I Patrizi di Sorrento di cui non si conosce il seggio di appartenenza

Tra gli studiosi, gli storici, i genealogisti e gli araldisti che hanno dedicato attenzione alle famiglie nobili presenti a Sorrento nei secoli scorsi, figurano: Domenico Antonio Parrino(1), Giovan Battista Pacichelli(2), Cesare Molignano(3), Vincenzo Donnorso(4), Gennaro Maldacea(5), Bartolommeo Capasso(6), Gaetano Canzano Avarna(7) e Manfredi Fasulo(8).
Grazie a loro, a dispetto di una indiscutibile carenza documentale(9), si conservano notizie, tracce ed indizi che consentono di avere un quadro abbastanza completo della composizione dei sedili nobiliari sorrentini fino al XVI secolo.
Ciò nonostante esistono ancora elementi di estrema aleatorietà circa un discreto numero di famiglie che, pur essendo indicate tra le famiglie nobili della Terra delle Sirene, non vengono meglio collocate – con sistematicità – né all’ interno del Sedil Dominova, né all’ interno del Sedile di Porta.
Ciò non toglie che appare opportuno tenere nella debita considerazione spunti capaci di contribuire a fare ulteriore chiarezza sulla materia e che aprono la strada ad opportuni, anche se successivi, approfondimenti.
Domenico Antonio Parrino(10) , ad esempio,oltre ad accreditare come famiglie estinte, quella  dei D’ Alessandro, quella dei Casanizzola, quella dei Domini Dentici, quella dei Domini Lavinii e quella dei Domini Ligori, presso il Seggio di Porta di Sorrento ritiene che tra le casate scomparse dal Seggio Dominova di Sorrento, figurino anche quella dei Boccia, quella dei Carlino, quella degli Eusepio, quella degli Arciapella, quella degli Avita, quella dei Domini Porpora, quella degli Scafata e quella dei Domini Zucca.
Lo stesso autore, infine, non indica il seggio di appartenenza per le famiglie Domini Console, Domini Costanza, Schisana e Trincabarile che pure stimava come nobili.
Bartolommeo Capasso(11), a sua volta, tra le famiglie per le quali non viene specificato il sedile di appartenenza, indica le seguenti: Arciafella, Casamicciola, D’ Aviso, Dominidentice, Dominilavia, Dominiligoria, Dominipurpara ed Eusebio.
Nel prendere in considerazione Gaetano Canzano Avarna(12), bisogna prendere atto del fatto che l’ autore, tra le famiglie patrizie di Sorrento estinte, per le quali non indica il seggio di appartenenza, indica: D’ Alessandro, Arciafella, D’ Aviso, Casamicciola, Carlino, Dominidentice, Dominilavinia, Dominiligoria, Dominipurpara e Pellegrino.
Manfredi Fasulo(13), infine, afferma che, nel 1601, già risultavano estinte le famiglie: Porpora, Scrofani, Arciafellis, Ligorii, Zucca, Casamicciola, Alessandri, Eusebio, Pellegrino, Marini, Carbone, Fiore, Porta, Eufemio, Proto e Comite.
Lo stesso Manfredi Fasulo(14), inoltre, nel fornire anche ulteriori spunti, specifica che nel 1452 si estingueva a Sorrento, la famiglia Dominova che, evidentemente, dovette appartenere all’ omonimo Sedile nobiliare.
Ancora più articolatio e complessi, in ogni caso, sembrano gli spunti contenuti nello studio di Vincenzo Donnorso(15) il quale, oltre a fornire spunti sulle famiglie nobili di Sorrento, si sofferma anche sui legami matrimoniali che hanno portato queste ultime a stringere rapporti con altre famiglie nobili (quasi tutte dell’ Italia Merdionale).
Di fronte all’ assenza di ulteriori elementi di valutazione, purtroppo, allo stato non è possibile affermare con certezza se le famiglie cui pure si è fatto riferimento abbiano goduto degli onori delle piazze nobili di Sorrento, o se, viceversa, non debbano essere considerate come facenti parte del novero di quella Nobiltà Fuori Seggio di Sorrento su cui si sofferma Gaetano Ganzano Avarna(16).
Quest’ ultima “categoria” di aristocratici sorrentini, però, merita un discorso a parte.
Fabrizio Guastafierro

NOTE:

(1) Domenico Antonio Parrino, “Napoli città nobilissima, antica e fedelissima, esposta agli occhi et alla mente de’ curiosi” pubblicato a Napoli nel 1700.
(2) Giovan Battista Pacichelli, “Il Regno di Napoli in prospettiva”, ristampato a Bologna 1979.
(3) Cesare Molegnano, “Descrittione dell’origine sito e famiglie antiche della città di Sorrento”, Chieti 1607. Ristampato a cura di Benito Iezzi da Il Sorriso di Erasmo, Massa Lubrense 1977.
(4) Vincenzo Donnorso, “Memorie Istoriche della Fedelissima, ed Antica Città di Sorrento” Stampato a Napoli nel 1740.
(5) Gennaro Maldacea, “Storia di Sorrento”, stampato a Napoli nel 1841 e ristampato a Bologna da Forni Editore nel 1969.
(6) Bartolommeo Capasso, “Il Tasso e la sua famiglia a Sorrento”, stampato a Napoli dalla Stamperia di Matteo Vara nel 1866 e ristampato a Napoli da Edizioni Scientifiche Italiane nel 1997
(7) Gaetano Canzano Avarna, “Cenni storici sulla Nobiltà Sorrentina”, stampato a Sant’ Agnello dalla Tipografia Editrice all’ insegna di San Francesco d’ Assisi nel 1880 e ristampato, a cura dell’ Associazione Studi Storici Sorrentini presso la Tipolitografia Gutenberg ’72 di Sorrento, nel 1992.
(8) Manfredi Fasulo, “La Penisola Sorrentina – Istoria – Usi e costumi – Antichità”, pubblicato a Napoli presso il Premiato Stabilimento Tipografico del cavaliere Gennaro Maria Priore nel 1906 e ristampato prima a cura di Beatrice Elena Fasulo in Gargiulo nel 1973 e, poi, a cura di Gerardo, Giuliana e Fabrizio Gargiulo, a Napoli nel 1993, presso le Arti Grafiche “Il Cerchio”.
(9) Come pure ricordato altrove, gran parte dei documenti sorrentini sono andati perduti in seguito alla invasione saracena del 13 giugno 1558 (sul punto si veda, tra gli altri Salvatore Ferraro in “La distruzione di Sorrento ad opera dei Turchi nel 1558”, estratto dalla Rassegna del Centro di Cultura e Storia Amalfitana – Numero 4 stampato ad Amalfi nel 1982) ed alla distruzione dell’ Archivio della Cancelleria Angioina  in seguito all’ incendio che il 30 settembre 1943 vide interessata la villa di San Paolo Belsito – dove la preziosissima raccolta era stata trasferita assieme ad altri documenti importantissimi, perché unici, durante la Seconda Guerra Mondiale – (“I Registri della Cancelleria Angioina ricostruiti da Riccardo Filangieri con la collaborazione  degli Archivisti Napoletani” – I volume ristampato presso l’ Accademia Pontaniana di Napoli nel 1963. Prefazione a Pag. VII.
(10) Opera già citata nella nota (1).
(11) Opera già citata nella nota (6).
(12) Opera già citata nella nota (7).
(13) Opera già citata nella nota (8) pagine 118 e 119.
(14) Opera già citata nella nota (8) pagina 61.
(15) Opera già citata nella nota (4).
(16) opera già citata nella nota (7) dalla pagina 42 alla pagina 57.

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