Sorrento dal periodo romano al medioevo

Il Periodo Romano
Tra il V e il IV secolo, con il prevalere dei sanniti, Sorrento – con altre città – entrò a far parte della lega nocerina. Tuttavia la supremazia sannita fu breve poiché Roma, nelle sue mire espansionistiche verso sud aveva individuato nella Campania un vero e proprio granaio al quale attingere.
Dopo le tre guerre contro i Sanniti (343-290) e dopo le tre guerre puniche (264 – 146) – nella seconda delle quali Sorrento aveva portato aiuto a Roma contro Cartagine – la penisola sorrentina entra gradatamente nella sfera dell’ egemonia romana, ricevendone benefici, per un certo periodo. Le sorti cambiano con la guerra sociale: gli Italici, avendo partecipato alla fondazione dell’ impero senza averne ricavato alcun privilegio, rivendicavano il diritto di piena cittadinanza romana e, quindi, una maggiore influenza nella vita della repubblica. Alla fine della guerra, la città fu punita con la confisca e l’ assegnazione a coloni delle sue terre, comprese quelle del santuario di Atena – Minerva.
La città antica era cinta da mura sui lati est, sud e ovest lasciando aperto (ma non indifeso) il lato nord, esposto a picco sul mare. Il perimetro della cinta muraria era di circa 1600 metri e racchiudeva l’ area pianeggiante della città estesa circa la metà dell’ area di Pompei.
L’ andamento delle mura era interrotto da almeno cinque porte di cui due verso il mare e una su ognuno dei lati rivolti verso terra. Le porte verso il mare – alle estremità nord-ovest e nord-est del centro abitato – si aprivano in corrispondenza di due percorsi gradinati in diretto rapporto con le marine: ciò fa presumere che i flussi commerciali, in epoca pre-romana e romana fossero affidati esclusivamente al mare.
Fu con i Romani che venne realizzata la strada che, seguendo le linee di costa della penisola, collegava Sorrento con Stabia e con il Capo Ateneo. La strada romana si innestava perfettamente nel decumanus maximus mediante due porte – oggi distrutte – ubicate alle estremità del decumano stesso, porta Minerva ad ovest e porta del Piano o di Stabia ad est.
All’ uscita della città dalla porta Minerva, si trovava un ponte realizzato in età augustea – di cui rimangono solamente dei resti (due piloni in conglomerato cementizio con l’ attacco dell’ arco) – che scavalcava il profondo burrone che delimita questo lato del nucleo abitato.
Della Porta del Piano, ad est del decumano maximus, rimangono solo alcune illustrazioni di Giacinto Gigante: l’ antica porta, che sorgeva all’ ingresso della città, fu distrutta nel 1866 per ampliare Piazza Tasso e costruire il Corso principale parallelo al decumano maggiore.
La porta che dava accesso alla Marina Grande, databile tra il IV o III secolo a.C., fu costruita, seguendo l’ andamento della salita, in opera quadrata con blocchi di calcare.
La porta della Marina Piccola si trova alla fine di una breve rampa che rasenta il fianco del burrone e fiancheggia l’ antica chiesa di S. Antonino.
Sul lato meridionale si apriva la Porta di Sovradonno o Parsano che, collocata all’ estremità del cardo maximus, collegava la città con le colline. Questa porta fu molto usata nel periodo romano in quanto costituiva l’ accesso alla campagna e alle domus rustiche. Successivamente e fino all’ epoca vicereale, la porta cadde in disuso e si ridusse ad un semplice varco. Essa – oggi ristrutturata – fu riaperta solo nel e denominata “Porta di Parsano Nuovo“.

Surrentum per il suo mare ed il suo clima fu eletta dai romani come luogo esclusivo di villeggiatura: tra il I sec. a C. e il I sec. d.C. facoltose famiglie patrizie scelsero la città, ma più in generale tutto l’ arco del Golfo di Napoli, come luogo ideale per trascorrere i mesi estivi ed i periodi di otium. Furono costruite, nei punti più panoramici, numerose Villae Maritimae magnifiche residenze (tra cui quella di Agrippa Postumo; la villa del Capo di Sorrento, nota anche come Bagni della Regina; la villa della Punta di Massa; la villa della Punta della Campanella) che avevano ciascuna il proprio approdo da mare, ampi quartieri privati e talvolta peschiere, ninfei e anche quartieri rustici, in cui si producevano olio e vino.
La città romana – circondata dalle colline ricche di oliveti, vitigni e frutteti – si ingrandisce, espandendosi da Vico Equense a Massa Lubrense, con un notevole aumento demografico che conduce alla realizzazione di acquedotti e cisterne per l’ approvvigionamento idrico.
In età imperiale, con l’ accresciuta sicurezza che seguì la battaglia di Azio (31 a. C.), si rese inutile conservare spazio libero all’ interno delle mura per riservarlo agli abitanti delle campagne: il tessuto urbano di Sorrento, allora, si infittisce e la costruzione di ville grandi e piccole, occupando ogni spazio libero all’ interno della città, spesso interessa intere insule a scapito di parziali alterazioni della simmetria del tracciato viario. Gli studiosi sono concordi nell’ affermare che esistevano almeno due ville che si susseguivano sulla costa senza interruzioni: l’ Hotel Vittoria, uno degli alberghi più antichi di Sorrento, che domina la Marina Piccola, è, infatti, tutto costruito su fondazioni romane (19).
Negli stessi anni si assiste, oltre che alla costruzione di una grandiosa villa imperiale nell’ area suburbana orientale, voluta dalla dinastia Giulio – Claudia, anche alla realizzazione di un tempio egizio dedicato a Iside o Serapide, presso la piazza di Sedil Dominova: purtroppo, a causa delle stratificazioni occorse, dello spoglio dei materiali più pregiati e dell’ ininterrotta vita dell’ insediamento urbano, quasi nulla ci resta anche di questi edifici.
Si ignorano le conseguenze del terremoto del 62 d. C., ma si è potuto constatare attraverso i ritrovamenti archeologici come l’ eruzione del 79 avesse sommerso anche Sorrento con una pioggia di cenere e lapilli. A seguito dell’ eruzione, l’imperatore Tito (79-81) aiutò, con editti e assegnazioni di beni, le popolazioni colpite. Dopo di lui, molti imperatori si occuparono della città: grazie all’ intervento di Adriano (117-138), furono effettuati i lavori di sistemazione del tracciato viario preromano tra Sorrento e Stabiae; il suo successore Antonino Pio (138-161) restaurò terme ed acquedotti, pur se non aveva l’ abitudine di soggiornare a Sorrento (tanto che donò o concesse in vitalizio la villa imperiale ai retore suo amico Cornelio Frontone).
Anche Sorrento dovette risentire delle scorrerie barbariche che culminarono con la caduta dell’ Impero romano nel 476 d.C. con la deposizione dell’ imperatore Romolo Augustolo da parte del germanico Odoacre.
Parallelamente alla disgregazione dell’ Impero, comincia la diffusione sempre più capillare del messaggio cristiano: si può supporre, data la partecipazione del vescovo di Sorrento Rosario al Concilio romano del 499, che una diocesi sorrentina fosse stata fondata intorno al 420.
Note:
18 Torquato tasso nacque proprio a Sorrento – l’ 11 Marzo 1544 – nella casa della Famiglia Mastrogiudice, ma vi si stabilisce solo nel 1577
19 Una testimonianza del 1888 ci rivela appunto che grazie ai restauri del sottosuolo dell’ albergo Vittoria vennero alla luce circa trenta colonne di porfido e un bel pavimento a mosaico.

Il testo che precede è integralmente tratto dalla Relazione del Piano Urbanistico Comunale di Sorrento predisposto dal Dirigente del IV Dipartimento del Comune di Sorrento, Ingegnere Guido Imperato con la consulenza del Prof. Arch. Guido Riano

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