L’ importanza degli spostamenti di Papa Pasquale II

Per accreditare la riconducibilità del Sacramentario “Ricc.299” alla Cattedrale di Sorrento ed avvalorare definitivamente la tesi secondo la quale il Cardinale Riccardo di Albano celebrò – il 16 marzo 1113 – la consacrazione del Duomo del ducato sorrentino, Johannes Ramackers attribuisce grande importanza agli spostamenti fisici che videro interessati tanto Papa Pasquale II quanto l’ appena citato cardinale.
Lo studioso infatti, non trascurando di calcolare scientificamente i tempi necessari affinché i vertici pontifici si spostassero da una località all’ altra (in considerazione della lentezza dei mezzi di locomozione di cui si disponeva a quell’ epoca), non solo ha avuto modo di dimostrare che il 16 marzo 1113 il cardinale Riccardo di Albano non avrebbe potuto trovarsi in una luogo diverso da Sorrento, ma ha colto l’ occasione per sottolineare l’ importanza dell’ avvenimento che si colloca in un periodo particolarmente difficile, delicato ed importante tanto per la storia del papato, quanto per l’ intera Italia Meridionale.
In particolare lo studioso ha evidenziato che, nel corso dell’ inverno trascorso a cavallo tra il 1112 ed il 1113 Papa Pasquale II ha soggiornato per un lungo tempo nel sud Italia.
In questa sede – e prima di soffermarsi su aspetti che specificamente videro interessato il Cardinale Riccardo di Albano – appare opportuno concentrare le attenzioni proprio sulle attività del Sommo Pontefice.
Scendendo nel dettaglio Ramaker rileva che il 20 ottobre del 1112 la sua presenza è documentabile nel Laterano a Roma.
A novembre, invece, lo stesso Papa si trovava sulla via per il sud della penisola appenninica, mentre il 2 dicembre 1112 egli arrivò a Benevento, dove soggiornò fino al 18 marzo 1113, salvo poi ritornare in Laterano a Roma, nei primi giorni di aprile.
Quest’ ultima data è di grande importanza in quanto – proprio in quell’ anno
A questo riguardo c’è da evidenziare che, la Pasqua ricorreva il 6 aprile e, dunque, è più che verosimile che il Sommo Pontefice del tempo possa essere ritornato nella città capitolina per la Settimana Santa o, al più tardi, in occasione del giorno di Pasqua.
E qui cominciano le rilevazioni scientifiche più che legittimamente proposte dal Ramacker in ordine ai tempi impiegati da Pasquale II per spostarsi da una città all’ altra.
Grazie alla preziosissima collaborazione della dottoressa Claudia Cascone che ci ha aiutato nella traduzione dei testi proposti da Johannes Ramackers in lingua tedesca, possiamo affermare che, in questo caso, il ricercatore ha avuto modo di sottolineare quanto segue “Calcolando il numero dei chilometri, che separano Benevento da Roma – circa 258 km -, sarebbe stato necessario impiegare per un tratto simile ad una velocità da viaggio media (che allora corrispondeva per le strade di campagna a 20-30 km al giorno), un lasso di tempo di massimo di 9-12 giorni.
Il dato non è irrilevante perché coerente con le altre informazioni in nostro possesso.
E’ verosimile, infatti, che il tempo intercorso tra il 19 e il 30 marzo (sabato prima della domenica delle Palme dell’anno 1113) sia stato quello impiegato per affrontare il viaggio senza affrontare particolari difficoltà.
A questo punto viene da chiedersi: per quale scopo Papa Pasquale II e la corte pontificia si sono fermati nel Meridione e hanno soggiornato in una vicinanza prossima alla zona della signoria del Mezzogiorno dei principi normanni?
Di sicuro Pasquale II ha tenuto un Sinodo a Benevento nel febbraio del 1113. Lì ha afferrato con mano ordinatrice i rapporti religiosi dei palazzi campani, come dimostrano le diverse decisioni papali scaturite da questi giorni a favore del monastero di Monte Cassino.
Ma la riforma del papato aveva in quest’ epoca anche altre e sicuramente maggiori preoccupazioni.
Esse riguardavano tanto le basi della sua esistenza economica quanto quelle della sua indipendenza politica. All ’inizio dell’anno 1111 è stato tentato da Pasquale II nel famoso trattato di Sutri un accordo con l’ imperatore Enrico V.
In effetti è risaputo da tutti che questa politica del cedere da parte del papato, nel lungo periodo non otteneva grandi risultati.
La tradizionale e positiva intesa intercorsa fino ad allora tra il papato ed i principi normanni, infatti, correva il rischio di essere compromessa in un’ epoca in cui la debolezza della politica pontificia poteva procurare enormi svantaggi.
A quel tempo, negli stati normanni del Mezzogiorno, la reggenza era affidata a tre donne per i rispettivi figli minorenni. Nel più importante di questi stati, il ducato di Puglia, il 22 febbraio 1111 morì il duca Ruggiero I.

Così durante l’ anno 1112 fu adottata di nuovo, da Pasquale II, la tradizionale politica di appoggio del papato agli stati normanni meridionali come completamento della politica antitedesca dei decenni precedenti.
Ma a Benevento ci fu la rivolta degli elementi longobardi contro la signoria pontificia e contro gli intrusi normanni, che continuavano a spingersi sempre verso nord. Si trattava allora della seconda crisi tra il papato e Benevento. Pasquale II assalì Benevento sulla falsariga del comportamento del suo predecessore Gregorio VII, per fare di quel territorio una estensione dei domini pontifici e sostituire nel vecchio statuto del principato longobardo i principi con un governatore papale e la sovranità bizantino-imperiale con una pontificia.
Il nuovo sistema, che Pasquale II introdusse a Benevento, ebbe diverse e complesse criticità da superare.
La nobiltà beneventana, che si distinse per l’ attitudine alla guerra, seguì le antiche tradizioni longobarde, mentre il basso popolo, che non aveva molto da perdere, propendeva per l’ accordo pacifico con gli invasori Normanni.
E’ da evidenziare anche che a Benevento, prima dell’ arrivo del Papa, ci furono dei combattimenti e delle rivalità fin troppo pesanti.
Dopo il suo arrivo nella “capitale” di quello stato, Pasquale II non conseguì risultati particolarmente significativi.
Dopo accurati interrogatori, che furono fatti durante il sinodo locale nel febbraio 1113, soltanto nel mese seguente prese la sua decisione. Con essa il Papa sospese lo statuto del rettorato di Benevento per dare tutto il potere nelle mani di un nobile beneventano dal nome Landolfo de Graeca, che nominò comestabulus. Così facendo Pasquale II creò un ente fino ad allora sconosciuto a Benevento, che probabilmente aveva origine normanna e che comprendeva un commando militare sulla milizia beneventana. Con la scelta di Landolfo de Graeca nella veste di comestabulus il Papa, come sarebbe stato dimostrato presto, aveva fatto una buona presa perché questo reggente energico e idoneo alla guerra, subito dopo la partenza del Papa, provvide a interrompere con la violenza alcuni assalti normanni al castello, che tormentarono a lungo i beneventani.
Da questo precedente possiamo già capire la valenza dei problemi che il Papa si ritrovò ad affrontare nell’ inverno 1112/13. La titubante e tardiva risoluzione degli affari si spiega facilmente con il fatto che Pasquale II, non poteva e non voleva risolvere altri pur rilevanti problemi, se prima non avesse risolto una questione che, a suo avviso, era molto più rilevante: quella relativa agli scottanti rapporti tra papato e stati normanni meridionali.
Con questi ultimi, proprio nello scorcio di tempo considerato, si era giunti ad un accordo o si iniziava a delineare qualcosa di simile.
Nella situazione del tempo, il Papa doveva essere particolarmente interessato a trattare le future politiche comuni con i condottieri normanni dell’ Italia meridionale.
La ricostituzione dei vecchi rapporti amichevoli tra il papato e il ducato della Puglia, come pure il prossimo supporto dell’ allora ancora forte e giovane duca Guglielmo (prossimo alla maggiore età), sono stati sicuramente in questa occasione argomenti trattati tra le due fazioni, un atto che è stato mostrato in tutta pace da Pasquale II al consiglio di Ceprano a Liris il 17 ottobre 1114.
Inoltre c’è un altro motivo che ha provocato il viaggio del Papa e della sua Corte nell’Italia meridionale, e che ci consente di ritornare al punto di partenza della nostra ricerca: ovvero la notizia della consacrazione della chiesa del 16 marzo 1113.
Già Urbano II (1088 – 1099), immediato predecessore di Pasquale II, aveva interpretato la riforma del papato nel Mezzogiorno come un campo che era perfettamente adatto ad aiutare il tesoro pontificio mediante consacrazioni e raccolte di denaro.
Quando – nel settembre del 1089 – Urbano II dopo il sinodo di Melfi si recò nell’ intera Italia del Sud (e in quella occasione consacrò l’ Arcivescovo Elia di Bari, la cripta sotterranea della Chiesa di San Nicola di Bari ed il Duomo di Brindisi) fece sì che le cerimonie che lo videro impegnato si trasformassero in eventi dal cospicuo significato economico per la camera pontificia (ovvero per l’ organo amministrativo delle finanze papali).
Quando il Papa in persona o, in sua vece, un suo stretto collaboratore organizzavano la consacrazione di una chiesa, potevano essere sicuri di ricevere donazioni notevolissime se non addirittura principesche.
Così è stato anche nel caso della consacrazione del Duomo di Sorrento, che fu celebrata dal cardinale vescovo Riccardo di Albano il 16 marzo 1113, durante la domenica laetare di quell’ anno” .

Fabrizio Guastafierro

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Note:
1 I rilievi e la traduzione proposta sono tratti dall’ originale tedesco di Johannes Ramacker, della pubblicazione intitolata “Die Weihe des Domes von Sorrent am 16 – Marz 1113 durch Kardinalbischof Richard von Albano” in “Speculum Historiale” (Geschichte im Spiegel von geschichtsschreibung und geschichtsdeutung) – Verlag Karl Alber Freiburg – Munchen 1965. In questo caso si veda da pagina 584 in poi

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