4) Gli stemmi simili a quello di Sorrento

Avendo ben chiarito e ribadito che, in araldica, la scelta dei colori, delle figure e di quant’altro possa contribuire a caratterizzare un stemma è frutto di precise valutazioni e testimonia chiari significati, una indagine sulle insegne simili a quella della città di Sorrento potrebbe apparire priva di significato.
Soprattutto se non si registrano perfette coincidenze.
Tuttavia l’approfondimento non è superfluo specie se serve – come nel nostro caso – ad eliminare ipotesi insostenibili o, viceversa, ad indicare possibili piste da seguire.
Per questo non si è trascurata l’opportunità di approfondire uno studio sulla materia cercando di estenderlo, al territorio nazionale e, per quanto possibile, anche all’araldica gentilizia italiana e di alcune altre nazioni europee.
Grazie ad una ricerca approfondita e scrupolosa (ma non per questo da considerarsi esauriente dell’argomento, né definitivamente esaurita), sono stati rilevati particolari che, in qualche caso, possono fornire spunti per rilevazioni statistiche; in altri, alimentare la curiosità; in altri ancora, stimolare interesse.
Prima di procedere oltre è bene chiarire che ai significati espliciti di alcuni elementi, si alternano quelli più ermetici di altri. Se è vero che l’uso degli stemmi, tra l’altro, ha avuto il dichiarato scopo di testimoniare onori, qualità, virtù e nobiltà delle famiglie e delle comunità che vi si identificano è altrettanto vero che, con il trascorrere degli anni, possono essersi verificati fatti e circostanze che hanno richiesto modificazioni.
Nella maggior parte dei casi, le “armi” sono rimaste immutate nel tempo, ma non sono infrequenti “rivoluzioni” più o meno significative, avvenute con l’arricchimento di nuovi elementi o con sostanziali modificazioni degli stemmi.
Soprattutto nel caso delle “armi” gentilizie”, ad esempio, il fenomeno ha dato vita alla elaborazione del sistema delle “brisure” (dal verbo francese che vuol dire “rompere” o “spezzare”), nato per rispondere a varie esigenze. Tra queste, ad esempio, proprio quella di creare “rotture” rispetto al passato o di “spezzare” la propria storia di famiglia conferendo particolare importanza ad un determinato momento storico, o di “integrare” la simbologia per lasciare traccia delle intervenute novità.
Questo sistema prevede almeno una dozzina di possibili variabili:
• Aumentare il numero delle figure pre-esistenti con nuove figure d’altro genere.
• Diminuire il numero delle figure pre-esistenti omettendone qualcuna.
• Aumentare il numero delle figure dello stesso tipo.
• Diminuire il numero delle figure dello stesso tipo.
• Cambiare la posizione delle figure.
• Cambiare la forma o la dimensione delle figure.
• Cambiare gli smalti e conservare inalterate le figure.
• Cambiare le figure e lasciare inalterati gli smalti.
• Cambiare i colori e conservare inalterate le figure.
• Cambiare le figure e lasciare inalterati i colori.
• Permutare gli smalti.
• Inserire nuove partizioni.

Ma quali erano le ragioni che potevano determinare la necessità di ricorrere al sistema delle brisure e, dunque, di modificare lo stemma originario?
Cercando di non avventurasi in discorsi riservati agli “addetti ai lavori” è possibile individuare almeno tre ragioni: Nell’acquisire nuovi onori, titoli o feudi, le famiglie nobili valutavano l’opportunità di caratterizzare ulteriormente il proprio stemma con nuovi elementi attestanti i motivi di distinzione, o l’intervenuto arricchimento con nuovi domini o l’assunzione del ruolo di “paladino” (o portacolori) di una determinata realtà. Gli appartenenti ad un ramo cadetto di una famiglia già nobile, nell’acquisire propri onori, titoli o feudi, per consacrare anche visivamente la propria emancipazione rispetto ai diritti del “maggiorascato” (spettanti ai primogeniti di sesso maschile) valutavano, a secondo dei casi, di fregiarsi con un nuovo stemma o di caratterizzare quello della famiglia d’origine con propri elementi distintivi che non escludevano quelli, per l’appunto previsti dal sistema delle “brisure”.
I matrimoni tra appartenenti a famiglie nobili a partire dal secolo XII hanno dato vita alla nascita di quel fenomeno (che ha definitivamente preso piede nel XV secolo) culminato con la produzione delle cosiddette armi composte.
Alla luce di queste brevi premesse, dunque, sarà facile comprendere come mai, tra gli stemmi simili a quello di Sorrento ce ne siano alcuni che, pur appartenendo a componenti di una stessa famiglia nobile, differiscono tra loro.
Quanto agli stemmi civici, invece, è chiaro che le eventuali variazioni possono essere state provocate da eventi e decisioni, di grande rilevanza, che hanno visto interessata l’intera comunità locale. Una particolarità, questa, che – come si vedrà in seguito – potrebbe avere riguardato anche la città di Sorrento.
Un primo aspetto degno di nota, in ogni caso, riguarda l’araldica pubblica.
Malgrado il fatto che fusi e losanghe siano considerati come elementi caratterizzanti alcune delle “pezze onorevoli” più diffuse, abbiamo avuto modo di rilevare che tra gli oltre 7.000 stemmi civici che si possono visionare consultando le pagine web del sito www.araldicacivica.it, ce ne sono meno di 10 che si caratterizzano, per l’appunto, con l’utilizzo di fusi o losanghe.
Essi appartengono a Ragogna (Ud); Missanello (Pz); Carinola (Ce); Petritoli (Ap); Argelato (Bo); La Magdeleine (Ao) e Bastida de’ Dossi (Pv).
Una circostanza, questa, sicuramente singolare e che, in ogni caso, conferma l’unicità dello stemma della Terra delle Sirene tra quelli degli enti pubblici italiani.
Una ultima puntualizzazione di carattere preliminare, infine, riguarda la perfetta osservanza delle leggi araldiche che si riscontra nell’arma sorrentina.
Tra quelle individuate dal Crollalanza, ad esempio, spiccano quelle secondo le quali:
• Le armi più semplici sono anche quelle più belle.
• Le armi devono portare le figure (o “pezze onorevoli”) di metallo, su campo di colore.
• Le figure non devono toccare la punta dello scudo.
• Il metallo deve stare nel punto più nobile dello scudo.
Tutte prescrizioni puntualmente osservate per l’insegna della Città del Tasso.
Quanto all’accostamento con gli stemmi gentilizi, invece, si può rilevare che l’utilizzo di fusi e losanghe è assai più frequente.
Tuttavia non esistono in ambito nazionale – per quanto è stato possibile verificare – perfette coincidenze con l’arma di Sorrento. Diverso è il discorso per altre nazioni del “Vecchio Continente”.
Al riguardo è bene ribadire che la nostra ricerca, per quanto condotta con scrupolo, ha visto interessati “solo” una trentina di migliaia di stemmi appartenenti a famiglie patrizie italiane e quasi altrettanti appartenenti a famiglie nobili europee.
Apparentemente si tratta di quantità enormi. Eppure esse non rappresentano che poche gocce rispetto a quello che può essere considerato l’oceano araldico.
Ciò non toglie che tra le armi visionate ce ne sono alcuni che riteniamo essere particolarmente degni d’attenzione per le ragioni che meglio saranno chiarite in seguito.

© Testo integralmente tratto da “Lo stemma della Città di Sorrento, origine e significato, certezze ed ipotesi, note araldiche e cavalleresche” di Fabrizio Guastafierro, pubblicato a Sorrento nel 2005 da Edizioni Gutenberg ’72 Sorrento

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