Il piccolo Sammartino della Basilica di Sant’Antonino (6)

Pur essendo stata oggetto, negli anni ottante del secolo scorso, di un furto sacrilego che l’ ha privata di centinaia di pastori del settecento napoletano, la Basilica di Sant’ Antonino a Sorrento (che si trova nella omonima Piazza dedicata al santo patrono di Sorrento) continua a custodire un presepe che, a ragion veduta, è stato ribattezzato con il nome di Piccolo Sammartino.
Ciò perché, a dispetto delle proporzioni – evidentemente più esigue rispetto a quelle del celebre capolavoro presepiale napoletano – esso offre una delle più riuscite interpretazioni dell’ arte presepiale napoletana.
Il fasto e la bellezza che hanno reso celebre il presepe napoletano del settecento, infatti, sono fedelmente rispecchiati grazie ad uno scoglio (realizzato interamente con sughero lavorato) che, tra l’ altro riproduce diverse vedute della Terra delle Sirene.
A volerlo così fu Saltovar (Silvio Salvatore Gargiulo), mecenate ed amante di tutto ciò che riguarda Sorrento e la sorrentinità. Fu lui che, negli anni Quaranta (all’ indomani della Seconda Guerra Mondiale) affidò ai professori Antonio Lebro e Ciro Pinto – oltre che agli artisti Giuseppe ed Oliva Sollo – il compito di realizzare un opera che, tra l’ altro, si caratterizza per la riproduzione di angoli della Sorrento antica che, in qualche caso sono andati distrutti. Tra questi, ad esempio, si possono scorgere dettagli che riguardano: i ruderi dell’ acquedotto realizzato in epoca romana; la caratteristica fontana che, una volta, era presente in Piazza Castello (ben diversa dalla attuale Piazza Tasso che ne ha preso il posto, ma con dimensioni assai più ampie); le bifore che caratterizzano la facciata del palazzo Correale (che si trova in via Pietà); la porta greca della Marina Grande; l’ antica discesa (ben diversa da quella attuale) con la porta della Marina Piccola e la sovrastante Basilica di Sant’Antonino; il grande vallone dei Mulini (che ancora oggi si può ammirare, ma solo dall’ alto di Viale Caruso e di Via Fuorimura) e, infine, il bel portale duecentesco che ancora oggi si può in parte ammirare in via Santa Maria delle Grazie.
Attualmente, grazie alle generosa sensibilità di alcune famiglie sorrentine, si possono ancora ammirare magnifici pastori del settecento napoletano.
Le molte donazioni effettuate nel corso degli anni, hanno consentito, in questo modo, di recuperare l’ antico splendore di questo favoloso presepe sorrentino. Esso, però, prima del già ricordato furto degli anni ’80 custodiva numerosissimi esemplari realizzati da alcuni dei più celebri scultori napoletani del Settecento.
Basti dire che tra le statuine ormai definitivamente sparite figuravano pastori realizzati da Sammartino, da Gallo, da Schettini, da Triloque, da Mosca, da Celebrano e da Gori, ed animali realizzati da Schettini, da Gallo, da Amatucci e da Vassallo.
Il presepe è allestito, in maniera permanente in un locale attiguo alla sagrestia della Basilica che, in ogni caso, risulta essere particolarmente interessante non solo perché al centro delle devozioni dei Sorrentini, ma anche per la presenza di magnifici dipinti, di ex voto e di una suggestiva cripta.
Fabrizio Guastafierro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*