6) Primi accenni sul possibile significato dello stemma della Città di Sorrento

L’analisi di quelle che abbiamo definito come le “ipotesi insostenibili”, nello sgomberare il campo da numerosi equivoci, a nostro avviso, lascia lo spazio per avvalorare un’unica tesi superstite.
I cinque fusi contenuti nello stemma sorrentino sono da porre in relazione ai patroni cittadini:
Sant’Antonino, Sant’Attanasio, San Bacolo, San Renato e San Valerio.
Ad avvalorare questa interpretazione – al di là del fatto che non sono individuabili altre eventualità – concorrono diversi elementi tra i quali due sembrano essere decisivi.
1) Dal punto di vista araldico, ad esempio il richiamo ai protettori celesti ben si concilia tanto alla valenza riconosciuta agli aspetti fideistico-religiosi, quanto a quella riconducibile alla difesa della comunità locale, che si vogliono leggere nelle insegne della città del Tasso.
I miracoli attribuiti (individualmente e collegialmente) ai patroni nello scongiurare gli effetti devastanti di invasioni considerate certe o di scontri militari destinati a concludersi con altrettanto certe sconfitte, sono numerosi.
Come quello ricordato a proposito della liberazione di Sorrento dall’assedio del principe Sicardo (nell’anno 835), o come quello che avrebbe comportato la vittoria contro i saraceni (nell’849), o come quello che avrebbe posto fine all’assedio del generale Grillo nel 1648.
Ciò senza sottovalutare la tutela dell’incolumità cittadina sul fronte “sanitario” riconosciuta dai fedeli in occasione dell’epidemia di peste del 1656 o di quelle di colera del 1866 e del 1884.

Peraltro, sebbene si tratti di una testimonianza assai recente, sembra eloquente l’invocazione iscritta sulla base di appoggio della statua di Sant’Antonino – custodita nella cripta della Basilica a lui intitolata – che recita: “Vigile sentinella nella difesa di Sorrento prega per noi”. In essa le accezioni da attribuire ai termini “sentinella” e “difesa” sono molteplici potendosi spaziare, come già evidenziato in precedenza, tanto sul fronte fideistico-religioso, quanto su altri relativi ad aspetti più grettamente terreni.
2) La corrispondenza tra il numero di fusi dell’insegna cittadina e quello dei Santi patroni, inoltre, ben si presta anche a valutazioni di carattere grafico.
La forma delle mitrie dei cinque santi, infatti, richiama alla mente quella di fusi troncati alla base.
In questo senso, inoltre, è interessante creare un provocatorio ed artificioso accostamento tra uno stemma che, tra l’altro, riporta alcune mitrie in forma esplicita e quello della città di Sorrento.
Le difficoltà oggettive che si incontrano nel sostenere che possa essersi registrata una evoluzione grafica capace di “trasformare” le mitrie in fusi non sminuisce il valore della tesi sostenuta perché le argomentazioni araldiche di carattere generale sono sufficientemente valide.
Sul punto, insomma, non ci sembra che possano esserci dubbi: il richiamo ai Santi patroni è palese ed indiscutibile. Definiti i primi accenni sul significato dell’insegna della Città del Tasso, resta, invece, da chiarire l’epoca della sua origine e da rispondere ad un interrogativo che, come si vedrà, è tutt’altro che peregrino: la sua foggia è rimasta inalterata nel corso dei secoli?
Come pure restano da approfondire gli aspetti relativi alle circostanze in cui nacque lo stemma e ad una sua più complessiva spiegazione.

© Testo integralmente tratto da “Lo stemma della Città di Sorrento, origine e significato, certezze ed ipotesi, note araldiche e cavalleresche” di Fabrizio Guastafierro, pubblicato a Sorrento nel 2005 da Edizioni Gutenberg ’72 Sorrento

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