15) Palazzi del Cinquecento a Sorrento

3.3 Il palazzo di Cornelia Tasso ed ulteriori testimonianze tardo-cinquecentesche e barocche.
Al n. 11 di via S. Nicola, nel cuore del centro di Sorrento, si trova la casa Fasulo, già Sersale, nella quale abitò Cornelia Tasso, sorella di Torquato e moglie di Marzio Sersale e che continuò a dimorarvi anche da vedova, con i propri figli. Nel luglio 1577 Torquato, fuggito dal castello di Ferrara, s’imbarcò da Gaeta e qui si presentò, sotto false spoglie, in veste di messaggero del poeta, prima di rivelare la sua vera identità. A sinistra del palazzo fu costruita una cappella gentilizia dedicata a S. Nicola di Bari. L’ edificio presenta un portale a bugne leggermente rilevate, contrassegno di imposta e chiave dell’arco (Foto 70), al di sopra del quale si trova lo stemma della casa Sersale (Foto 71). Il balcone centrale del piano nobile è sostenuto da quattro mensoloni a volute, terminanti in alto in mascheroni (Foto 72); si distingue dagli altri balconi sorrentini per il profilo della cornice della soglia, che ha una decorazione di ovuli scolpiti. Infatti sembra richiamare maggiormente motivi pugliesi e siciliani piuttosto che partenopei(10). La superficie inferiore della soglia del balcone, presenta ancora tracce di decorazione a racemi dipinta (Foto 73) Nell’atrio, interessante è la volta a botte affrescata con stemmi e trofei militari (Foto 74;75;76;77) e iscrizioni del 1615, che ricordano il poeta (Foto 78). I dipinti della volta furono gravemente danneggiati da un incendio scoppiato nel 1959 e solo una parte di essi oggi è visibile. L’ architettura civile del XVI e XVII secolo, è inoltre documentata anche da altri elementi fine a se stessi, non solo nel centro storico, ma anche nel territorio circostante. Il modulo guida per l’identificazione di questi antichi edifici è da rintracciare ancora nelle finestre e nei portali superstiti(11). Le finestre più antiche, presenti in un palazzetto in via degli archi, sono caratterizzate da un fornice quadrato in piperno riccamente scolpito con piccoli rosoni alla base dei piedritti ed al centro dell’architrave e con scanalature e dentelli sulla cornice di coronamento (Foto 57). Anche la soglia presenta la tipica decorazione classicheggiante ad ovuli e dentelli. Altre finestre hanno una forma più schematica e sono considerate di esecuzione posteriore. Infatti in un edificio sito a via S. Nicola n. 26 i balconi e le finestre sono privi di elementi decorativi e ciò potrebbe far pensare ad una datazione sul finire del XVI secolo(12).  I portali che accompagnano tali finestre sono sempre a tutto sesto senza contrassegno d’imposta e per lo più a grosse bugne. Tutti gli edifici in cui compaiono questi elementi si trovano sugli assi maggiori e minori della città, in via degli archi, in via P.R. Giuliani n.24 (Foto 48), in via S. Cesareo n.61 (Foto 5) e sono perfettamente allineati agli altri edifici. Interessante è il portale, (Foto 51) sempre in via P.R. Giuliani, che anticamente apparteneva alla chiesa di S. Giovanni a Dominova, oggi sconsacrata e sede di un negozio d’antiquariato, che presenta elementi inquadrabili agli ultimi decenni del ‘500, benché sia meno ricco dei portali finora menzionati. L’ex cappella, era proprietà della famiglia Donnorso, di cui reca lo stemma sopra l’architrave(13) (Foto 52). E’ doveroso dire che al pari degli edifici civili, la stessa tipologia di portali e finestre è riscontrabile anche con alcuni edifici religiosi, quali la chiesa del Monastero delle Grazie ed i portali, sia principale che laterale, della chiesa della Madonna del Carmine. Del monastero delle Grazie, interessante è il portale d’ingresso alla chiesa, che evidenzia moduli tardo-rinascimentali, soprattutto nell’architrave, fusi ad elementi seicenteschi nella cornice. Proprio sull’architrave, le fonti parlano di un bassorilievo marmoreo di probabile derivazione toscana, eseguito forse da una bottega napoletana della fine del XVI secolo, ma di cui oggi non ne resta alcuna traccia. Esso raffigurava due puttini che sorreggevano una ghirlanda centrale(14). Coevi al monastero delle Grazie, ma più elaborati, sono i portali della Chiesa del Carmine, probabilmente realizzati quando la chiesa passò ai Padri del Carmine Maggiore di Napoli, per volontà di Mons. Brancaccio, arcivescovo di Sorrento, dopo il Sinodo del 1572(15).
Note:
10 R. Pane, ibidem pag.110.
11 A. Marotta, op.cit.,pag. 141; R. Pane, Sorrento cit., pagg. 106-110.
12 M. Russo, op. cit., pagg. 121- 124; M. Fasulo, op. cit., pagg. 472-473.
13 B. Capasso, op. cit., pagg. 65-66.
14 R. Pane, Sorrento cit., nota 16 pag. 112; P. Ferraiuolo, op. cit., pag. 94.
15 P. Ferraiuolo, op. cit., pag. 61.
© Testo integralmente tratto dalla Tesi di Laurea intitolata “L’EDILIZIA CIVILE A SORRENTO”, discussa dal Dott. Paolo Ziino, nell’ anno accademico 2000/2001 presso la Facoltà di Lettere dell’ Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli (Corso di laurea in conservazione dei beni culturali). Relatore Prof. Francesco Divenuto.
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