3) Sorrento, il palazzo Veniero

1.2 Palazzo Veniero
In questo periodo, si manifestano nel campo delle fabbriche civili, alcuni significativi esempi di arte romanico-campana. Ben noto è il Palazzo Veniero, ubicato all’inizio di via Pietà, il decumano superiore uscito indenne dalle trasformazioni del 1886 e ricco di preziosi esempi di edilizia civile. Nonostante l’attuale stato di abbandono e le alterazioni subite, il palazzo costituisce con l’organico sviluppo del motivo decorativo “tufo giallo-tufo grigio”, una testimonianza importante del gusto tardo-bizantino e arabo. L’opera risale al XII-XIII secolo, periodo in cui tali elementi stilistici trovano ampia diffusione nell’architettura religiosa e civile del Mezzogiorno(5). Il portale a tutto sesto (Foto 12) è in blocchi di pietra e poggia su bassi piedritti che sostengono l’arco, ma ciò che è degno di nota è l’unitarietà compositiva della facciata, raggiunta attraverso la tecnica della tarsia muraria e basata sull’alternarsi dei colori dei materiali lapidei, che danno vita a configurazioni decorative geometriche. Questa (Fig.1), alterata in parte dalla murazione delle finestre, presenta tre aperture ad arco per ogni piano, delimitate da ampie fasce in tufo giallo e grigio (Foto 13; 14). Nel progetto della facciata inoltre, rientrano dei tondi con il centro a forma di stella o di rosone in miniatura(6) (Foto 15;16) e nel cui incavo anticamente c’erano “patere” di maiolica a forma di scodella, comunemente dette ispano-arabe; oggi solo una di esse presenta questo particolare (Foto 17). Purtroppo però,  la facciata è stata deturpata nel secondo ordine da un cattivo restauro, frutto dell’inserimento di una putrella di ferro sistemata dopo il terremoto su una delle arcate policrome del palazzo. Entrando, il vestibolo è costituito dal cortile semicoperto, di forma quadrangolare, con volte a botte sorretta da semipilastri in piperno. Sul lato destro, mediante alcune scale, anch’esse in piperno, si giunge ad un ballatoio coperto a botte e grazie al quale si accede ai locali. Proseguendo tramite altre due rampe di scale, si giunge ai piani superiori, che a differenza del piano nobile, presentano ballatoi scoperti. L’interno del palazzo, nel suo insieme, non presenta quell’attuale stato di abbandono che invece è riscontrabile nella facciata e viste le esigenze abitative, fu soggetto a vari accorgimenti estetici.
Note:

5) A. Marotta, L’evoluzione urbanistica del centro storico di Sorrento dalle origini all’Ottocento, Napoli, 1990, pag. 70; R. Pane, Sorrento e la costa, Napoli 1955, pag. 102 e prospetto pag. 94.
6) S. Bottari, I rapporti tra l’architettura siciliana e quella campana del Medioevo, V, Palermo 1955 pag. 12; R. Pane, op. cit., pag. 102.
© Testo integralmente tratto dalla Tesi di Laurea intitolata “L’EDILIZIA CIVILE A SORRENTO”, discussa dal Dott. Paolo Ziino, nell’ anno accademico 2000/2001 presso la Facoltà di Lettere dell’ Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli (Corso di laurea in conservazione dei beni culturali). Relatore Prof. Francesco Divenuto.
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