L’ amante del Re che abitava a Sorrento (II parte)

Nel racconto riportato da Gaetano Canzano Avarna nel libro intitolato “Leggende Sorrentine” (edito a Sant’ Agnello nel 1883), l’ unico aspetto favoloso che riguarda la leggenda della presenza di spiriti nella zona dei bagni della Regina Giovanna a Sorrento.
Per il resto, malgrado sia difficile dimostrare l’ esistenza di una storia d’ amore finita male, tra il nobile sorrentino, Corrado Capece ed una anonima nobile damigella di Sorrento (che viene individuata con il nome di Diana), bisogna riconoscere che – malgrado alcune imprecisioni – si tratta di una storia vera.
Il Corrado Capece di cui parla la leggenda sorrentina effettivamente fu Arcivescovo di Benevento tra gli anni 1467 e 1482.
E Diana, altri non è se non quella Diana Guardati, figlia di Zaccaria Guardati, nobile di Sorrento che effettivamente amò Ferdinando I d’ Aragona e ne divenne la concubina (così come lo furono pure Eulalia Ravignano e Giovanna Caracciolo).
Secondo la narrazione di Gaetano Canzano Avarna, da Ferdinando I d’ Aragona e Diana Guardati, nacquero: Maria, Lucrezia, Ilaria ed Enrico.
Malgrado la dovizia dei particolari con la quale lo stesso autore fornisce indicazioni circa i titoli nobiliari posseduti da questi ultimi ed in ordine alle parentele acquisite per effetto di matrimoni contratti da alcune delle discendenti della relazione illegittima con appartenenti ad importantissime famiglie nobili del tempo, si riscontrano alcune imprecisioni innanzitutto nella indicazione dei nomi di battesimo.
A proposito della nobile sorrentina, Diana Guardati,  purtroppo, non si ricavano notizie nella pur pregevole pubblicazione intitolata “I Guardati, storia di una famiglia 1181-1197” (pubblicato a Napoli nel 2006 a cura di Marina Guardati), tuttavia numerose fonti  consentono di fare chiarezza non tanto sulla relazione con il Re delle Due Sicilie, quanto sui loro figli.
Enrico – il cui parto, al dire del Canzano Avarna avrebbe provocato la morte della madre – divenne Enrico D’ Aragona, fu marchese di Gerace (oltre che governatore di Cosenza) e sposò Polissena di Centelles. Morì nel Castello di Terranova il 21 novembre del 1478. in seguito alla sua morte, il poeta cosentino Joanne Maurello compose il “Lamento per la morte del Marchese Don Enrico d’ Aragona” (ovvero un lamento in lingua calabrese semi-popolare)
Dalla lunga relazione che Diana Guardati ebbe con il Re Ferdinando I d’ Aragona, nacque anche un altro figlio maschio (ignorato da Gaetano Canzano Avarna): Ferdinando d’ Aragona, Duca di Montalto (conosciuto anche come Ferrante d’ Aragona).
Dal matrimonio di quest’ ultimo, con Castellana de Cardona, nacquero, nel 1502, Giovanna, Duchessa di Palliano (che sposò Ascanio Colonna) e, nel 1503, Maria (entrambe decantate dai cronisti dell’ epoca per la loro proverbiale bellezza).

Il matrimonio di Ferdinando d’ Aragona fu tra i più importanti dell’ epoca, dal momento che proprio Castellana de Cardona era la sorella di quel Raimondo de Cardona che fu vicerè di Napoli per quasi tre lustri (13 anni)
Quella che lo stesso scrittore indica, invece, come Ilaria Guardato, invece, è certamente Giovanna D’ Aragona. Essa effettivamente sposò una delle più belle espressioni della nobiltà romana del tempo: Leonardo della Rovere che, oltre ad essere nipote del Papa Sisto IV, fu fratello di Papa Giulio II, nonchè Duca di Arce e Sora.
Secondo ricostruzioni storiche attendibili questa Giovanna D’ Aragona non solo fu Duchessa d’ Amalfi, ma fu artefice di un importante concessione. Quella con la quale la Corona di Napoli concedeva, per l’ appunto, i diritti feudali nella Valle del Liri alla famiglia Della Rovere.
Infine a sembrano corrette le indicazioni fornite  a proposito di Maria d’Aragona (1440 – 1460). Essa  sposò, probabilmente nel 1458, un altro tra i patrizi che godevano di maggiore prestigio nell’ ambito della nobiltà romana: Antonio Todeschini Piccolomini. Il nobile romano effettivamente risulta essere stato, duca di Amalfi e fu tanto nipote di Papa Pio II, quanto fratello di papa Pio III.
Malgrado le discrepanze riscontrate tra la storia raccontata da Gaetano Canzano Avarna e la storia reale, ci sono tutte le ragioni per ritenere che la leggenda riportata nel suo libro abbia qualche fondamento.
Almeno per quanto riguarda la storia d’ amore che Diana Guardati può effettivamente avere avuto con un giovane nobile sorrentino, prima di diventare l’ amante del Re Ferdinando I d’ Aragona. Più difficile, però è riuscire a stabilire se questo giovane fosse proprio Corrado Capece che diventò poi Arcivescovo di Benevento. Quasi impossibile, invece, è il tentativo di dimostrare che nell’ area dei Bagni della Regina Giovanna di Sorrento (non solo alla fine del XV secolo, possano esserci stati effettivamente degli spiriti).
Tornando alla pubblicazione intitolata “I Guardati, storia di una famiglia 1181-1197” (pubblicato a Napoli nel 2006 a cura di Marina Guardati), c’è da dire che l’ interessante ed interessante libro contiene una storia esauriente ed esaustiva sulla Famiglia Guardati risalendo fino ad epoche storiche (come quelle del XII secolo) per le quali, in altri casi, è davvero impossibile trovare fonti o semplici notizie.
Tuttavia per dare la giusta dignità alla Famiglia Guardati anche nel periodo in cui regnarono Alfonso I d’ Aragona e Ferdinando I d’ Aragona, sembra opportuno fare riferimento alla importanza che proprio questa casata (soprattutto per il ramo insediatosi a Salerno) ebbe nel Regno di Napoli tra il XV ed il XVI secolo.
In questo senso il capitolo intitolato: “I Guardati di Salerno tra Quattrocento e Cinquecento”, curato da Maria Rosaria Goffredi, sembra essere più che eloquente perché ricco di riferimenti puntualissimi, così come del resto, traspare in ogni pagina del libro citato.
Fabrizio Guastafierro

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