4) L’ evoluzione della Costiera Sorrentina

CAPITOLO II
MODELLO INSEDIATIVO DELLA PENISOLA SORRENTINA
Dinamica evolutiva
Lo spazio costruito della Penisola sorrentina è caratterizzato da una rilevante ed intricata stratificazione morfologica e funzionale. Così come, a seguito dei tanti interventi umani sul territorio, assai complesso è il rapporto che si è stabilito con lo spazio naturale.
Ciò evidentemente rende quasi impossibile dare una definizione sintetica ed immediata del modello insediativi, ovvero delle regole secondo le quali i centri abitati si relazionano tra loro e con il sito.
Le stratificazioni esistenti testimoniano in ogni caso che il modello insediativo sorrentino, che innegabilmente risente della natura dei luoghi, è soprattutto il prodotto della storia, di una storia antica e tormentata che ha finito con il privilegiare nettamente quelle che potremmo chiamare le linee di costa.
Ne è derivato un tipo di sviluppo – su tutti i piani: economico, urbanistico, sociale – che anche in virtù delle situazioni orografiche, si è andato innestando su di un unico lungo asse di supporto, luogo di accumulo di molteplici funzioni, che si snoda per la gran parte del suo andamento lungo le curve mediamente più basse del territorio peninsulare.
Si può quindi dire che la dissonanza, oggi forse meno chiaramente avvertibile rispetto a qualche anno fa, tra la fascia costiera e aree interne trovi le sue ragioni più nella storia che nel sistema dei vincoli geografici.
Una componente determinante nella scelta dei siti da urbanizzare deve essere stata di sicuro la loro posizione rispetto al mare.
La prossimità alle marine si è storicamente configurata come uno dei principali fattor di localizzazione per gli insediamenti umani, poiché i rapporti di relazione con l’ esterno, e non solo a lunga distanza, avvenivano soprattutto per le vie dell’ acqua.
Non a caso i primi colonizzatori della penisola sorrentina si insediarono sulla costa, anche se tale scelta era completamente dettata dalla necessità di evitare, per quanto possibile, conflitti diretti ed immediati con le popolazioni locali, e non a caso i primi centri abitati di una certa consistenza sono sorti lungo la costa.
Pertanto la costa eserciterà un forte magnetismo e vi si accumulerà un potenziale sempre più consistente tant’è che le generazioni che si sono susseguite sul territorio peninsulare, anche quando lo stato della tecnologia avrebbe consentito di collocarsi altrove hanno sempre privilegiato la fascia costiera, ciascuna attestandosi secondo un processo a catena sui “punti fissi” via via ereditati da quella precedente.
In epoca pre – romana, il modello degli insediamenti era del tutto puntiforme giacchè tra i nuclei abitati allora esistenti sulla penisola v’ erano forti soluzioni di continuità e le connessioni via terra erano piuttosto labili.
I centri più propriamente urbani erano due: la città di Sorrento ed un altro agglomerato, assai più piccolo e parecchio distante da questa, ubicato sul promontorio di Vico equense.
Tutto lascia credere che questi due insediamenti non fossero collegati se non da qualche stretto sentiero di cui, tuttavia e perlomeno finora, non è stata ritrovata alcuna traccia, né esiste alcun tipo di documentazione; ma è evidente che la loro ubicazione e lo stato della tecnologia nel campo dei trasporti, che a quei tempi era molto più sviluppata nelle vie del mare rispetto a quelle di terra, ne assicurava ugualmente rapporti di scambi commerciali.
I bisogni legati all’ esercizio del commercio, nel frattempo, avevano portato alla creazione di più di un punto di approdo dotato delle relative strutture di supporto.
La posizione degli approdi e dei veri e propri nuclei abitati definiva una direttrice di sviluppo “sul mare” che verrà poi sostanziata dai romani con la costruzione di una strada carrabile di collegamento tra la penisola Sorrentina ed il territorio esterno, il cui andamento in larga approssimazione è leggibile nella tabula peutingeriana (1).
La strada partiva dal capo Ateneo (punta della Campanella) ai piedi del quale si trovavano due piccoli scali assai utili per il collegamento della vicina isola di Capri, e si portava al santuario dedicato alla dea Atena e da qui si portava a Sorrento e verso la piana; poi, dopo aver attraversato il valico di Alberi e la Valle del rio d’ Arco, si andava a congiungere con la via Stabiana dalla quale si dipartivano due importanti arterie, l’ una di collegamento con Nocera, l’ altra con Pompei.
Con i romani il modello insediativo della Penisola Sorrentina si ancora definitivamente sulla costa; sebbene in età imperiale e tardo-imperiale i nodi forti della sua struttura saranno di fatto le numerose villae marittimae, spesso vere e proprie unità produttive dotate di approdo sul mare. La strada Sorrento-Stabia, pur con alterne fortune, si definirà come sempre più importante arteria di traffico commerciale e perciò contemporaneamente, asse di supporto di nuovi insediamenti urbani.
Per quanto concerne l’ area sorrentina, i migliori requisiti li presenta la planities (nome con cui i Romani denominavano “il Piano”) ovvero la fascia pianeggiante che si affaccia a mare tra Sorrento e la Punta Scutolo (immediatamente ad ovest di Vico Equense) e che in massima parte si dispiega a valle del tracciato viario romano.
Col tempo quest’ area verrà coinvolta da un fitto tessuto di piccoli nuclei abitati o “casali”. Il modello insediativi è “a pettine”: i nuclei sono infatti, serviti da strette strade dirette verso il mare, più o meno ortogonalmente alla linea di costa.
L’ innesco del processo di sviluppo economico del Piano e di relativa crescita demografica si deve agli Angioini. Questi, razionalizzando la produzione degli agrumi, daranno un forte impulso al sistema, poiché lo sviluppo del settore agricolo indurrà quello di altri settori: in particolare quello del commercio e della marina mercantile, che comunque vede nel centro egemone di Sorrento il più importante scalo peninsulare per i traffici commerciali con Napoli, capitale del Regno.
Dagli Angioini in poi il rapporto del Piano con il mare si consolida; non a caso ancora oggi esso è la patria della gente di mare della Penisola Sorrentina, oltre che di non pochi armatori (nell’ Ottocento il compartimento marittimo di Meta e Piano di Sorrento registrava un naviglio tra i più grossi d’ Europa).
Il turismo, uno di quei settori attualmente più solidi, fa parte di una vicenda assai più tarda. Esso dalla seconda metà dell’ Ottocento a tutta la prima metà del Novecento interesserà quasi esclusivamente la città di Sorrento ed una ristretta area circostante, molto marginalmente gli altri centri del Piano. Qui in questo periodo andranno acquistando sempre più importanza la cantieristica navale ed il commercio marittimo e continueranno ad essere intensamente praticati, come del resto avverrà ancora per molto tempo anche per Sorrento oltre che naturalmente per Vico Equense e Massa Lubrense, l’ agricoltura e l’ allevamento del bestiame.
E’ solo a partire dagli anni cinquanta che il turismo nel Piano, in un primo momento solo di èlite e perciò con impatto fisico molto circoscritto (l’ edificazione a scopo turistico, come inizialmente a Sorrento, sarà limitata ad alcune ville e qualche albergo), si configurerà come una componente di crescente importanza nello sviluppo economico dell’ intera area e diverrà un settore pervasivo nella crescita urbana dell’ area stessa.
La situazione del Piano comincerà rapidamente a cambiare, e sempre più rapidamente, a partire dalla seconda metà del Novecento. In verità a circa cent’ anni dalla costruzione della cosiddetta strada “Sorrentina” voluta dai Borbone (l’ attuale S.S. 145) bisogna sottolineare come la stessa, indubbiamente ben lungi da ogni tipo di immaginazione si rivelerà un elemento determinante nell’ ambito del processo di rottura degli antichi equilibri peninsulari.
Nei primi anni del Novecento alcuni casali del Piano, quelli che ne rivestiranno anche il ruolo di luogo centrale rivelano una chiara tendenza a saldarsi tra loro. Sempre più rapidamente, quasi tutti gli spazi interstiziali tra un casale e l’ altro si trasformeranno in altrettanti spazi edificati.
Man mano che gli spazi interstiziali si esauriscono, si va configurando in maniera sempre più netta un “continuum” edificato che investe quasi ininterrottamente tutte le zone più o meno pianeggianti che vanno da Sorrento a Meta, un lungo nastro che ingloba tutti i casali intermedi. Tra gli anni Sessanta e Settanta saranno per l’ appunto questi casali, compreso quello di meta, che acquisteranno eri e propri connotati di località centrale. Il resto dei nuclei abitati collocati nel loro intorno più immediato, privati del loro ruolo e della loro identità, perderanno anche gli originari caratteri distintivi ed assumeranno l’ aspetto di frange periferiche senza precisi punti di riferimento e di aggregazione.
Con la costruzione della strada borbonica, che attraversa Vico Equense, il processo di crescita coinvolgerà naturalmente anche quest’ ultima città. Va ricordato che “fino al 13 marzo 1832, anno in cui Ferdinando II di Borbone con un suo Rescritto, ordinava l’ esecuzione di una strada rotabile da Castellammare a Sorrento” (dopo tre mesi si apriva una traccia cavalcabile fino a Meta), per andare a Castellammare o si adoperava la barca (il cosiddetto vuzzo=gozzo) o bisognava percorrere la strada montana della sperlunga, che “si dice fatta costruire da Alfonso d’ Aragona, il quale si forniva a Vico di uomini e vino”. (2)
Per andare a Meta bisognava prendere l’ antica strada o la strada montana dei “mirti”, di cui si trova menzione nelle cedule della Regia tesoreria del 1342 (strada del Valico di Alberi).
Il processo di sviluppo, una volta avviato, porterà a definire con ritmo sempre più accentuato un unico sistema urbano, basato su un unico asse di supporto (quello per l’ appunto costituito dalla suddetta strada, ora statale) che, sebbene non ricalchi se non in parte il vecchio tracciato romano, ne erediterà in pieno il ruolo e diverrà, oltre che il luogo centrale del sistema, anche il luogo della sua massima congestione.
Tutto ciò non toccherà e non solo per motivi di accessibilità l’ intero territorio di Massa Lubrense. Gli abitanti del territorio lubrense hanno vissuto vicende assai differenti da quelle degli altri abitanti peninsulari.
Tra l’ altro, contrariamente a quanto accaduto per Vico equense ed i centri del Piano di Sorrento, essi sono riusciti a mantenere, si può dire costantemente, la propria indipendenza da Sorrento oltre che a scongiurare con ogni mezzo possibile i ricorrenti tentativi di infeudamento. Questa ferma volontà dei lubrensi di sottrarsi in qualsiasi modo a tentativi di tipo egemonico esterno ha auto il suo peso nella formazione del sistema urbano, che in sostanza è cresciuto per spinte endogene al territorio di appartenenza.
Tuttavia il modello insediativi che caratterizza il promontorio lubrense – di tipo policentrico – è dovuto ad altre ragioni tra le quali le più importanti sono la grande estensione territoriale e la tormentata oromorfolgia dei luoghi. La componente decisiva è stata tuttavia la “città mancata”, ovvero il fatto che la città è venuta storicamente meno, nonostante numerosi sforzi fatti dalla leadership locale per crearla. In assenza di un forte punto di riferimento”centrale” i lubrensi, vissuti praticamente sempre nei casali, hanno continuato a vivere organizzati per nuclei urbani distinti tra loro.
A questo punto occorre tentare di classificare il modello insediativo della penisola sorrentina facendolo rientrare in qualche modo entro le logiche e i significati degli schemi urbanistici canonici. (3)
In sostanza si può affermare che il sistema insediativi sorrentino è articolato in due sub-sistemi. (figura 2.1)
Il primo sub-sistema interessa Sorrento ed i centri del Piano – appartenenti ai comuni di Sant’ Agnello, Piano di Sorrento e Meta fino a cucire o quasi la città di Vico Equense e i suoi ex borghi (quelli immediatamente a ridosso del perimetro delle antiche mura) nonché il casale di Bonea, che ne sono a tutti gli effetti parte integrante. A questo sub sistema si potrebbe tranquillamente assegnare il nome di “continuum urbano” sorrentino.
Il secondo sub-sistema è di tipo policentrico, sebbene non si possa parlare di effettivo policentrismo, che presuppone la presenza di centri dotati tutti o quasi, di una relativa autonomia. Questo secondo sub-sistema, che anche per questioni di accessibilità gravita sul primo, comprende tutti i casali dislocati intorno al piano ed alla città di Vico Equense. Ci troviamo di fronte ad una zona morfologicamente complessa, che si protende in modo assai irregolare sul mare articolandosi in piccoli crinali, cale, piccole baie e penetrazioni vallive e che all’ interno presenta alcuni terrazzamenti, tradizionalmente chiamati “valli” e così designati anche nella letteratura storico-geografica che riguarda questi luoghi. Le relazioni interne al suddetto “Anfiteatro” e molte di quelle con l’ esterno, che fino all’ Ottocento erano affidate a semplici sentieri o strade interpoderali perfettamente coerenti con la natura dei siti e degli insediamenti, sono oggi in gran parte assegnate a larghe strade carrabili. Molti sentieri storici caduti in disuso sono letteralmente scomparsi ed altri vanno scomparendo; nel frattempo, esaurite ormai le aree più appetibili (costiere), la nuova edificazione avanza via via verso le zone più interne mettendo in serio pericolo gli antichi equilibri e “distruggendo” lentamente ed inesorabilmente l’ interessante patrimonio storico – architettonico – ambientale. Ciò nonostante tutto il contesto permane, perlomeno finora di enorme interesse. Pertanto, ricorrendo ad una sintesi stringata ma efficace, si può dire che il modello insediativo della penisola sorrentina si definisce attraverso due tipi di centri; le città, da una parte, e i casali, dall’ altra.
(1) La Tabula Peutingeriana è la pubblicazione di un’ unica carta geografica della rete stradale dell’ Impero Romano pubblicata agli iniz del ‘500 dall’ umanista tedesco K. Peutinger.
(2) De Gennaro L., “Vico equense ed i suoi villaggi”, Napoli 1929, pagine 12 e 13.
(3) Jalongo G., “Città e Casali della Penisola Sorrentina”, Officine Edizioni, Roma 1993, pagina 15 e seguenti.
© Testo integralmente tratto dalla Tesi di Laurea intitolata “Il sistema dell’ accessibilità in Penisola Sorrentina”, discussa dal Dott. Marco Fiodo, nell’ anno accademico 2000/2001 presso la Facoltà di Scienze politiche dell’ Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Relatore Prof. Italo Talia.
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