Conclusioni

La crescita della città al di fuori delle mura e l’espansione urbana mossa, da un lato, dalla rapida ed improvvisa crescita demografica e dall’altro, da un turismo non più semplicemente d’elite, sono solo alcuni dei fattori determinanti che hanno causato nelle immediate vicinanze dell’antico tessuto una profonda alterazione dei consolidati margini naturali e storici della città e la pressoché totale scomparsa delle antiche soluzioni di continuità che rendevano lo spazio urbano immediatamente riconoscibile da quello non urbano. Allo stato attuale, il nucleo antico di Sorrento, di cui fortunatamente è ancora leggibile il vecchio tracciato strutturale, risulta accerchiato in tutte le direzioni, tranne chiaramente quella del mare, da recenti espansioni assolutamente prive di struttura oltre che da inadeguati servizi collettivi. Ad ovest si ritrovano per la maggior parte le attrezzature alberghiere, che si allineano con continuità con la strada provinciale Sorrento-Massalubrense. Le zone a sud risultano quasi tutte impegnate nell’ edilizia residenziale, che innestandosi esternamente al nucleo storico (lungo Viale degli Aranci), si è progressivamente propagata a macchia d’olio, fino a inglobare il casale di Fuorimura. Ad est, infine, si trova l’ edilizia residenziale ed alberghiera che è sorretta dalla Statale 145: questa ingloba il quartiere di Marano e va praticamente a saldarsi con il centro del vicino comune di S.Agnello. Le esigenze costruttive, verificatesi già nel XIX secolo e protratte fino ai giorni nostri, hanno fatto sì che le nuove strade ed i nuovi edifici non abbiano alcun nesso né di tipo morfologico, né tanto meno di tipo strutturale  con l’antico nucleo. Nel primo cinquantennio del Novecento, si nota la tendenza ad occupare tutte le aree libere prospicienti le nuove arterie, in particolare nella zona ovest, verso l’ospedale. Ne sono testimonianza, infatti, alcuni edifici in stile “liberty”, che raggiungono l’antica cinta muraria, come ad esempio l’edificio occupato attualmente dalla “Standa” (Foto 121). Poco lontano sorgono le prime case popolari. Rispetto comunque alla vistosa trasformazione ottocentesca, non ci sono, in questa prima metà del Novecento, grossi stravolgimenti dell’armonia edilizia, che invece si verificheranno sia nel centro urbano, sia negli immediati dintorni a partire dagli anni ‘50 in poi, con una frequenza e  una costanza che ne hanno, da una parte, soffocato e stretto l’antico impianto in una cortina continua di cemento e, dall’altra, hanno prodotto grossi condomini che totalmente snaturano l’immagine della stratificazione spontanea e secolare della città. I danni non sono stati prodotti soltanto dalle costruzioni in cemento, ma anche dai progetti incontrollati e non valutati singolarmente, su palazzi che meritavano un’attenta indagine prima di essere sottoposti a interventi che ne hanno completamente mutato l’immagine. A questi si aggiungono anche alcuni cattivi restauri, frutto dell’incompetenza di chi è preposto ai lavori, come il citato esempio di Palazzo Veniero. Non è il caso di continuare con l’elenco dei madornali errori verificatisi in materia edilizia e della massa di cemento in cui è stata ingabbiata l’antica realtà urbana nell’ultimo cinquantennio, visto che è palese il risultato della deliberata cecità in materia edilizia, che ha caratterizzato le amministrazioni che si sono succedute dal secondo dopoguerra ad oggi.

© Testo integralmente tratto dalla Tesi di Laurea intitolata “L’EDILIZIA CIVILE A SORRENTO”, discussa dal Dott. Paolo Ziino, nell’ anno accademico 2004/2005 presso la Facoltà di Lettere dell’ Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli (Corso di laurea in conservazione dei beni culturali). Relatore Prof. Francesco Divenuto.
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