San Valerio

Divenuto vescovo di Sorrento, subito dopo la morte di San Renato, San Valerio ne seguì l’ esempio riuscendo anch’ esso a conquistare – subito dopo la sua morte – la dignità di Santo e di patrono della Città del Tasso.
Ciò nonostante le notizie che lo riguardano sono assai poche.
Secondo alcune fonti, esso apparteneva alla famiglia de Apreda di Sorrento, ma questa ipotesi sembra assai azzardata soprattutto se si considera che l’ uso dei cognomi è sicuramente successivo al V secolo (epoca in cui, per l’ appunto, visse il Vescovo Valerio).
La tradizione di lui ci tramanda racconti secondo i quali esso fu discepolo di San Renato del quale seguì le scelte di vita, prediligendo l’ eremitaggio, la preghiera e la contemplazione.
E’ questa la ragione per la quale si tende ad accreditare come verosimile il 453 come anno della sua designazione alla carica di vescovo anche se non mancano ipotesi che farebbero risalire questo evento al 499 o, addirittura al 595.
In questi ultimi casi, però, i suoi rapporti con San Renato risulterebbero impossibili.

Più certa, in ogni caso, è – a prescindere dall’ anno – l’ indicazione del giorno e del mese in cui esso morì.
Tutti, infatti, sono concordi nello stabilire che essa corrisponda al 16 gennaio.
A San Valerio – così come agli altri Patroni di Sorrento – sono stati attribuiti numerosi miracoli in favore dei suoi fedeli e della sua città.
Tra questi, ad esempio, viene ricordato un prodigioso intervento (effettuato assieme ai Santi Renato, Anastasio, Bacolo ed Antonino) grazie al quale, nell’ 849, la flotta sorrentina riuscì ad ottenere una vittoria su quella saracena, nei pressi dell’ isola di Ischia.
Più recente, invece, è il racconto del prodigio grazie al quale ad un bambino sorrentino (di sette anni ed appartenente alla nobile famiglia Sersale) – nel 1644 – fu restituita la vista pochi anni dopo il ritrovamento delle spoglie del Santo, anch’ esse custodite nei pressi della scomparsa chiesa di San Severo (così come era avvenuto per i resti di San Renato).
Attualmente le sue reliquie sono custodite all’ interno della Chiesa Cattedrale di Sorrento anche nota come Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo.
Fabrizio Guastafierro

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