Progetti d’ avanguardia in epoca fascista

Se il solo richiamare alla mente l’ entrata in funzione a Sorrento di una funicolare a vapore, alla fine del 1894 può destare meraviglia, non minore sorpresa deriva dallo “scoprire” che il problema dei collegamenti rapidi tra la zona litoranea ed il centro cittadino riprese nuovo vigore negli anni ’20 del secolo scorso.
A quel tempo, infatti, i vertici amministrativi del locale municipio si ritrovarono ad esaminare progetti e proposte miranti a realizzare ascensori (o, in alternativa, “ferroviefunicolari, impianti teleferici, o sistemi di scale mobili) che potessero rendere agevole lo spostamento tra la Marina Piccola di Sorrento ed il cuore del paese.
La prima proposta avanzata in questo senso, in termini assolutamente aleatori, risale al 29 agosto 1923.
Fu in quella data, infatti, che il rappresentante della OTIS, Raffaele D’ Auria – allora operante nella sede di Corso Vittorio Emanuele 56 a Castellammare di Stabia – ebbe modo di indirizzare al Regio commissario prefettizio di Sorrento, una proposta accompagnata da interessanti materiali illustrativi.
Questi ultimi – a riprova della esperienza vantata in materia, della affidabilità aziendale e del credito vantato dall’ industria rappresentata – evidenziavano, tra l’ altro, il fatto che la OTIS, non solo aveva già curato l’ installazione di scale mobili in sostituzione di ascensori di grande portata a New York, a Londra e Parigi, ma si accingeva a fornire “le 8 scale mobili, ciascuna della portata di 8.000 persone all’ ora, per le stazioni di Montesanto e Piazza Cavour della Direttissima Roma – Napoli (tratto metropolitano)”.
L’ idea subito piacque. Tanto è vero che appena tre giorni dopo – il 1° settembre 1923 – dal Comune di Sorrento partì una cauta risposta del Commissario prefettizio: “Accuso ricevuta della lettera indicata a margine e le significo che non ho nessuna difficoltà a prendere in considerazione la proposta della S.V. per l’ impianto di un ascensore in questo comune.
Potrà pertanto la S.V., se lo crederà di suo interesse, non assumendo io alcun impegno, redigere e farmi avere il progetto”.
Ebbe così inizio una fitta corrispondenza – tra il Cav. D’ Auria ed i commissari che si succedevano nel tempo (Laquinta e Limarzi) -, dalla cui lettura si evince tra l’ altro, l’ effettuazione di sopralluoghi e rilievi curati da ingegneri specializzati nella raccolta dei dati necessari per la predisposizione di progetti e preventivi.
Il rinvenimento di documenti e grafici presso l’ Archivio storico del Comune di Sorrento – oggi, finalmente interessato ad una fase di riordino – sebbene abbia procurato cospicue testimonianze, non consente di ricostruire nel dettaglio tutte le tappe di un iter caratterizzato, tra l’ altro, da qualche ripensamento e qualche perplessità tanto sul tracciato da realizzare, quanto sul tipo di impianto da utilizzare.
Ciò non impedisce, in ogni caso, di avere un quadro estremamente chiaro della situazione.

Nei due anni successivi lettere, indagini, verifiche e colloqui si susseguirono con assiduità.
Fino a quando, nell’ estate del 1925, sempre agli atti del Comune di Sorrento, fu depositato un progetto che prevedeva la realizzazione di un articolato intervento.
I tecnici della OTIS, infatti, a quel tempo ipotizzarono di inserire l’ ascensore all’ interno di una funzionale rete di gallerie.
A valle, ad esempio, erano previsti due “tunnel”: uno con ingresso in Piazzetta S. Maria del Soccorso (ovvero a monte del parcheggio Di Leva) e l’ altro con imbocco lungo la spiaggia san Francesco (alle spalle dello stabilimento balneare oggi conosciuto con il nome di “Peter’ s Beach”). Entrambe i trafori si sarebbero dovuti congiungere in un unico punto posto in corrispondenza della terrazza del Circolo dei Forestieri (di cui allora non esisteva traccia) e da quel punto proseguire in una unica galleria destinata a terminare – sempre quasi al livello del mare – in un nuovo punto corrispondente quasi alla base settentrionale della attuale sede municipale. Lì, dunque, sarebbe stato potenzialmente realizzato l’ impianto ascensore destinato a salire quasi fino alla quota di Piazza Sant’ Antonino.
L’ ipotesi avanzata non suscitò entusiasmi e il 27 ottobre 1925, il Cav. Avv. Adolfo Limarzi, Commissario Prefettizio per la straordinaria amministrazione, pur non considerando chiuso l’ argomento ebbe modo di scrivere a D’ Auria (quale rappresentante della OTIS): “Ho veduto il progetto di un ascensore redatto dalla casa OTIS fra la Marina Piccola ed il Corso de Maio e ritengo che esso non risponda alle esigenze cittadine. L’ ascensore dovrebbe congiungere il punto più prossimo alla Marina Piccola con uno dei punti principali del paese”.
A testimonianza del desiderio di non archiviare la pratica ed anzi di realizzare un progetto ancora più ambizioso, Limarzi, nel concludere la sua lettera aggiunse: “Se la casa che V.S. rappresenta è disposta a scambiare tale progetto, senza pel momento, niuno impegno del comune, io gliene sarei grato perché mi darebbe modo di provvedere in ordina ad uno dei principali problemi di questo comune”.
Stante l’ assenza di documenti in questo senso – sebbene probabile – non è certo che la risposta possa essere stata positiva.
Fatto è che esattamente un mese dopo l’ invio della lettera al rappresentante della OTIS, il 27 novembre 1925, veniva adottata una determina commissariale dai toni più che eloquenti.
In essa non solo si rende esplicita la ferma volontà di procedere speditamente alla realizzazione dell’ intervento, ma – a testimonianza della volontà di passare da una fase interlocutoria ad una assolutamente operativa – si definisce anche la tipologia degli impianti che si ritengono essere più rispondenti alle esigenze del paese.
Sebbene destinato a non incontrare un felice esito, l’ atto deliberativo, come si potrà rilevare dalla sua lettura – presenta molteplici aspetti degni di attenzione.
Fabrizio Guastafierro

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