L’estensione del Ducato di Sorrento

Era il 16 marzo dell’ anno del Signore 1113 quando Sorrento ebbe modo di festeggiare uno degli avvenimenti più importanti della sua storia: la celebrazione del rito di consacrazione, anzi, probabilmente, di ri-consacrazione, della sua Cattedrale e la dedica del più importante edificio sacro della Arcidiocesi sorrentina ai Santi Filippo e Giacomo, oltre che alla Vergine Maria, alla Santa Croce, a tutti gli angeli, agli apostoli martiri, ai confessori, alle vergini e a tutti i santi.
A dispetto del fatto che per lungo tempo si sia persa la memoria dell’ evento, si trattò di una cerimonia straordinariamente fastosa ed importante.
All’ epoca, infatti, Sorrento – dopo aver acquisito la sua indipendenza e la sua autonomia – si ritrovava a dominare su un territorio che, oltre all’ intera Penisola Sorrentina (dalla Punta della Campanella a Vico Equense), comprendeva anche buona parte della catena dei Monti Lattari e Stabia (probabilmente fino a giungere ai confini con le attuali città di Pompei e di Scafati) (1).
Qualcuno è arrivato a sostenere che perfino Nocera – fino a qualche anno prima, e sia pure per breve tempo – fosse stata sotto il suo controllo (2), ma questa ipotesi non ha mancato di scatenare accese polemiche e di suscitare le reazioni di chi – a torto o a ragione – non ha ritenuto di lesinare energie per dimostrarne l’ inconsistenza.

Fabrizio Guastafierro

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Note:
1 In questa sede si ritiene opportuno limitare i riferimenti bibliografici ai seguenti lavori (non senza precisare di avvertire l’ esigenza di sottoporre l’ argomento ad una più ampia ed opportuna rivisitazione):
– Nino Cortese – “Il Ducato di Sorrento e Stabia ed il suo “territorium” in “Archivio Storico per le Province Napoletane” edito a Napoli a cura della Società Napoletana di Storia Patria nel 1928.

– Carmela Guarracino – Tesi di Laurea in storia medioevale su “Origine e formazione del Ducato di Sorrento”, discussa presso l’ Istituto Universitario Pareggiato di Magistero “Suor Orsola Benincasa” di Napoli, nell’ anno accademico 1971 – 1972
– Grazia Caputo – Tesi di laurea in storia medioevale su “Il Ducato di Sorrento (IX – XI) nell’ ambito del sistema castrense romanico – bizantino nell’ Italia Meridionale”, discussa presso l’ Istituto Universitario di Magistero “Suor Orsola Benincasa” di Napoli, nell’ anno accademico 1988 – 1989
– Vincenzo Russo – “Sorrento Medievale”, stampato a Sorrento nella Tipografia Gutenmberg ’72 di Michele Gargiulo, nel 1978 (pagine 28 e 29).

2 Ottavio Rinaldo – nel secondo tomo di Memorie Istoriche della Fedelissima Città di Capua pubblicato in Napoli nel 1755 – parlando di Giordano II di Capua (che sposò la figlia del duca di Sorrento Sergio I), alle pagine 125 e 126 ha scritto, tra l’ altro: “Non solo Giordano intorno a questi tempi portatosi in Cassino, confirmò il possesso di tutt’ i beni a’ Cassinesi, ma solennemente giurò di proteggerli sempre, e l’ atto del giuramento si riferisce dal Gattula, ed assai mostrò, quanto gli fussero a cuore i Cassinesi, allorché prese apertamente la difesa dell’ Abate Senioreto, che venia molestato da Goffredo dell’ Aquila, il quale pretendea i beni usurpar della Badia. Né contento di questo, fece delle grandi donazioni a’ Cassinesi di S. Angelo in Formis. E perché egli ebbe in moglie prima dell’ anno 1111 Gaitelgrima figliuola di Sergio Principe di Sorrento, n’ ebbe in dote la Città di Nocera con tutte le terre, e casali d’ intorno, de’ quali essendo Signore nell’ anno 1117, sebbene non fusse ancor Principe di Capua, concedè agli abitanti della villa di S. Pietro alli Scafati, già suddita al detto Monastero di S. Angelo in Formis, privilegio di avere in proprietà tutto il terreno, ch’ essi avessero la prima volta coltivato, ed immunità di pagare ogni passo: con diploma dato in Castello Nuceriae: odasi la frase di questo diploma: Concedimus ipsi homines, ut qualemcumque terram de Sanum exaudinaverint in haereditatem habeant ad respondendum, sicut in matina consuetudo est fine Calzaru et percipimus, ut ipsa Ecclesia S. Petri, vel suos homines suprascriptos, neque ad Pontem Scafati, neque in Nuceria viaticum deut; Infatti Nocera era grandissima terra posseduta dal Principe Roberto II suo figliuolo”.
La stessa notizia, sempre in modo molto più sintetico è riportata da:
– Michele de Jorio, in “Discorso sopra la storia de’ Regni di Napoli e di Sicilia”, pubblicato a Napoli nel 1761, quando parlando anch’ esso di Giordano II di Capua, (a pagina 436) scrive: “Principe unto dopo la morte del suo Nipote Riccardo III. Ebbe in dote Nocera, e il suo territorio da Gaitelgrima sua moglie e figlia di Sergio Principe di Sorrento”
– Alesio de Sariis, in “Dell’ Istoria del Regno di Napoli” pubblicato in Napoli nel 1791 (a pagina 215 del Volume I): “In quest’ anno (1120) essendo accaduta la morte di Roberto Principe di Capua, gli succedette l’ unico figliuolo chiamato Riccardo III, il quale pochi giorni dopo morì, e non lasciando di se progenie, gli succedè Giordano II suo zio, fratello di Roberto suo padre. Resse Giordano il Principato di Capua sette anni e morì. Sua moglie fu Gaitelgrima figliuola di Sergio Signor di Sorrento, la quale fin dall’ anno 1111 erasi con lui sposato, e gli aveva portato in dote Nocera con molti luoghi vicini”.
– Pietro Giannone, in “Dell’ Istoria Civile del Regno di Napoli”, pubblicato in Napoli nel 1723 a pagina 108: “Resse Giordano il Principato di Capua senza disturbo per sette anni, insino al 1127, nel qual anno morì. Sua moglie fù Gaitelgrima figliuola di Sergio Signor di Sorrento, la quale fin dall’ anno 1111 erasi con lui sposata, e gli aveva portato in dote Nocera con molti luoghi vicini sottoposti a quella Città”. La stessa affermazione è contenuta anche in varie altre opere dello stesso Giannone e viene testualmente riportata anche in Biblioteca Enciclopedica Italiana stampata a Milano nel 1833. Lì la frase già riportata è trascritta a pagina 351 del 27° volume.

3 La più piccata replica a quanti hanno sostenuto la tesi secondo la quale Nocera (almeno tra la fine dell’ XI e gli inizi del XII secolo) è stata in possesso dei Signori di Sorrento è quella formalizzata da Domenico de’ Guidobaldi che, in “Affreschi della Trinità di Cava”, pubblicato a Napoli nel 1861, con malcelata stizza – a pagina 20, parlando del Castello del Parco di Nocera e di un mulino posto ai suoi piedi che finì per essere donato ai monaci di S. Angelo in Formis (chiamato dall’ autore: “S. Angelo in grotte”) – controbatte: “E prescindendo da altra memoria che se ne ha nel 1009, 1066 e 1062, come da altri documenti di Cava 2; il principe di’ Capua Giordano I, e conte di Nocera, ad istanza della di lui moglie Gaitelgrima sorella di Gisulfo II, e figliuola di Guaimaro IV pr. di Salerno, non la figliuola di Ser¬gio duca di Sorrento, come per equivoco forse di nome qualche dotto autore ha scritto, donava a Pietro abate Cavense S. Angelo in Grotte , assegnando case e famiglie in vassallaggio in esso esistenti, anche il mede¬simo molino, in pede ipnius castèlli, ubi dicilur ad mercatum.’E nel documento S. Angelo in Grotte è designato benissimo e corrispondentemente al ca¬stello ora detto del Parco, dicendosi della Chiesa di S. Angelo, quoque le¬gali modo eonstruete in monticulo, quod est prope et ante castellum et munitionem Nucerie. La qual donazione porta la data di Capua dell’anno 1086” .
Lo stesso Domenico de’ Guidobaldi, nell’ opera appena citata, alle pagine 21 e 22, ragionando più in generale su Nocera afferma: “Il che m’induce a pensare che nella irruzione e nel passaggio per la Campania delle orde barbariche, i fuggenti popoli vi avessero trovato alcun rifugio; e che i Longobardi poscia, amanti degli incastellamenti, vi si fossero stabiliti: e che passata Nocera, come abbiam detto per ragione di Gaitelgrima moglie di Giordano I, Normanno fi¬gliuolo del Principe di Capua Riccardo I, nel dominio di lui con la vasta Contea, che comprendea anche Stabia ed altri luoghi in quel tempo, addivenisse essa e de’ suoi successori residenza e posizione importantis¬sima, come si desume dalle aspre guerre sostenute contro l’ altra Casa Normanna degli Altavilla, ehe riuscirono a farsene padroni sotto il grande Ruggiero. Di poi Giordano II, Principe di Capua, e Conte Nocerino da tal Castello datava la donazione fatta a Mainardo Preposito di S. An¬gelo di Piedimonte di Rocca S. Agata degli uomini, e de’ beni della Vil¬la di S. Pietro a Scafati, come ricavasi da un documento portoci dal Gattola nel 1116. E si ha altra Carta Cavese del 1117 datata dal medesimo castello, con la quale Giordano II dichiaravasi padrone gentili¬zio del monistero e chiesa di S. Prisco di Nocera”. A tale ultimo riguardo, l’ autore (nella nota 2 proposta nella pagina 22) ribadisce quanto asserito in precedenza e cioè: “Gattola, presso di Meo ad ann. Lo stesso Gattola T.IlI.p 234 parlando di Noce¬ra data in dote alla Figlia di Sergio Pr. di Sorrento coi contorni; e quindi concessa al monistero di M. Cascino, come dal diploma actum nucerie 1117, parmi caduto in un duplice errore. Il pr. di Sorrento non era possessore di Nocera che abbiam visto data per dote a Gaitelgrima moglie di Giordano L; e Gaitelgrima figliuola del Duca di Sorrento fu la moglie di Giordano II”.

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