotto il profilo della sua presenza a Sorrento, almeno a partire dagli inizi del 1100, sia per la sua valenza – è da riconoscere a Johannes Ramackers.
E’ lui, infatti, che nel 1965, nel curare un interessantissimo, ma ancora poco conosciuto studio monografico dall’ eloquente titolo: “La consacrazione del Duomo di Sorrento il 16 marzo 1113 da parte del Cardinale Vescovo Riccardo di Albano” (3) non solo ha brillantemente sostenuto, per la prima volta, la provenienza sorrentina del prezioso documento (smantellando implicitamente le tesi di quanti lo volevano collegato ad altri territori), ma ha anche più che convincentemente dimostrato la bontà della sua stessa scoperta con approfondimenti, rilievi, riferimenti e calcoli di incontestabile rigore scientifico e di indiscutibile valenza storiografica.
Esaminando le poche righe a disposizione con meticolosa minuzia analitica e con sagace spirito critico, Ramacker è riuscito ad individuare ed utilizzare ogni utile spunto che si rivelasse utile per poter offrire una esauriente e convincente interpretazione esegetica e, al tempo stesso, fosse in grado di rendere incontestabili i risultati dei suoi studi.
Il merito di ufficializzare la scoperta operata dal brillante accademico in ambito locale è del Professor Vincenzo Russo che, nel libro intitolato “Le tarsie di Rocco per il Domo di Sorrento”, parlando per l’ appunto della consacrazione del Duomo di Sorrento, ha avuto modo di scrivere: “Nella biblioteca Riccardiana di Firenze è conservato, in appendice al manoscritto 299, un documento del XII secolo, dal quale, secondo il Ramackers, risulta che la Cattedrale di Sorrento, dedicata ai Santi Filippo e Giacomo il minore, fu consacrata il 16 marzo 113 dal cardinale Riccardo di Albano. La consacrazione fu fatta in onore della Vergine Maria, della Santa Croce, di tutti gli angeli, dei Beati apostoli Filippo e Giacomo, degli apostoli martiri, dei confessori, delle vergini e di tutti i santi. La chiesa venne dotata, secondo l’ uso del tempo, di molte reliquie e si stabilì di concedere, ogni primo maggio, dodici giorni di indulgenza ai fedeli che sarebbero in essa convenuti in occasione della festa dei due patroni.
Il documento non contiene purtroppo, ulteriori notizie e non ci consente di localizzare con certezza la chiesa in questione; ma lo studioso tedesco, con vari argomenti, identifica tale chiesa col duomo di Sorrento. In tal caso la consacrazione di cui si parla sarebbe avvenuta negli anni in cui il duca Sergio II, imparentandosi con i principi di Capua, assunse il titolo di princeps Surrenti, dando inizio a un periodo di breve ma crescente fortuna del potere autonomo locale” (4)
Eppure il frutto ed il tenore delle ricerche condotte da Johannes Ramackers ed i passaggi che hanno portato questo autorevole studioso alla conclusione che il manoscritto custodito presso la Biblioteca Riccardiana di Firenze fosse da ricollegare alla Cattedrale di Sorrento, sono sconosciuti ai più.
Come risultano sconosciuti ai più gli approfondimenti (precedenti e successivi alla pubblicazione dello stesso Ramacker) che, per aspetti che più o meno approfonditi riguardanti il manoscritto “Ricc.299”, hanno visto impegnati numerosi studiosi tra i quali, in questa sede, si ricordano Adalbert Ebner (5), E.B. Garrison (6), John Boe (7) e Paola Supino Martini (8), mentre per le ricerche relative ai resti della primitiva Cattedrale di Sorrento si ricordano ancora una volta gli importanti contributi monografici di Maria Teresa Tozzi (9), Armando Ottaviano Quintavalle (10), Anna Grelle (11), Carlo Ebanista (12), Roberto Coroneo (13), Francesco Gandolfo (14), Vincenzo Pace (15), Linda Vanacore (16), Ausilia Trapani (17).
Pur a dispetto di una bibliografia relativamente copiosa, insomma, la storia e le vicende remote del Duomo sorrentino sembrano essere argomenti noti ad una ristretta “cerchia” di soli “addetti ai lavori” che, se non è da circoscrivere agli appartenenti del solo mondo accademico, resta in ogni caso limitata entro spazi assai angusti perfino rispetto al territorio sul quale pure l’ antico edificio di culto ha svolto una rilevantissima funzione.
Si è in presenza di una situazione relativamente lacunosa che ci è sembrato opportuno colmare.
In effetti la lacuna alla quale si è appena fatto riferimento sembrerebbe imperdonabile, ma una giustificazione a tutto questo c’è.
Facendo eco a quanto più volte e da più parti sostenuto, infatti, lo stesso Ramacker non ha mancato di ammettere: “Purtroppo, noi conosciamo molto poco, riguardo allo specifico passato di Sorrento. Questo perché gli Archivi dell’ Arcivescovado del capitolo metropolitano e dei monasteri di Sorrento, probabilmente già durante le agitazioni interne alla Città, particolarmente però durante l’ assedio e il saccheggio della città stessa da parte dei turchi nell’ anno 1558 che procurarono un profondo danneggiamento finale, sono stati completamente persi”.
Di fronte a questa constatazione oggettiva, dunque, non è peregrino proporre il quadro delle conoscenze acquisite sulla materia.
Con ciò rifuggendo tanto da un pur giustificato spirito campanilistico, quanto da ogni immotivata volontà polemica.

Fabrizio Guastafierro

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Note:
1 Ferdinand Chalandon – “Histoire de la domination normanne en Italie et en Sicile”, pubblicato a Parigi nel 1907
Ferdinand Chalandon – “Storia della dominazione normanna in Italia e in Sicilia” (edizione italiana dell’ opera prima, la cui traduzione è stata curata da Alberto Tamburrini), pubblicata a Cassino da Francesco Ciolfi – Tipografo – Editore – Libraio, nel 2008.

2 Il Sacramentarium o Liber Sacramentorum, può essere considerato come il precursore del più moderno messale romano. Esso era un libro liturgico usato dalla Chiesa tra il VI ed il XII secolo che conteneva le formule eucologiche (ovvero relative all’ eucaristia) da usarsi da parte del Vescovo o del sacerdote nell’ amministrazione dei sacramenti ed in occasione di altro genere di celebrazioni caratterizzanti i vari tempi dell’ anno liturgico. Questo genere di manoscritti conobbe una discreta fioritura al termine di quello che fu considerato come il periodo aureo della creatività liturgica.
Soprattutto in epoche antecedenti (comprese tra il 313, data di promulgazione dell’ editto di Milano) e la fine del V secolo, infatti, era fiorita l’ abitudine di dar corpo ad estrose espressioni liturgiche che trovarono forma, tra l’ altro, nei cosiddetti libelli missarum. Di fronte a questo genere di produzione, non sempre corretta ed ortodossa, la Santa Sede ritenne di intervenire a più riprese ed in occasione di vari Concili. Ciò con l’ evidente scopo di disincentivare ufficialmente e definitivamente ogni tipo di devianza. Non a caso in occasione del IV Concilio di Cartagine (le cui conclusioni furono riprese anche da S. Agostino) fu stabilito che le composizioni liturgiche, prima di potere essere adoperate, dovevano essere controllate e rivedute da persone competenti. Successivamente in occasione del Concilio di Rilevi (416 d.C.) si stabilì che potessero essere usate colo le composizioni liturgiche approvate da un Concilio.

3 “Die Weihe des Domes von Sorrent am 16 – Marz 1113 durch Kardinalbischof Richard von Albano” in “Speculum Historiale” (Geschichte im Spiegel von geschichtsschreibung und geschichtsdeutung ovvero: La storia nello specchio della scrittura storica e significato storico) – Verlag Karl Alber Freiburg – Munchen 1965.

4 Vincenzo Russo – Le Tarsie di Rocco per il Duomo di Sorrento – stampato a Boscoreale da Franco di Mauro Editore nel 1990 – pagina 11

5 Adalbert Ebner – “Quellen und Forschungen zur Geschichte und Kunstgeschichte des Missale Romanum im Mittelalter” 1896).

6 E. B. Garrison Studies in the history of medieval italian painting III, Firenze 1957-1958

7 John Boe – “Old Roman Votive-Mass Chants” in “Western plainchant in the first millennium” edito da Ashgate per conto di Sean Gallagher, James Haar, John Nadas e Timothy Striplin nel 2002

8 Paola Supino Martini – Roma e l’ area grafica romanesca (secoli X-XIII) – pubblicato ad Alessandria da Edizioni dell’ Orso nel 1987

9 M.T. Tozzi, Sculture medioevali nell’antico duomo di Sorrento, Roma 1931

10 A.O. Quintavalle, Plutei e frammenti d’ambone nel Museo Correale a Sorrento, in “Rivista del R. Istituto d’Archeologia e Storia dell’Arte”, III 1931-32, pp. 160-183.

11 A. Grelle, Frammenti medioevali nella cattedrale di Sorrento, Napoli 1962.

12 C. Ebanista, Inediti elementi di arredo scultoreo altomedievale da Sorrento, in “Rendiconti della Accademia di Archeologia Lettere e Belle Arti in Napoli”, n.s., LXX 2001, pp. 269-306.

13 R. Coroneo, “Le formelle marmoree di Sorrento”, in Medioevo mediterraneo: l’Occidente, Bisanzio e l’Islam. Atti del Convegno internazionale, Milano, Electa, 2007, pp. 489-495.

14 F. Gandolfo, Considerazioni a margine di alcune sculture medievali di Sorrento, in “Nea Rhome” (2004) vol. 2, pp. 277-286.

15 V. Pace, Scultura dell’Alto Medioevo a Sorrento, in Il futuro dei Longobardi. L’Italia e la costruzione dell’Europa di Carlo Magno Catalogo della mostra, a cura di G. Bertelli, G.P. Brogiolo, Milano 2000, pp. 449-450, schede 429, 431-432.

16 L. Vanacore, Gli arredi marmorei medioevali dell’ antica Cattedrale di Sorrento, Tesi di Laurea in Storia dell’ Arte Medioevale discussa presso l’ Istituto Universitario di Magistero “Suor Orsola Benincasa” di Napoli, Corso di Laurea in Conservazione dei Beni Culturali, durante l’ Anno Accademico 1996 – 1997.

17 A. Trapani, La “raccolta della Cattedrale” collezionismo e reimpiego di marmi dell’ Antica Surrentum, Tesi di specializzazione in Archeologia classica discussa presso La Facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Università degli Studi di Firenze, durante l’ Anno Accademico 2009 – 2010 (relatore Prof. Paolo Liverani, correlatore Prof.ssa Gabriella Capecchi)

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