Sorrento patria del fondatore dei Templari?

Evidentemente un approfondimento mirante a mettere un definitivo punto fermo sull’ effettiva appartenenza di Nocera al territorio sorrentino, sia pure per un arco temporale assai circoscritto, richiederebbe spazi ed attenzioni inopportuni in questa sede.
Ciò non toglie, in ogni caso,che si tratta di una eventualità assai suggestiva, soprattutto se si tiene conto del fatto che il fondatore dell’ ordine dei Pauperes commilitones Christi templique Salomonis (ovvero la cosiddetta Milizia del Tempio) potrebbe essere stato l’ italiano Ugo dei Pagani (e non il francese Hugues de Payns), nato per l’ appunto a Nocera (allora conosciuta anche con il nome di Nocera de’ Pagani) (1), e proprio durante la controversa dominazione sorrentina di quel territorio.
Se così fosse, Sorrento potrebbe vantarsi di avere visto nascere nel proprio Stato (anche se a Nocera) una delle più belle figure del mondo delle Crociate: il fondatore dei Templari, un ordine cavalleresco di monaci–guerrieri che ancora oggi – malgrado il fatto che siano ormai trascorsi quasi sette secoli dalla sua “sospensione” – continua ad alimentare passioni, fantasie e l’ interesse degli studiosi.
Risulta chiaro che l’ argomento, per essere preso in seria considerazione, richiederebbe ben più articolati e scrupolosi approfondimenti rispetto a quelli solo abbozzati in questa sede.
Siamo consapevoli del fatto che l’ ardita ipotesi appena formulata è mutila del rigore di più meticolosi studi storiografici che pure il caso richiederebbe.
Come siamo consapevoli del fatto che solo riscontri oggettivi ancora più puntuali di quelli invece proposti possono dare vigore al tentativo di rendere verosimile (se non certa) la stessa ipotesi considerata.
Tuttavia ci piace offrire la notizia – in modo sicuramente provocatorio – per colorire, sia pure, in questa circostanza, in maniera poco più che romanzesca, il frutto delle nostre ricerche e per rendere ancora più affascinante – sicuramente in modo non troppo ortodosso – l’ atmosfera che Sorrento comunque ha vissuto in un’ epoca della quale si conserva solo uno sbiadito ricordo.
Non può esserci dubbio, infatti, che nel periodo in cui si colloca la consacrazione della Cattedrale sorrentina del 1113, la Terra delle sirene godesse di un prestigio assai maggiore rispetto a quello di cui si conserva memoria.
Tornando, invece, agli aspetti connessi alla estensione del territorio facente parte dello stato sorrentino, deve essere precisato che la materia è sicuramente complessa, e che – come oculatamente osservato da Vincenzo Russo – “Non siamo in grado di precisare con precisione i confini orientali del ducato, non solo perché manca la documentazione necessaria ma anche perché questi dovettero subire probabili modificazioni causa della natura incerta del possesso” (2).
Resta il fatto che quella che in seguito diventò la Città del Tasso – come già evidenziato – era la capitale di uno stato (che come meglio si vedrà in seguito si era appena trasformato da Ducato in Principato), la cui importanza era sicuramente superiore rispetto a quella che lascerebbero supporre le notizie di cui disponiamo ai giorni nostri.
Proprio, a quel tempo, infatti, la piccola nazione sorrentina viveva il suo momento di massimo splendore, tanto dal punto di vista religioso, quanto dal punto di vista civile e la sua importanza strategica nello scacchiere politico che vedeva impegnati i normanni nella conquista del controllo dell’ intero Mezzogiorno – a dispetto di una condizione di relativo isolamento geografico della Terra delle Sirene – era unanimemente condivisa .
Al punto che presto, le sue vicende e le sue sorti – sebbene in circostanze tumultuose – avrebbero richiamato le attenzioni di Papa Innocenzo II e del suo fidato consigliere Bernardo di Chiaravalle (che a torto o a ragione fu considerato il “padre” della regola dei cavalieri templari a cui si è appena fatto riferimento in precedenza) nella lotta contro l’ appena insediato Re Ruggiero d’ Altavilla ed uno dei suoi più strenui sostenitori: l’ antipapa Anacleto II.

Fabrizio Guastafierro

© Nessuna parte può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo elettronico, meccanico o altro, senza l’ autorizzazione scritta dell’ autore.

Note:
1 Al riguardo si veda Scipione Mazzella – Descrittione del Regno di Napoli – Pubblicato a Napoli nel 1601 e ristampato in copia anastatica a Sala Bolognese da Arnaldo Forni Ediroe nel 1997 – Pagine 703 e 704. L’autore soffermandosi sulle note relative alla famiglia Pagano, che godette degli onori nel sedile di Porto a Napoli, tra l’altro, scrisse: ”La Famiglia Pagana non è da dubitare, che non sia antica, e nobile: credono alcuni che la sua origine venghi da Bertagna; altri vogliono che sia Napoletana, ma che si riducesse poi nella città di Nocera. Io per me ritengo che ella sia più tosto Napoletana che forestiera, poiché in un’ antico in strumento dell’anno 1128, mi ricordo che si faceva mentione di un certo Ugone de Pagano Napoletano e veniva nominato con titolo di Dominus,che in quel tempo non si dava tal titolo, solo che a persone meritevole. Questo credo che sia quell’Ugone di Pagano, del quale ne fa honorata mentione nel primo libro Arrigo Pantaleone nella sua historia , che tratta, De rebus memorabilibus ordinis Ioannitarum Rhodiorum, aut Melitensium equitum terra, mariq, fortier gestis, e per usare le parole dell’ autore, dice così, “Anno sequenti, qui erat 1130, Hugo de Paganis Templariorum militum Hierosimilis primis magister, qui Regis iussu ad occidentales Princeps pro petendo ausilio ablegatus fuerat, ingenti moltitudine stipatus redijt. Gio: Pagano……….
Si vedano anche:
– Biagio Aldimari – Memorie Historiche du diverse famiglie nobili così napoletane, come forestiere – Pubblicato in Napoli – Pagina 668 e seguenti
– Filiberto Campanile – L’armi overo insegne nobili – Pubblicato a Napoli presso la Stamperia di Tarquinio Longo nel 1610 e ristampato in copia anastatica a Sala Bolognese da Arnaldo Forni editore nel 1986 – Pagina 252 e seguenti
– Bernardo Giustiniani – Historie Cronologiche dell’ origine degli ordini militari e di tutte le religioni cavalleresche – Pubblicato a Venezia presso Combi & LàNoù nel 1692 – Pagina 307
– Antonino Amico – Brevis et exacta notitia originis Sacrae Domus Templi sive Militum Templariorum in Hierusalem – Pubblicato a Palermo nel 1806 – Pagina 1
– Matteo Camera – Annali delle due Sicilie – Pubblicato a Napoli nel 1860 dalla Stamperie e Cartiere del Fibreno – Pagina 151 e seguenti del secondo volume
– Gaetano La Mattina – I Templari nella storia – Pubblicato a Roma nel 1981 da Edizioni Templari – Pagine 29-31
– Domenico Rotondo – Templari, misteri e cattedrali Pubblicato a Roma nel 1983 da Edizioni Templari – Pagina 19 e seguenti
– Fulvio Bramato – Storia dell’Ordine dei Templari in Italia – Volume I, Le fondazioni – Pubblicato a Città di Castello (Perugia) nel 1991 (e ristampato nel 1993)da Atanòr s.r.l. di Roma – Pagina 38 nota 6
– Mario Moiraghi – “L’ Italiano che fondò i templari – Hugo de Paganis, Cavaliere di Campania” – pubblicato A Milano, da Ancora Editrice nel 2005

2 Vincenzo Russo – “Sorrento Medievale”, stampato a Sorrento nella Tipografia Gutenmberg ’72 di Michele Gargiulo, nel 1978 (a pagine 28). Lo stesso autore, di seguito (pagine 28 e 29) precisa: “Si può, comunque, asserire che la parte del “territorium” corrispondente alla diocesi stabiana e compresa tra la fascia costiera, dove sorse Castellammare, e la diocesi di Lettere, apparteneva al ducato di Sorrento, in quanto il vescovo stabiano era suffraganeo dell’ arcivescovo sorrentino, la cui giurisdizione ecclesiastica raggiungeva i limiti di quella civile e politica del duca. Tale appartenenza è confermata da due documenti, compilati in Sorrento nel 1085 e datati con gli anni di governo del duca Sergio I, con i quali Gregorio, vescovo della chiesa stabiana, concede “ad laborandum et detinendum” una terra situata “in loco qui vocatur Angre”. E’ da ritenere infine che, agli inizi del secolo XII, la stessa Lettere sia stata sottoposta al dominio, forse solo temporaneo, del duca di Sorrento , che, con l’ appellativo di “proconsul et dux”, è ricordato in un’ iscrizione del 1103 trovata, in quella località, nella chiesa di San Lorenzo”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*