Il parere di un esperto

E’ orgoglio e vanto di ricercatore, prima ancora che di presidente del Consiglio Araldico ItalianoIstituto Marchese Vittorio Spreti, raccogliere l’ invito dell’ amico Fabrizio Guastafierro, ma ormai, direi collega! – a redigere una breve presentazione dell’ appassionata e pregevole opera “Lo stemma della Città di Sorrento”.
Lo è, perché il lavoro faticoso ma affascinante di studioso di araldica contiene in sé tutta una serie di conoscenze che mai, come in questo caso, hanno potuto dispiegarsi compiutamente: araldista, archivista, genealogista, storiografo, scienziato, calligrafo, cultore, appassionato…
Via via che la ricerca andava dipanandosi, infatti, si rivelavano particolari inediti e sconosciuti che hanno permesso di illustrare, assieme allo stemma, anche la storia della Città di Sorrento, così che, alla fine, non è stato più possibile distinguere l’ uno dall’ altra tanto erano intimamente intrecciati.
Non sempre la mia attività consente di ottenere intima soddisfazione dai frutti delle indagini, vuoi proprie vuoi altrui: dopo tanti anni, e centinaia di ricerche, subentra un certo acquietamento, e tutto sembra assumere una dimensione meno coinvolgente. Non è retorica, né è legato al fatto che volentieri ho accondisceso alla gradita sollecitazione di Fabrizio Guastafierro, ma realmente, più procedevo nella lettura e nell’ approfondimento, sempre maggiore risultava in me l’ eccitazione nel riscoprire la passione per questa professione, sino all’ entusiasmo determinato dalla comprensione del significato intimo di quest’ opera, secondo le parole dell’ Autore: “fare in modo che Sorrento recuperi il senso e l’ origine del simbolo della propria distinzione”, efficacemente e felicemente espressive nel descrivere icasticamente il significato più intimo e profondo dell’ araldica, potente ausilio alla comprensione delle vicende storiche.
Posso affermare con forza che, grazie alla pubblicazione del risultato di tanta dolce fatica ne è risultata per così dire corroborata anche la mia attività di araldista.
L’ unico rimpianto che serbo, a seguito di quest’ esperienza, è che ben difficilmente potrò, in futuro, riprovare le stesse sensazioni offertemi da questa disamina di storia e di araldica, avvinte in un incanto onirico.

Ringrazio quindi sinceramente l’ Autore per l’ onore riservatomi, e consiglio chiunque abbia a cuore la storiografia di leggere accuratamente l’ opera, perché da essa potrà ricavare spunti di riflessione, ispirazioni, impulsi e slanci creativi non comuni.
Un plauso, infine, per lo stile: asciutto, scorrevole e avvincente, capace di mescolare sapientemente notizie storiche e cittadine in maniera da tenere sempre desta l’ attenzione del lettore, “costretto suo malgrado” a proseguire nella lettura, tanto appassionante è la storia di una Città quando l’ artefice è capace di confonderla con quella dello stemma e del tempo passati, sino a farle apparire un tutt’ uno.
Suggestioni ancora vive di echi lontani, non spenti, rivissuti con immedesimazione e partecipazione imprevedibili e dolcemente inaspettate.
Don Francesco Maria Mariani
Duca d’ Otranto

© Testo integralmente tratto da “Lo stemma della Città di Sorrento, origine e significato, certezze ed ipotesi, note araldiche e cavalleresche” di Fabrizio Guastafierro, pubblicato a Sorrento nel 2005 da Edizioni Gutenberg ’72 Sorrento

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