Sorrento e le sue origini

2. Il sistema storico – culturale
Il sistema storico-culturale di Sorrento, come testimoniato dal paragrafo 2.1. successivo, si è formato, sedimentato e trasformato dalla preistoria ad oggi, determinando un insieme di luoghi e beni strettamente connessi con l’ ambiente naturale, contribuendo a determinare categorie di paesaggi largamente riconosciuti e connotati.
Nel paragrafo 2.2. sono invece riportati i principali beni culturali ed archeologici che la sedimentazione della storia ci ha tramandato e che sono ancora sopravvissuti agli scempi edilizi degli anni ’50.
2,1, Formazione e trasformazione storica
Le origini (16)
Sorrento deve la sua millenaria fortuna ad un’eccezionale posizione orografica su una piattaforma tufacea a 50 m sul mare protetta da valloni che ne costituivano le difese naturali, piattaforma collocata al termine di una penisola di natura calcarea – dolomitica – tra il Golfo di Salerno a sud e quello di Napoli a nord – protesa in direzione est-ovest, con una copertura dorsale a sud ed una zona pianeggiante (il Piano)  nella parte centrale a nord.
Il toponimo Sorrento – dal greco Syrrentòn – richiama le caratteristiche che resero la città famosa in tempi antichi e moderni: la posizione geografica unica e il fascino dei miti omerici.
Il nome, infatti, a seconda degli studi a cui ci si riferisce (17), può derivare dal verbo greco syrréo (concorrere, confluire) – in questo caso facendo riferimento alla caratteristica conformazione topografica della città, racchiusa su tre lati da valloni (di cui due da monte verso il mare) attraversati da due corsi d’ acqua (oggi scomparsi) che scorrevano sul banco tufuceo e che con la loro foce a mare hanno creato due spiagge – ma può essere anche collegato al mito classico delle Sirene – creature dal canto dolcissimo e ammaliatore, dotate di corpo e artigli di uccello, testa e seni di donna – riportato da Omero e largamente diffuso lungo le coste meridionali del Tirreno.
Tuttavia, nonostante la derivazione del toponimo, la presenza di nuclei abitati nella penisola sorrentina è certamente precedente all’ arrivo dei greci in Campania.
Infatti, la bellezza del paesaggio unitamente alla mitezza del clima, all’ abbondanza di acque e alla fertilità del suolo ha favorito da sempre l’ insediamento umano.
I reperti più antichi – oggetti litici bifacciali e pietre scheggiate a forma di mandorla usate come arma e utensile – risalgono all’ epoca paleolitica e sono stati rinvenuti a Capri, un tempo collegata alla penisola sorrentina. Nuclei umani, dunque, frequentavano le grotte della costiera e, se non fosse stato per l’ azione combinata del mare e del Vesuvio, probabilmente oggi si avrebbero testimonianze più numerose e varie.
Alla fine del II millennio, il bacino del Mediterraneo vive una notevole trasformazione dovuta a forti spostamenti di popoli. Si afferma un’ economia sempre più agricola e da ciò deriva la creazione di centri abitati stabili. Tale fenomeno si individua anche in Campania, che, agli inizi del IX secolo sembra popolarsi rapidamente con l’ apporto di genti di varia provenienza che si affiancano al popolo indigeno degli Opici, creando un quadro culturale molto vario e complesso.
Sulla costa campana e – come sostenuto da vari studiosi – anche nella penisola sorrentina, gli etruschi fecero sentire la loro influenza impiantando una serie di scali commerciali che costituirono le basi per tentare l’ espansione verso il basso Tirreno.
Le città della costa, quindi, furono direttamente coinvolte nello scontro per il dominio sul Tirreno tra Etruschi e Siracusani, scontro conclusosi con la sconfitta etrusca a Cuma nel 474 e la successiva fondazione di Napoli da parte dei greci.
“Con il declino della potenza navale etrusca,  tra la fine del VI e la prima metà del V con I’ affermarsi dell’ egemonia di Cuma e la fondazione di Neapolis, con l’ affacciarsi sul mare campano di Siracusa e poi anche di Atene, Sorrento rientra in quella fascia di grecità periferica, alla quale appartengono anche Ercolano e Pompei, ma con una penetrazione più profonda e durevole dell’ elemento greco attraverso una possibile fase di occupazione, comunque non cancellata dalla successiva conquista sannita, che può essere stata meno rapida ed intensa a causa della situazione appartata e territorialmente impervia della penisola.”
L’ unico ritrovamento della città preromana è costituito da un avanzo di porta, la cui datazione è incerta. Tale reperto, rinvenuto lungo il percorso delle mura cinquecentesche, consente comunque di ipotizzare l’ antica Sorrento come una città murata, con il perimetro delle mura coincidente proprio con quello della città cinquecentesca. All’ interno della mura, la città antica si sviluppava in un impianto viario regolare, lo stesso utilizzato tanto dalla città medioevale quanto da quella moderna. Lo schema urbanistico applicato è di tipo ippodameno, con cardini e decumani che – entro un perimetro di forma rettangolare – si intersecano ad angolo retto, estendendosi dall’ attuale Piazza Tasso (18) all’ estremità ovest della città.
L’ angusta via S. Cesareo – Fuoro, che traversa tutta la città da oriente ad occidente parallelamente alla linea di costa e che congiungeva le due porte ora scomparse di Piano e di Massa, corrisponde al decumanus maximus. La via Tasso corrisponde, invece al cardo maximus, che dalla porta di Sovradonno o Parsano discende al Prospetto e si affaccia sul mare. Cardini e decumani minori, ancora esistenti in due ordini in un intersecarsi di vie parallele, tagliano la piana di Sorrento come una scacchiera.
Sorrento aveva il foro all’ estremità ovest di via Fuoro, i templi di Cibele (presso la chiesa dell’ Annunziata), di Afrodite e di Cerere, un teatro, terme, un pantheon e un circo. Due porte conducevano al mare: una a sud della chiesa S. Antonino, l’ altra  presso la Marina Grande, ancora conservata sotto le sovrapposizioni antiche e modeme.”
Nello stesso periodo (V secolo) viene costruito, a Punta della Campanella, un santuario – ora scomparso – di fondazione greca e dedicato al culto di Atena. Oggetti votivi confermano la presenza del tempio. Per la sua collocazione tale santuario – oltre ad assicurare la protezione della divinità ai marinai e a servire come faro notturno e punto di riferimento durate la navigazione – segnava il limite dell’ espansione territoriale, prima dei Cumani, poi di Neapolis, ponendolo nella classe dei santuari cosiddetti “di frontiera”.
Note:
16 La  principale fonte delle pagine che sequono è stata una pubblicazione a cura dell’ Associazione Studi Storici Sorrentini: AA,.VV., Sorrento e le sua storia, Napoli, Franco Di Mauro Editore, 1986.
17 Cfr. AA.VV., op. cit., pagg. 25-26.
Il testo che precede è integralmente tratto dalla Relazione del Piano Urbanistico Comunale di Sorrento predisposto dal Dirigente del IV Dipartimento del Comune di Sorrento, Ingegnere Guido Imperato con la consulenza del Prof. Arch. Guido Riano

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