La struttura geomorfologica (I Parte)

1.2. La struttura geomorfologica
La struttura geomorfologica è quella che concorre maggiormente alla determinazione di un paesaggio: la forma del territorio, associata alla pedologia, alla qualità dei terreni e del clima, costruiscono la struttura di un ambiente.
Anche in questo caso si è fatto ricorso alla efficace e sintetica descrizione del prof. Vallario, per descriverla (14).
“Diversi fattori strutturali hanno concorso al modellamento del paesaggio sorrentino e, tra questi, la tettonica surrettiva quaternaria, I’ attività vulcanica delle aree circostanti e I’ insieme dei processi erosionali che hanno contribuito alla scolpitura delle successioni litologiche affioranti.
Durante il Pleistocene inferiore (circa 1.800.000-700.000 anni B.P.) la Penisola Sorrentina era un promontorio altimetricamente più basso, ma planimetricamente più largo rispetto alla fisiografia attuale, interposto tra due ampie pianure: la piana campana a Nord e quella del Sele a Sud.
I sollevamenti tettonici della fine del Pleistocene inferiore e quelli del Pleistocene medio (700.000-120.000 anni B.P.) riconfigurano il perimetro di questo territorio, assottigliandolo e sollevandolo fin quasi alle quote attuali. Durante questi sollevamenti, le faglie disposte perpendicolarmente all’ asse maggiore del promontorio hanno segmentato in blocchi la dorsale sorrentina, determinando il loro ribassamento relativo verso ovest. Le quote dei rilievi della Penisola Sorrentina sono, infatti, sempre più basse a mano a mano che dalla radice (nei Monti Lattari) ci si sposta verso la pozione apicale, dove si è formata, nel corso del Pleistocene medio, una depressione tettonica che ha fatto diventare isola il blocco di Capri.
Questo assetto strutturale è stato modellato dai processi mofogenetici, prevalentemente erosionali, che hanno ridotto le pendenze dei versanti, scavato trasversalmente valli ad andamento susseguente, scaricando lungo l’ intero perimetro della fascia costiera accumuli detritici e alluvionali. Il modellamento del paesaggio sorrentino continua nel corso del Pleistocene superiore, quando per la Penisola comincia una fase di sostanziale stabilita tettonica che è tuttora perdurante. In questo periodo, tuttavia, le condizioni climatiche assumono un ruolo morfogenetico determinante. Le fasi di raffreddamento durante I’ ultima glaciazione quaternaria (Wurm) e le conseguenti oscillazioni negative del livello del mare hanno ridisegnato I’andamento della costa, ampliando I’ area emersa con ripiani alluvionali, soprattutto lungo il settore verso il golfo di Napoli.
Come accennato in precedenza, dall’inizio del Pleistocene superiore, circa 120.000 anni fa, la Penisola sembra attraversare un periodo di stabilita tettonica che è continuato fino ai nostri giorni.
Non sono stabili, invece, le condizioni climatiche durante questo periodo: da un clima più caldo di quello attuale che porta il livello del mare ad un ‘altezza di diversi metri (circa 8 m) sopra la linea di riva attuale durante una fase climatica di tipo interglaciale (140.000 – 90.000 B.P.), si passa in modo forse abbastanza rapido ad una fase di forte raffreddamento climatico (glaciazione Wurmiana). Il livello del mare raggiunge la quota più bassa, scendendo fino a un massimo di circa 120 m e, molto probabilmente, non superando i -30/40 m al di sotto della linea di riva attuale, nemmeno durante le fasi più temperiate (fasi interstadiali) del Wurm. La discesa del livello del mare fa avanzare la linea di costa (allargando la fisiografia della Penisola Sorrentina che assume una forma più larga e più tozza) e ha un effetto anche sui corsi d’ acqua che, allungandosi, rinvigoriscono le loro energie erosionali e scavano valli profonde.
Circa 39.000 anni fa (8. de Viro et al., 2001), violente eruzioni ignimbritiche nell’ area flegrea espandono densi flussi piroclastici in buona parte del territorio campano e nel settore nord della Penisola Sorrentina, mettendo in posto una formazione geologica di alcuni metri  di spessore conosciuta come Tufo Grigio Campano. Questi flussi che scorrono al suolo e sono fermati dai rilievi hanno “risparmiato” il settore meridionale del promontorio sorrentino non riuscendo a valicare la dorsale calcarea. Questo effetto barriera nel cul de sac  morfostrutturale tra Punta Scutolo e il Capo ha amplificato gli spessori della formazione geologlca, fino a 50 m circa.
La deposizione del Tufo Grigio era già avvenuta da tempo quando il mare ha raggiunto il suo picco regressivo più basso, circa 18.000 anni fa; in concomitanza con questo evento, si approfondiscono tutte le incisioni torrentizie che solcano i versanti meridionali e settentrionali della Penisola. In particolare, si accentua il sezionamento del piastrone ignimbritico nella “piana sorrentina” con l’ escavazione di valloni il cui approfondimento si completa durante la successiva risalita del mare. In questa fase il graduale sollevamento del livello marino demolisce la poco resistente falesia fufacea che, arretrando man mano, sposta il punto di foce dei valloni verso I’ entroterra. Si raccorciano così i sistemi fluviali, aumentano le pendenze degli alvei e, di conseguenza, la capacità di erosione delle acque incanalate.
Note:
14 A. vallario – op. cit. – 2003
Il testo che precede è integralmente tratto dalla Relazione del Piano Urbanistico Comunale di Sorrento predisposto dal Dirigente del IV Dipartimento del Comune di Sorrento, Ingegnere Guido Imperato con la consulenza del Prof. Arch. Guido Riano

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