Sorrento e il suo ambiente, paesaggi sorrentini (I parte)

7. La valorizzazione del sistema ambientale e paesaggistico
La difesa del suolo e la salvaguardia in generale dell’ ambiente – inteso quale complesso ecosistema biologico (l’ insieme del ciclo della vita della flora e della fauna), strutturale (sistema geomorfologico, delle acque e delle caratteristiche dei terreni) e antropico (le attività dell’uomo che nel tempo ad esso si sono conformate e hanno conformato il territorio) costituiscono l’ azione prioritaria del Puc.
In particolare, all’ interno degli obiettivi dei Piani di settore ed in particolare dei PAI (27), le norme del Piano tendono a considerare, secondo un principio olistico, il sistema ambientale nella sua complessità e nella sua interazione con le attività antropiche sia sotto il profilo della salvaguardia del territorio, sia sotto il profilo della riduzione del rischio per le attività insediate.
L’ insieme delle unità ambientali costituenti il territorio di Sorrento ed in particolare le aree montane, i sistemi geologici naturali, i sistemi idrografici, i costoni, le falesie, e gli arenili della fascia costiera, i boschi, i valloni, il sistema delle colline terrazzate, costituiscono una risorsa insostituibile, il cui valore va conservato, rigenerato e valorizzato per le generazioni presenti e future.
Tutte le azioni e gli interventi dell’ uomo possibili vanno pertanto commisurati alla sostenibilità dell’ ambiente, secondo principi e modalità che tendano non solo a eliminare ogni compromissione e degrado esistente ma soprattutto a verificare le ripercussioni, anche lontane nel tempo e nello spazio, che le azioni possono comportare.
Il Comune di Sorrento costituisce uno dei territori italiani in cui i beni ambientali, anche determinati dall’ uomo, ed i beni culturali, spesso strettamente interrelati, rappresentano tra le maggiori risorse, talvolta uniche al mondo.
L’ insieme degli insediamenti e dei nuclei, di origine antica o romana, di categorie o di singoli beni culturali, di opere di trasformazione del territorio legate alla cultura ed ai saperi tradizionali, le aree costituenti il patrimonio boschivo, geologico e naturale, gli ambienti marini di particolare attenzione per il delicato equilibrio ecologico, costituiscono un patrimonio di immenso valore, che va non solo tutelato e conservato ma soprattutto valorizzato ai fini di una fruizione attiva.
Le politiche di attenzione all’ ambiente sono, pertanto, presenti in tutti gli articoli delle Norme di Attuazione ed in particolare negli articoli 10, 11, 12 e18, le cui prescrizioni si applicano quali norme generali di salvaguardia e tutela delle risorse naturali.
Le politiche di tutela e valorizzazione del sistema ambientale sono state costruite sulla base:
– della Carta della struttura geologica (tav. A2) e delle relative indagini geologiche dei dott. geol. Fasulo e Palumbo;
– della Carta del sistema idrogeologico (tav. A3) e delle relative indagini idrogeologiche dei dott. geol. Fasulo e Palumbo;
– della carta sull’uso agricolo del suolo (tav. 44) e delle relativi indagini dei dott. Del Plato e Galano;
– della Carta dei vincoli e delle tutele ambientali (tav. A5);
– della Carta delle unità ambientali e del paesaggio (tav. A7);
nonché delle indagini a corredo dei PAI delle due Autorità di Bacino.
In particolare, la Carta delle unità ambientali e del paesaggio ha costituito un fondamentale riferimento per la redazione del Puc, anche in relazione alle direttive europee sul Paesaggio ed al Codice dei Beni culturali e del paesaggio (D. Lvo 42/2004).
“Con la sottoscrizione della “Convenzione Europea del Paesaggio (28) si può considerare conclusa la fase che ha visto nella pianificazione paesistica la preminenza delle politiche di conservazione, passando ad un approccio più complesso che vede introdotti nuovi concetti quali “politica del paesaggio”, “qualità paesaggistica“,  “protezione del paesaggio”, “gestione del paesaggio”,  “pianificazione del paesaggio”.
Con il termine “politica del paesaggio” si sottolinea la necessità di collegare le politiche delle amministrazioni pubbliche ad obiettivi di qualità paesaggistica. Con il termine “qualità paesaggistica” si intende una particolareggiata definizione delle caratteristiche che la popolazione residente prevede per il proprio ambiente di vita una volta che esso sia stato identificato e descritto nei suoi caratteri complessivi (visuali ed ecosistemici). Con il termine “protezione del paesaggio” si intendono le misure e gli interventi che vengono adottati per conservare i caratteri e le qualità di un paesaggio ritenuto di grande interesse. Con il termine “gestione del paesaggio” si fa riferimento alla necessità di considerare il paesaggio come un’ entità che evolve nel tempo e che deve correlarsi ai bisogni economici, sociali e ai processi naturali; pertanto le modalità digestione devono essere dinamiche nel tentativo di migliorare la qualità del paesaggio conformemente alle aspettative. Con il termine “pianificazione del paesaggio”, infine, si intende il processo di studio e progettazione degli interventi finalizzati alla conservazione, là dove si individuano situazioni di equilibrio fra le attività umane e i processi naturali e le loro manifestazioni sensibili; trasformazione, quando nelle azioni previste si ravvisa un tendenziale equilibrio con il contesto; recupero, quando le azioni già avviate risultano incompatibili con gli equilibri ecosistemici e gli obiettivi di qualità visuale definiti.
Il paesaggio pertanto, viene interpretato come il prodotto di un processo in continuo divenire che vede coinvolti numerosi soggetti e che riguarda l’ intero territorio di una comunità. Esso è una “componente essenziale del contesto di vita delle popolazioni” (non solo le parti considerate più rilevanti), su cui è difficile esercitare un controllo solo vincolistico, ma che deve essere oggetto di politiche specifiche “da parte delle autorità pubbliche competenti attraverso la formulazione di principi generali, di strategie e orientamenti” finalizzati a “salvaguardare, gestire e pianificare il paesaggio”.
Ciò implica Ia necessità di rinnovare profondamente l’approccio alla pianificazione paesistica, attraverso :
– il superamento della concezione meramente vincolistica del piano e l’ estensione della pianificazione paesistica all’ intero territorio;
– il coinvolgimento degli attori locali nella individuazione e nel riconoscimento dei valori paesaggistici;
– l’ attribuzione agli strumenti di pianificazione e di governo del territorio anche della valenza della pianificazione paesistica. (29)
In coerenza con il Ptr e con la proposta preliminare del Ptcp, il Puc ha pertanto costruito la “Carta” sulla base delle “unità di paesaggio” riscontrabili quali “unità ambientali eterogenee, all’ interno delle quali sono identificabili specifiche interazioni fra gli ecosistemi che le compongono. Esse, proprio per la loro eterogeneità non possono essere delimitate nettamente rispetto alle altre, rimanendo differenziate attraverso fasce (ecotoni) piuttosto che attraverso linee. Le unità di paesaggio rappresentano le unità ambientali rispetto alle quali è preferibile definire le politiche territoriali compatibili rispetto all’ assetto ecosistemico e paesaggistico”. (30)
Ai fini della individuazione delle discipline d’ uso del suolo più idonee rispetto alle caratteristiche di ogni “unità è stata valutata I’ integrità, la criticità e la vulnerabilità di ogni paesaggio.
‘L’integrità di un paesaggio può essere misurata in rapporto a molteplici fattori, in relazione all’ ambito spaziale e al settore di indagine (paesaggio ecologico/paesaggio visivo). Dal punto di vista ecosistemico pertanto il livello di integrità potrà essere misurato, ad esempio, in base al livello di naturalità, mentre dal punto di vista estetico – percettivo e storico – culturale il livello di integrità potrà essere misurato in rapporto alla persistenza dl “segni dei paesaggi storici del livello di leggibilità consentito, o all’assenza di fattori di disturbo. In generale i fattori di degrado per il paesaggio visivo sono rappresentati da elementi eterogenei rispetto ad un determinato paesaggio per natura, tipologia, scala, forma, texture… Il numero deglî elementi e la superficie da essi occupata si riflette sulla qualità visiva del paesaggio. I fattori di degrado per gli aspetti ecosistemici sono invece rappresentati dai fenomeni di frammentazione ecologica e da tutte quelle azioni antropiche che sottopongono a degrado gli equilibri ecosistemici (incendi, apertura di cave, inquinamento delle acque, scomparsa di habitat..). L’ integrità rappresenta un utile indicatore per la predisposizione di azioni di mantenimento o per definire i gradi di trasformazione compatibili con il mantenimento dell’ integrità.
La criticità è misurata in base allo stato del paesaggio ecologico e di quello visivo e al livello di pressione da essi subito. Un’ area di elevato pregio naturalistico e visivo interessata dallo sviluppo di insediamenti turistici presenterà un elevato livello di criticità, così come i paesaggi agrari “storici” interessati da trasformazioni delle colture agrarie o da fenomeni di abbandono danno luogo a situazioni di criticità anche se per motivi opposti (nel primo caso per l’ introduzione di nuove coltivazioni, nel secondo per i processi di rinaturazione e di degrado da mancata manutenzione, come è il caso dei terrazzamenti della penisola sorrentina e della costiera amalfitana).
La vulnerabilità, più che alla pressione antropica è dovuta alle caratteristiche intrinseche dell’ area oggetto di studio, più in particolare va rapportata ai caratteri dei processi e degli equilibri ecosistemíci o ai caratteri del paesaggio visivo. Pertanto essa va misurata più che altro in rapporto alla sensibilità alle modificazioni di uso quindi alla capacità di subire trasformazioni senza subire sostanziali modifiche delle proprie caratteristiche. In ecologia tale capacità può essere assimilata alla resilienza, mentre in relazione agli aspetti visivi essa può essere misurata in relazione alla fragilità visiva che e funzione del livello di assorbimento visivo e del grado di visibilità”. (31)
NOTE:
28 Firenze, 20.10.2000
29 Cfr. Ptr, Allegato A Relazione
30 Cfr. Ptr, cap. 3.1.3
31 Cfr. Ptr cap. 3.1.3
Il testo che precede è integralmente tratto dalla Relazione del Piano Urbanistico Comunale di Sorrento predisposto dal Dirigente del IV Dipartimento del Comune di Sorrento, Ingegnere Guido Imperato con la consulenza del Prof. Arch. Guido Riano

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