La vera vita di San Renato a Sorrento

San Renato fu – come si è già avuto modo di evidenziare in precedenza – il secondo vescovo di Sorrento di cui si conservi notizia.
Egli visse con molta probabilità tra la fine del IV e la prima metà del V secolo (1) ed ebbe modo di curare la guida della chiesa sorrentina in un periodo credibilmente compreso tra il 425 ed il 6 ottobre del 450 (2).
Purtroppo le notizie che ci restano al suo riguardo, sono assai poche.
Egli, probabilmente, prima di divenire vescovo, visse in una condizione di relativo eremitaggio nella zona dove oggi si trova il cimitero che porta il suo nome e lì si è creduto che siano stati a lungo seppelliti i suoi resti mortali.
Malgrado l’ esistenza di una nutrita serie di riferimenti biografici (3), infatti, non si può fare a meno di rilevare come siano spesso contradditori, infarciti di aspetti favolosi (ben lontani dalla realtà) e, comunque, poco attendibili (4).
Non a caso, proprio dedicandosi alla redazione di uno studio relativo alla vita di San Renato ed al suo culto, Pasquale Vanacore, saggiamente ha osservato: “Scrivere di un uomo vissuto nel IV – V secolo dopo Cristo, quando non si hanno informazioni dettagliate sul suo conto, è sempre un rischio, perché si può cadere facilmente nella tentazione del romanzesco o accodarsi acriticamente a quanto già scritto in passato”. (5) E, mai come in questo caso, volendo considerare la quasi totalità delle “fonti” disponibili, si finirebbe con lo sbagliare o con il contribuire ad alimentare situazioni d’ equivoco.
Interessante e verosimile (ma non certa) è l’ ipotesi relativa al fatto che San Renato, al momento della sua nascita, potesse avere un nome diverso da quello che conosciamo e che esso possa averlo mutato dopo essere approdato al credo cristiano, in seguito ad un processo di conversione.
Su questa probabilità si sofferma Pasquale Vanacore osservando: “Una informazione preziosa sul conto del nostro Santo la possiamo desumere dal suo stesso nome, confermando quanto diceva in proposito un proverbio latino: “nome est omen”, il nome è un presagio Renato è un nome sconosciuto alla romanità classica, mentre veniva usato dai cristiani ed imposto ai neobattezzati con chiara allusione alla rinascita in Cristo operata dal sacramento. In questo senso usa il termine “renatus” San Girolamo che tradusse la Bibbia dal greco al latino e fu quasi contemporaneo del Santo vescovo di Sorrento. Nel cimitero paleocristiano di Stabia, che si trovava sull’ area dove sorge l’ attuale chiesa concattedrale di Castellammare, in una iscrizione sepolcrale è testimoniato il nome “Renobatus” (Rinnovato) con lo stesso valore simbolico del nome “Renatus“. Possiamo quindi presumere che il nostro Santo, pervenuto alla fede in età adulta, ebbe il nome di Renato quando fu rigenerato a nuova vita nel battesimo e che quindi precedentemente ad esso poteva chiamarsi diversamente; se poi fosse di famiglia pagana o cristiana non potremo mai saperlo” (6).
A testimoniare la vaghezza delle notizie superstiti e l’ impossibilità di ricavare da esse notizie certe, comunque, concorre il fatto che l’ incipit a cui spesso ha fatto ricorso chiunque abbia avuto modo di scrivere di lui, nel corso degli ultimi secoli, suona grosso modo così: “Secondo la tradizione….”
Di fatto, però, le “tradizioni”, o meglio i racconti tramandatici sulla vita del Santo, sono tanti e tali che, parlando del patrono sorrentino – facendo affidamento sulla quasi totalità dei testi che ne riportano notizie – si può dire tutto ed il contrario di tutto senza avere mai, in ogni caso, la certezza di seguire un giusto filo conduttore.
Come, ad esempio, è accaduto perfino per i luoghi dove San Renato nacque, visse e morì.
Su questo punto, fortunatamente, circa una quarantina d’ anni fa, la massima autorità pontificia in grado di esprimersi in materia di culto dei santi ha pronunciato una parola definitiva circa le autentiche origini sorrentine di San Renato.
Al riguardo, infatti, Pasquale Ferraiuolo, ricorda che “… la Sacra Congregazione dei Riti, nell’ aggiornamento del Calendario liturgico promulgato il 21 marzo 1969, ha ribadito, dopo ampio esame dei documenti antichi, che San Renato era un sorrentino votato alla contemplazione e conduceva vita eremitica; per le sue preclari virtù, venne scelto, dalla comunità cristiana sorrentina, quale proprio vescovo” (7).
Da meno di mezzo secolo, dunque, Sorrento si è definitivamente re-impossessata della sua funzione di terra natale del suo primo santo patrono.
Si è conclusa così una antica “querelle” che, per oltre sette secoli, ha visto idealmente interessata anche la città di Angers per effetto del tentativo di sovrapporre il Santo campano, con un omonimo nativo e vescovo della storica capitale dell’ Angiò.
Spiegando verosimilmente le ragioni che hanno determinato l’ insorgere di un equivoco che ha prodotto effetti per quasi un millennio, Pasquale Vanacore ha scritto: “Di San Renato di Sorrento sappiamo inoltre che, per supplire alla mancanza di dati sul suo conto, si riempì il vuoto attingendo alla vita leggendaria di un non meno leggendario santo omonimo francese: San Renato di Angers. Ciò accadde a cominciare dal 1266, quando sul trono di Napoli si stabilì una nuova casa regnante, che dalla contea di Anjou nella Francia occidentale (volgarizzata in Angiò) prese il nome di dinastia angioina e regnò fino al 1435. Probabilmente gli Angioini, avendo riscontrato sul territorio campano un culto diffuso per San Renato, di cui già allora si sapeva ben poco, vollero collegare la sua figura con il San Renato loro presunto compatriota, dando origine, con l’ appoggio degli storici e degli ecclesiastici locali, ad una fantastica vita di San Renato così come ancora oggi conosciuta dal popolo di Moiano, effigiata sotto la volta della chiesa parrocchiale del paese e cantata nell’ inno al Santo.
Secondo questo bizzarro racconto, che in questa sede si riporta solo per dovere di cronaca, San Maurilio, vescovo di Angers, “partito in volontario esilio di espiazione della colpa di non essere accorso tempestivamente al capezzale di un fanciullo moribondo per amministrargli la cresima, sette anni dopo viene riconosciuto, sotto le spoglie di giardiniere del re, dagli angioini suoi compagni portatisi alla conquista della Britannia, ed è da loro ricondotto e restituito alla sua sede. Quivi egli richiama in vita il fanciullo e gli impone il nome di Renato (renatus, nato di nuovo), l’ accoglie tra il suo clero e lo educa così egregiamente da essere riconosciuto degno di succedergli, alla sua morte, sul seggio episcopale; come Maurilio, Renato sarebbe poi fuggito da Angers a Roma e di qui a Sorrento a vivere da eremita. I Sorrentini, edificati dalla santità della sua vita e scoperta la sua vera identità, l’ avrebbero voluto come loro pastore”.
L’ ultimo regnante Angioino, Renato detto il buono” – che anche per nome esprimeva la devozione per San Renato – portò probabilmente a compimento, a causa dell’ omonimia e della simpatia che suscitò, l’ opera di confusione tra il Santo di Sorrento e quello presunto di Angers; si può anche ipotizzare una traslazione di parte del corpo del nostro San Renato nella cattedrale di quest’ ultima città, capitale della contea d’ Anjou, ma ciò dovrebbe essere meglio documentato.
La suddetta vita leggendaria di San Renato, nata per compiacere la dinastia angioina e quindi per motivi più politici che religiosi, non merita alcun credito se non nella sua ultima parte, quando, cioè, riferisce che il Santo, vivendo da eremita presso Sorrento, fu dai sorrentini acclamato come proprio vescovo. Queste poche notizie, infatti, sono tra le poche cose certe che ancor oggi possiamo affermare su San Renato ed, evidentemente, lo erano nella tradizione sorrentina anche all’ epoca della nascita della leggenda angioina, che pretese, come si è detto, di riempire il vuoto che si era creato per la perdita di altre informazioni sicure sul primo pastore della nostra Chiesa” (8).
Partendo da queste premesse, dunque, non è difficile immaginare quali e quante siano le difficoltà da superare nel tentativo di proporre una biografia attendibile ed esauriente di San Renato che vada oltre i pochi cenni finora riportati.
Ciò non toglie che la sua figura ed il culto a lui dedicato – unitamente alla figura di San Valerio ed al culto di quest’ ultimo – abbiano rivestito una grandissima importanza tanto per Sorrento quanto per la sua comunità cristiana e che, partendo dagli aspetti devozionali che lo videro interessato, si possano individuare elementi di estremo interesse anche per procedere alla individuazione della intitolazione della prima cattedrale sorrentina ed alla sua ubicazione all’ interno della cinta posta a protezione del centro abitato.

Fabrizio Guastafierro

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Note:
1 In effetti la individuazione dell’ epoca in cui visse San Renato – al pari di molti altri aspetti relativi alla sua intera esistenza – è stata, ed è, al centro di accese controversie. Su questo aspetto si vedano le attente osservazioni di Bartolommeo Capasso. Questi, infatti, in “Memorie Storiche della Chiesa Sorrentina”, (edito per la prima volta a Napoli nel 1854 dallo Stabilimento dell’ Antologia Legale e più recentemente ristampato, in copia anastatica, da Forni Editore di Bologna), da pagina 10 a pagina 14, tra l’ altro, ha avuto modo di evidenziare quanto segue: “Ciò premesso, passiamo ad esporre brevemente ciò che dai sullodati scrittori rilevasi intorno alla vita del Santo, l’ epoca in cui fiorì, ed il luogo ove le sue reliquie riposano. Ed in prima notiamo la discrepanza colla quale è narrata la storia del Santo dagli Angioini e dai nostri, e specialmente per quel che riguarda la nascita ed il miracoloso risorgimento. I primi in fatti riferiscono che un fanciullo morto prima di ricevere il battesimo, fosse da S. Maurilio richiamato alla vita, e quindi per un tal miracolo datogli il nome di Renato. Che in seguito divenuto successore di questi nella Cattedra Angioina, fosse andato a Roma per visitare limina Apostolorum, e che di là partito, fosse approdato a Sorrento, ove dopo aver menato per alquanto tempo vita solitaria, venisse eletto vescovo di quella città. Soggiungono che dopo la morte del Santo, i suoi concittadini mandassero a richiederne il corpo, ma che avendolo i Sorrentini negato, ne avessero avuto ordine dal Sommo Pontefice, e quindi così venisse in patria trasportato. Aggiungono in fine, che il copro del Santo dopo molte traslazioni, riposto finalmente nella Chiesa Cattedrale di Angers fosse stato nel 1563 bruciato dai Calvinisti, e che le poche superstiti reliquie che si eran potute raccogliere, trasferite da Carlo Vescovo di Angers in un altare della stessa Cattedrale, ivi da’ cittadini e dagli stranieri fossero con somma frequenza venerate.
Il miracoloso risorgimento del Santo narrato diversamente da altri. Secondo costori, una nobile matrona del Contado Angionino dopo molti anni di uno sterile matrimonio, otteneva da Dio per mezzo delle preghiere di S. Maurilio non ancora Vescovo, un figlio, quem illa sicut promiserat, Domino consecravit habendum. Indi asceso esso S, Maurilio al Vescovado, un giorno mentre ce¬lebrava la Messa, accorse nella Chiesa la detta matrona col fan¬ciullo moribondo , affinchè prima di morire ricevesse dal S. Vescovo il Sacramento della Cresima. Ma, mentre il Santo nella celebrazione dell’ incruento sacrificio indugiava , il fanciullo mori il che tanto dispiacque al Vescovo, che fuggì dalla sua Diocesi, e se ne andò in Inghilterra , ove sotto abito di Ortolano per sette anni fece penitenza della sua involontaria mancanza. Gli Angioini intanto dolenti per l’ assenza del loro Pastore, andavano da per tutto a cercarlo, finchè alcuni loro messi inspirati da Dio giungono in Inghilterra, ove trovato il S. Vescovo, lo pregano instantemente perchè ritornasse alla sua Chiesa. Esitava egli ad annuire, ma poscia da divina inspirazione persuaso, ritorna in Angers, ove portatosi sul sepolcro del già morto fanciullo, lo richiama dopo sette anni alla vita, e dal fatto lo nomina Renato. Questi in seguito tantis promeruit florere virtutibus, ut post Maurilium Pontificalis Andegavensis Ecclesiae Cathedram postumus sortiretur et haeres. Cosi il fatto è narrato in qualche scrittore della vita di S. Maurilio. Il Magnobodo però, il più antico di essi, non parla affatto del miracoloso risorgimento del fanciullo, né indica il nome del medesimo. Rife¬risce soltanto esser egli nato da sterili genitori per intercessione di S. Maurilio, e che dedicatosi a Dio nella Chiesa di Calonna, avesse dopo la morte di S. Maurilio preseduto nella Chiesa di An¬gers. Da ultimo, né il Magnobodo, né la vita attribuita a Gregorio di Tours rammentano la partenza di S. Renato da Angers, né l’assunzione del medesimo al Vescovado di Sorrento.
Per l’ opposto, secondo narrano il Romeo e gli altri nostri patrii scrittori, il Santo nacque in Angers circa gli anni del Signore 400 da Onorato Cheotedro senatore e Bononia nobilissima matrona, i quali essendo sterili ottenevano da Dio questo frutto del loro ma¬trimonio per le preghiere di S. Maurilio Vescovo di quella città. Fanciullo ancora egli venne sorpreso da grave morbo, che quasi a morte lo condusse, e secondo altri, l’ estinse; ma essendo i genito¬ri ricorsi di nuovo alle preghiere di S. Maurilio, ottennero che il figlio risanasse, e allora lo chiamarono Renato, quasi nato un’ altra volta. In seguito morto S. Maurilio, fu Renato eletto Vescovo del¬la stessa città, quale incarico ricusando egli umilmente di assume¬re, fuggissene dalla sua patria, e per la Pannonia, andossene a Roma, e di là a Sorrento. Ivi nascostosi in una casuccia posta fuori l’ abitato, visse esemplarmente per alcun tempo; finché spar¬sasi per quelle contrade la fama della sua santità, i Sorrentini morto il Vescovo, comunque il Santo in sulle prime vi ripugnasse, lo elessero in vece di quello a loro Pastore. Avendo in fine go¬vernata quella Chiesa per molti anni venne a morte assai vec¬chio circa il 450 dell’era volgare a’ 6 ottobre, e fu sepolto nel luo¬go ove egli vivente aveva abitato.
Gli stessi fatti son narrati assai più seccamente e senza talu¬ne particolarità, che nei sullodati scrittori si rinvengono, dalle due leggende inedite di cui sopra abbiamo discorso. Sol che esse men¬tre concordano con quelli circa la nascita ed il risorgimento del Santo per opra di S. Maurilio, l’ epoca del quale é da loro deter¬minata col tempo in cui regnò Teodosio dopo la morte del tiranno Massimo, (388.495) mentre pure non diversificano per quanto ri¬guarda la di lui venuta in Italia, la vita solitaria menata in Sorrento, l’ Episcopato ottenutovi, e la morte avvenuta ai 6 ottobre, tacciono dall’ altra parte la sua elezione a Vescovo di Angers, ed a-scrivono la sua fuga da colà non al desiderio di evitare quella di¬gnità, ma affinchè abbandonando beni patria e parenti, avesse egli potuto interamente distaccato dalle cose terrene aderire, come es¬se dicono, più strettamente a Cristo.
Queste sono le varie versioni con cui la vita del Santo è a noi pervenuta.
Non minori controversie e discrepanze si rinvengono poi negli scrittori circa l’epoca in cui il medesimo fiorì. Claudio Robert nella Gallia Cristiana sull’autorità del martirologio di Rouen, vuo¬le che S. Maurilio fosse morto nell’ anno 410, nel 436 mette Nefrido sulla cattedra Angioina, a costui fa succedere nel detto Ve¬scovado S. Renato circa l’anno 450, ed infine nel 453 a S. Renato Talassio. Secondo questo computo il Santo sarebbe venuto in Sorrento tra il 450 e 453. Secondo altri, sulla testimonianza del mar¬tirologio Angioino, S. Maurilio sarebbe nato circa il 346, sarebbe stato ordinato prete circa il 376, e Vescovo nel 406 dopo essere stato sacerdote per 40 anni, e sarebbe in fine morto di anni 90 dopo anni 30 di Vescovado nel 436. Il Saussay concorda in questo computo, e quindi secondo costoro S. Renato dovrebbe porsi tra il 436 e il 453, nel qual anno è indubitato essersi in un Concilio tenuto in Angers eletto a Vescovo di quella città Talassio.
Ma stando a più antiche testimonianze, il Magnobodo riferi¬sce, esser S. Maurilio da Milano venuto nelle Gallie jam Lector ordine sotto Giuliano Imperatore, e che quindi fosse stato ordina¬to Diacono e Prete, ed indi anche Vescovo di Angers da S. Martino di Tours. Or da ciò il Launoy prende argomento a contrastare l’ esistenza di S. Maurilio, e per conseguenza anche di S. Renato. Imperocché crede molto inverosimile che nei 26 anni del Vescovado di S. Martino, avessero potuto esistere, dopo Difensore vissuto senz’ alcun dubbio nel 375 allorché intervenne all’ elezione di detto Santo alla Cattedra di Tours, secondo alcuni, altri tre Vescovi di Angers, e secondo altri, cinque, per poter far sì ch’ esso S. Marti¬no ordinasse a Vescovo di Angers S. Maurilio. Ma a ciò con molto acume risposerò i Bollandisti. Essi fanno osservare che i migliori Codici della Chiesa di Angers dopo Difensore Vescovo nel 375, mettono solo Apotelio in secondo luogo, Prospero nel terzo e S. Maurilio nel quarto. Potè, essi sostengono, Difensore es¬ser vecchio, allorché S. Martino fu eletto Vescovo di Tours, e po¬terono avere breve durata i Vescovadi de’ due successori Apotelio e Prospero, il che non presenta al certo inverosimiglianza alcu¬na. Volendo poi conciliare col loro sistema l’ opinione di quei che narrano esser S. Maurilio vissuto 40 anni nel sacerdozio, 30 nell’ Episcopato, ed esser morto di anni 90, essi credono erroneo il Martirologio Angioino per quanto riguarda l’ elezione di S. Maurilio, e congetturano non doversi dividere gli anni del sacerdozio da quelli dell’ Episcopato, per modo che il Santo secondo qnesto computo avrebbe potuto nascere circa il 327, esser ordinato Sa¬cerdote circa il 377 , Vescovo circa il 387 , e morire nel 417: cosi che S. Renato dovrebbe porsi fra il 417, e ‘l 453. Il Patriarca Antiocheno (Op.cit.. p. 362) in fine mette il Vescovado di S. Mau¬rilio circa il 376, la nascita di S. Senato nel medesimo anno, o nel seguente, la morte di S.Maurilio nel 408, la partenza dalle Gallie di S. Renato nel 409 o nel seguente, la venuta in Roma nel 411 o 12, la venuta in Sorrento nel 422 seguendo i Dittici Sorrentini, la elezione nel Vescovado circa il 425, e la morte circa il 450.Ma questo computo specialmente per quanto riguarda S. Maurilio, è alquanto contraddittorio ed inesatto.
Non mancano in ultimo dispute circa il luogo ove riposino le reliquie del Santo; poiché gli Angioini pretendono essere state le medesime per ordine di un sommo Pontefice trasferite da Sorren¬to nella loro patria, mentre che i Sorrentini dall’ altra parte contendono non essersi quelle mai tolte dalla città ove furon sepolte, e tutto al più solo alcuna parte ne avesse potuto esser concessa alla divozione dei suoi concittadini.

Ecco quel che intorno alla vita, all’epoca, ed alle reliquie di quest’insigne Vescovo trovasi nei diversi scrittori che ne han trat-tato”.

2 Pasquale Ferraiuolo -“La Chiesa Sorrentina e i suoi Pastori” (pubblicato a Castellammare di Stabia da EIDOS Nicola Longobardi Editore, nel 1991, grazie alla Venerabile Congregazione dei Servi di Maria di Sorrento” a pagina 28.
– Bartolommeo Capasso – “Memorie Storiche della Chiesa Sorrentina”, edito per la prima volta a Napoli nel 1854 dallo Stabilimento dell’ Antologia Legale e più recentemente ristampato, in copia anastatica, da Forni Editore di Bologna. Quest’ ultimo autore, in una nota riportata alla pagina 14 dell’ opera appena citata, evidenzia: “Anche il giorno della morie del Santo è controverso. Gli Angioini lo cele¬brano nel giorno 12 Novembre, il Romeo ed alcuni altri lo pongono nel giorno 5, il Calendario marmoreo napolitano, l’antico officio del Santo, e gli altri mono¬menti Sorrentini lo mettono al 6ottobre, nel qual giorno tuttora se ne celebra la festività”.
– Pasquale Vanacore – “San Renato di Sorrento – tra leggenda e storia, documenti e testimonianze” – Pubblicato nel 1999 a Castellammare di Stabia da Nicola Longobardi Editore per conto della parrocchia di Moiano. L’ autore, tra l’ altro, a pagina 10 evidenzia: “Ciò che più conta, e che fa di San Renato un personaggio reale e non fittizio, sono le indicazioni fedelmente e persistentemente tramandate del giorno della morte (dies natalis, cioè giorno della nascita al cielo, secondo il modo di intendere dei cristiani), il 6 ottobre…”.

3 Tra i tanti testi disponibili si ritiene di fare riferimento a:
– Pasquale Vanacore – “San Renato di Sorrento – tra leggenda e storia, documenti e testimonianze” – Pubblicato nel 1999 a Castellammare di Stabia da Nicola Longobardi Editore per conto della parrocchia di Moiano
– Pasquale Ferraiuolo -“La Chiesa Sorrentina e i suoi Pastori” (pubblicato a Castellammare di Stabia da EIDOS Nicola Longobardi Editore, nel 1991, grazie alla Venerabile Congregazione dei Servi di Maria di Sorrento” da pagina 27 a pagina 32.
– G. Cappelletti, in “Le Chiese d’ Italia dalla loro origine sino ai giorni nostri”, tomo XIX, stampato a Venezia nel 1864, da pagina 675 a pagina 725
– F. Lanzoni in “Le Diocesi d’ Italia dalle origini al VII secolo”, stampato a Faenza nel 1927, da pagina 246 a pagina 248.
– D. H. Leclercq in “Dictionnaire d’ Archéologie Chrétienne et de Liturgie”, tomo IX, – si veda Listes episcopales, Italia, 48, Surrentum, coll. 1481-1482, stampato a Parigi nel 1931.
– P.B. Gams in “Series episcoporum Ecclesiae Catholicae“, stampato a Graz nel 1957, Italia, 114, Surrentum, dalla pagina 926 alla pagina 927.
– P.F. Kehr in “Regesta Pontificum Romanorum, Italia Pontificia”, stampato nel 1961, VIII, Campania, da pagina 407 a pagina 408.
– Davide Romeo in “Quinque Divi custodes ac praesides urbis Surrenti”, stampato a Napoli nel 1577, da pagina 239 a pagina 270.
– G. Launoy in “Duplex dissertatio” (Dissertatio Renati Andegavensis Episcopi historiam attingens”, stampato a Parigi nel 1663, da pagina 68 a pagina 207.
– I. Eveillon “Apologia Capituli Andegavensis de S. Renato episcopo suo”
– A. Baillet, Les Vies des Saints”, stampato a Parigi nel 1739, tomo VII, da pagina 624 a pagina 625.
– Gio : Antonio Summonte, in “Historia della Città e Regno di Napoli”, edizione stampata a Napoli nel 1748, tomo II, a pagina 77
– Bollandisti in “Acta Sanctorum” Octobris”, edizione stampata ad Anversa nel 1770, Tomo III, da pagina 380 a pagina 395.
– Vincenzo Donnorso in “Memorie istoriche della fedelissima ed antica Città di Sorrento”, pubblicato a Napoli nel 1740, da pagina 53 a pagina 54.
– Antonino Cuomo – “Sant’ Antonino e i quattro vescovi santi protettori di Sorrento” – Stampato a Sorrento presso la Tipolito “La Sorrentina” nel 1991 per comto della Sezione Penisola Sorrentina della F.I.D.A.P.A. – da pagina 30 a pagina 37.
– Ferdinando Ughelli in “Italia Sacra sive de epircopis ltaliae”, nel sesto tomo della edizione stampata a Venezia, nel 1720, presso Sebastianum Coleti, pagina 595 a pagina 598.
– Rosa Artese tesi di laurea in agiografia su “San Renato vescovo e confessore di Sorrento”, discussa presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Università degli Studi di Napoli “Federico II”, durante l’ anno accademico 2000 – 2001 (Relatore: Prof. Gennaro Luongo”).
– Filippo Anastasio in Lucubrationes in Surrentinorum Ecclesiasticas Civilesque Antiquitates, pubblicata a Roma nel 1731, presso « Typis Johannis Zempel prope Montem Jordanum, da pagina 337 a pagina 378 della prima parte.
A proposito di quest’ ultima pubblicazione è interessante notare che, l’ arcivescovo sorrentino, anche conosciuto come il Patriarca Antiocheno, dedica un intero capo del suo lavoro agli scrittori che hanno trattato della vita di San Renato (“De scriptoribus vitae S. Renati”). A pagina 340 dell’ opera appena citata, infatti, l’ Anastasio scrive: “
“De sancto Renato prius Andicavensi, deinde Surrentino Episcopo, & Patrono praeter notitias, quae reperiuntur apud nostrates ejus vitae scriptores Davidem scilicet Romaeum, Paulum Regium, Ughellum, P. Philippum Ferrarium, Zacconium, & apud Historiographos Caesarem Capacium, Summontium, Carafam, aliosque, & postremo apud Nicolaum Giannettasium, quaedam etiam leguntur apud Claudium Robertum, Andream Saussay, qui hujusce sancti vitam Martyrologio Gallicano inseruit, apud Franciscum Belleforestum, Renatum Benoit Paroecum Parisiis, qui magnam excitavit ibi in sanctum Renatum devotionem, atque omnium postremum, quod sciamus, A. Baillet Gallos auctores. Praeterea de eodem sancto mentio quoque, extat apud omnes fere eos, qui sancti Maurilj Andicavensis Episcopi vitam ediderunt, & praesertim apud Marlodum, Vincentium Bellovacensem, Petrum de Natalibus, sanctum Antoninum Florentinum, Petrum Blessensem, Petrum Ribadineira, aliosque”
– Bartolommeo Capasso – “Memorie Storiche della Chiesa Sorrentina”, edito per la prima volta a Napoli nel 1854 dallo Stabilimento dell’ Antologia Legale e più recentemente ristampato, in copia anastatica, da Forni Editore di Bologna – da pagina 6 a pagina 20.
Anche questo scrittore – riprendendo alcuni degli spunti forniti da Monsignor Filippo Anastasio –, alla pagina 8 dell’ opera appena citata, (dopo essersi soffermato sul libro di Davide Romeo) indica ulteriori riferimenti bibliografici come segue: “Dopo Romeo, scrissero del Santo, tra i nostri, il Capaccio (Hist. Neap. t. 2. p. 155 ed.Gravier) brevemente come richiedeva il suo istituto, alquanto più diffusamente il Patriarca Antiocheno nelle Cristiane Antichità di Sorrento, il Ferrari nel Catalogo dei Santi Italiani ai 5 ottobre, Paolo Regio nelle Opere Spirituali P. 1. p. 611 e seguenti, l’Ughelli, ( Op. cit. ) ed in ultimo gli scrit¬tori di storia generale Summonte , Carafa, Giannattasio ed altri. Tra gli stranieri ne scrissero , oltre il Launoy, 1′ Eveillon che rispose al medesimo , con un Apologia Capituli Andegavensis de S. Renato Episcopo suo ; Andrea Saossay nel Mar¬tirologio Gallicano , Belleforest nella Vita del Santo , A. Baillet nelle Vite de’ Santi al tomo 3° ai 12 novembre, ed altri. Accennarono pure alcun che intorno alla nascita ed al miracoloso risorgimento di lui coloro che scrissero la vita di S. Maurilio Vescovo di Angers, trai quali rammenteremo principalmente Magnobodo che visse circa l’ anno 620 dell’ era volgare, Rainone Ve¬scovo di Angers scrittore del 905 nella vita falsamente attribuita a S. Gregorio di Tours, Marlodo ed altri che possono leggersi nel citato Launoy. Né Togliamo tralasciare in ultimo i Bollandoli che ne trattarono con la loro solita critica e dottrina nel giorno 6 ottobre e 15 Settembre”.

4 Sul punto si veda, tra l’ altro, quanto già evidenziato nella precedente nota n°1.

5 Pasquale Vanacore – “San Renato di Sorrento – tra leggenda e storia, documenti e testimonianze” – Pubblicato nel 1999 a Castellammare di Stabia da Nicola Longobardi Editore per conto della parrocchia di Moiano – pagine 9 e 10.

6 Pasquale Vanacore – “San Renato di Sorrento – tra leggenda e storia, documenti e testimonianze” – Pubblicato nel 1999 a Castellammare di Stabia da Nicola Longobardi Editore per conto della parrocchia di Moiano – a pagina 17.

7 Pasquale Ferraiuolo -“La Chiesa Sorrentina e i suoi Pastori” (pubblicato a Castellammare di Stabia da EIDOS Nicola Longobardi Editore, nel 1991, grazie alla Venerabile Congregazione dei Servi di Maria di Sorrento” a pagina 32.

8 Pasquale Vanacore – “San Renato di Sorrento – tra leggenda e storia, documenti e testimonianze” – Pubblicato nel 1999 a Castellammare di Stabia da Nicola Longobardi Editore per conto della parrocchia di Moiano – da pagina 11 a pagina 16. In effetti Vanacore, molto opportunamente, evidenzia di aver tratto le sue informazioni da quanto scritto – proprio a proposito di San Renato – da Domenico Ambrasi (vedasi, per l’ appunto Domenico Ambrasi, sub voce Renato, vescovo di Angers e Renato di Sorrento, in Biblioteca Sanctorum XI (1968), coll. 116-117 e 117-118).

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