23) Il Palazzo del Museo Correale a Sorrento

4.4 Villa Correale, odierno Museo Correale di Terranova
Gli ultimi discendenti della famiglia Correale, del ramo cadetto discendente da Pompeo Correale seniore, furono i fratelli Pompeo e Alfredo, conte di Terranova. Viaggiatori colti e attenti, conobbero e apprezzarono i musei nati da fondazioni private che dalla seconda metà dell’Ottocento andavano sorgendo in Europa(23). Così, al fine di assicurare la conservazione delle opere d’arte da loro acquistate o ereditate, disposero che le loro raccolte, ordinate nella villa alla Rota, costituissero il patrimonio dell’ “Ente Morale Giuridico Autonomo dal titolo Museo Correale di Terranova”, costituito il 18 febbraio 1904, secondo quanto stabilito dai loro testamenti(24). L’attuale impianto planimetrico della villa-museo, (Fig.17) che si sviluppa su tre livelli, oltre al sottotetto e al piano cantinato, poco si discosta da quello del XVII secolo. Situato sull’omonima via, il museo con il parco alle spalle, è delimitato a nord ed a est da via Califano, a sud da via Rota e a ovest da via Correale. Dell’impianto abbellito e ampliato nel Settecento, restano solo la struttura del corpo centrale del palazzo, l’androne e lo scalone con i piperni intagliati delle balaustre. Fino al 1931 l’intero agrumeto si estendeva su un’area di 15000 metri quadrati; l’esproprio ad opera del comune, per la realizzazione del campo sportivo, ne ha quasi dimezzato l’estensione. Fortunatamente non fu soggetta ad esproprio la terrazza belvedere, che si affaccia sul mare e su tutto il golfo di Napoli(25). Il belvedere è arredato con una fontana che reca al centro una statua di Cerere di epoca romana (Foto 104), proveniente dal Palazzo Colonna a Roma e fu voluta da Alfredo Correale nel 1847. Il museo in planimetria ha la forma di rettangolo, che presenta al piano terra, sulla facciata principale, due corpi sporgenti; al centro del primo registro, disposte sulla stessa linea a mo’ di portico, vi sono tre campate arcuate con sesto ribassato, di misura pressoché uguale, scandite da pilastri listati (Foto 105). La campata di mezzo inquadra il portale d’ingresso, descritto da un arco a tutto sesto e piedritti con bugne lisce in piperno(26) e sulla chiave, in marmo, vi è lo stemma dei Correale (Foto 106); le altre due campate inquadrano due finestre. Simmetricamente a questo motivo centrale, sporgono in avanti, formando una corte aperta verso la strada, due corpi bassi che fungono da terrazze al piano nobile dell’edificio. Il motivo centrale del primo registro viene riportato con le stesse caratteristiche e sulle stesse verticali sul secondo. Le tre campate, con funzione di balconate, hanno balaustre in ferro e tre balconi singoli. Ai lati, due porte finestre, introducono nelle due terrazze di dimensioni leggermente diverse. Al terzo registro, vi è un’ampia terrazza, che ripercorre la superficie di quella sottostante e sui due corpi laterali, ci sono due balconi per parte(27). L’atrio dell’edificio, divide il piano terra in due ali ed è costituito da una successione di tre spazi voltati, con il cortile e l’agrumeto sullo sfondo. L’ala destra è adibita ad esposizione ed una delle sue sale funge da biblioteca. Nell’angolo sud-est dell’ala destra, vi è una parte di palazzo di proprietà della Fondazione, ma gestita da terzi. Essa si sviluppa in verticale fino al secondo piano con piani ammezzati, collegati da una scala a pozzo anticamente definita segreta. Agli inizi del XX secolo fu adibita a residenza del colono con ingresso indipendente sul lato est. La parte sinistra dell’atrio, la più antica del palazzo, è adibita alla biglietteria e agli uffici di amministrazione, i quali, seppur arredati con quadri, mobilio e suppellettili da collezione, non sono aperti al pubblico. Da una prima sala si accede al piano terra rialzato dove un primo spazio, caratterizzato da un grande arco realizzato in passato per motivi di staticità, introduce in un grande ambiente alla cui sinistra si aprono un piccolo ambiente, che doveva essere l’antica cucina e due corridoi, ricavati da portici antistanti l’antica facciata. Sempre dal lato sinistro dell’atrio si accede allo scalone d’onore che porta ai piani superiori, disegnato nel corso del Settecento dal Regio Ingegner Giovanni Battista Nauclerio(28). La scala (Foto 107; 108) presenta volte rampanti a crociera con profili in stucco colorato per ogni tesa di rampa e pianerottolo. Gli stessi pianerottoli sono abbelliti da balaustre in piperno con motivo di volute(29). Nel sottoscala sono ubicati gli unici servizi igienici che servono la struttura museale. Il primo piano ha un impianto planimetrico simile al piano terra, ma senza i due corpi avanzati, che sono fruibili come ampie terrazze. E’ diviso in otto sale di dimensioni diverse, uniformemente pavimentato con “riggiole” in cotto. Anche il secondo piano è articolato in otto sale di dimensioni differenti, ma con la porta d’ingresso avanzata sul pianerottolo dello scalone, in modo da inglobare la scala d’accesso al sottotetto. Il sottotetto, adibito a sala espositiva solo successivamente ai lavori eseguiti dopo il terremoto del 1980, ha una copertura in tegole “tipo Marsiglia” con quattro falde inclinate.
Note:
23 Queste fondazioni, come la Wallace Collection di Londra (1880), i Musei Guimet (1888) e Jaquemart André (1897) di Parigi, il Museo Poldi Pezzoli a Milano (1871) e la Revoltella di Trieste (1872), nate dalla volontà di uomini colti e raffinati, destinavano al pubblico le collezioni d’arte, arricchite anche da donazioni patrimoniali per il loro mantenimento. Cfr. L. Cariello, Il Museo Correale di Terranova a Sorrento, Napoli, 1996, pagg. 26-28; A. Corcione, op. cit., pag. 37.
24 R. Cariello, op. cit., pag. 28.
25 Cfr. L. Esposito, Il Museo Correale: presente e futuro, Napoli, 2001, pag. 69.
26 Fino al 1980, il portale d’ingresso della facciata principale era adornato con due alte colonne di marmo cipollino, probabilmente provenienti dal Tempio di Cerere. Inoltre, alcune stanze avevano il soffitto dipinto. Cfr. A. Corcione, op. cit., pagg. 43-44.
27 L. Esposito, op. cit., pagg. 70-71.
28 Nel Settecento l’edificio appartenne a Corrado Correale, presidente della Camera della Sommaria, la più importante sezione della Gran Corte dei Conti del Regno di Napoli. Fu quest’ultimo che portò a Sorrento Nauclerio, uno dei principali architetti della prima metà del Settecento a Napoli, noto per i lavori eseguiti nelle principali chiese della città. Cfr. L. Esposito, op. cit., pagg. 73-74 e nota 20 pag. 73.
29 A. Corcione, op. cit., pag. 42.
© Testo integralmente tratto dalla Tesi di Laurea intitolata “L’EDILIZIA CIVILE A SORRENTO”, discussa dal Dott. Paolo Ziino, nell’ anno accademico 2000/2001 presso la Facoltà di Lettere dell’ Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli (Corso di laurea in conservazione dei beni culturali). Relatore Prof. Francesco Divenuto.
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