Sorrento, il sistema delle attrezzature pubbliche

11 Il sistema delle attrezzature pubbliche.
Il D.I. 1444/1968, applicativo dell’ art. 17 della legge 765/1967, ha introdotto l’ obbligo di individuare nei Prg aree da destinare ad attrezzature pubbliche, evitando che a fronte della massiccia e fervente espansione residenziale di quegli anni non venissero garantiti ai cittadini i servizi pubblici necessari (scuole, parcheggi, verde, …), preservandone le aree necessarie.
Oggi, quella importante ed indispensabile previsione appare superata o comunque inadeguata, poiché:
– la decadenza dei vincoli per pubblica utilità, gravanti sulle aree destinate ad attrezzature pubbliche, dopo soli cinque anni, ha comportato un’ effettiva difficoltà alla loro realizzazione, con contenziosi a volte lunghissimi sulla destinazione urbanistica delle aree;
– il criterio di misurare la qualità delle attrezzature in termini di quantità di superficie del lotto, non corrisponde agli obiettivi di una nuova concezione di valutazione in termini di servizio offerto e diventa spesso difficoltosa applicarla nelle operazioni di recupero;
– il ricorrente interesse anche da parte di soggetti privati per la gestione dei servizi pubblici, anche per la carenza sia di finanziamenti che di personale adeguato nella Pubblica Amministrazione non trova facile riscontro nel sistema pubblicistico previsto dal D.l. 1444/1968 per le attrezzature
Il PUT ha elevato, inoltre, la quantità minima di aree da destinare nei Prg ad attrezzature pubbliche (da 18,00 mq per abitante previsti dal D.l. a ben 27,00 mq/ab oltre ad ulteriori 15 mq ogni 20 mq di superfici utile lorda per attività turistico – ricettive), nell’ obiettivo di aumentare l’ interesse pubblico negli interventi, ma creando così problemi sia per gli elevati costi, sia per l’attuazione per la ricordata decadenza dei vincoli e sia perché si sottraggono delicate e preziose aree agricole (spesso agrumeti e vigneti) in un territorio così delicato come la penisola sorrentina.
Questo Piano, pur nell’ ambito dell’ obbligo derivato dall’applicazione del citato D. l. con le quantità elevate dal PUT, tuttavia ha perseguito i seguenti obiettivi:
a) il dimensionamento complessivo è stato rapportato alla effettiva necessità e realizzabilità degli interventi, ricercando un ragionevole equilibrio tra la necessità di elevare la qualità e la diffusione degli spazi pubblici e la opportunità di contenere l’uso del territorio, in relazione:
– alla fragilità del sistema ambientale (necessità di tutela, problemi di difesa del suolo o dell’ assetto idrogeologico, difesa delle aree agricole di pregio,…);
– alla concreta possibilità di  finanziamento delle opere, anche con la partecipazione di privati in regime di convenzione (project financing, leasing, concessioni,.,.) soprattutto in relazione agli affidamenti in gestione;
– all’ elevata qualità dei luoghi e de edifici pubblici, che andranno progettati e realizzati sotto il duplice aspetto del valore di bene collettivo (immagine della comunità) e dell’ economia della manutenzione;
b) per le aree destinate o da destinare ad istruzione dell’ obbligo (asili nido, scuole materne, scuole medie inferiori), è stato verificato:
– una distribuzione ottimale rispetto alla fruizione ed alla distanza pedonale, ricercando, per quanto possibile, localizzazioni in funzione dei pesi insediativi e della popolazione scolastica per fasce di età;
– il ricorso a tipologie edilizie finalizzate ad una ottimale offerta dei servizi scolastici, anche per attività formative non strettamente dipendenti, nel rispetto degli standard fissati da norme e decreti nazionali;
– il dimensionamento delle aree in relazione agli standard tipologici e normativi delle superfici utili, in relazione alla popolazione scolastica esistente e programmata (trend e fasce di popolazione in età scolastica), ricercando per quanto possibile l’accorpamento e l’uso anche in comunione di servizi;
c) per le attrezzature di interesse comune, sono state principalmente individuate funzioni e attività di servizio, soprattutto nella promozione di attività amministrative, culturali e sociali capaci di elevare la qualità della vita ed il rapporto fra governo pubblico e cittadino, in relazione a:
– decentramento dei servizi, anche domiciliare;
– informatizazione del sistema offerto;
– facoltà di accesso per fasce orarie multiple;
– integrazione delle funzioni;
d) per le aree destinate a verde pubblico, è stata valutata la possibilità di localizzare gli interventi rispetto ai seguenti criteri contestuali:
– realizzazione di un sistema di giardini e spazi per il gioco e lo sport, possibilmente connesso anche a piste ciclabili e/o percorsi pedonali teso alla realizzazione di corridoi ecologici e distribuito in funzione dei pesi insediativi;
– utilizzo del verde pubblico per la creazione, insieme alle piazze, di un sistema di centralità urbana, inteso come luoghi collettivi di incontro e benessere e di forte qualità di rappresentazione della comunità;
e) le aree destinate a parcheggio, anche nell’ambito di specifici piani urbani, sono distribuite in modo da favorire una politica di disincentivazione dell’ uso dell’ auto privata e di realizzazione di vaste aree pedonali servite prevalentemente dal trasporto pubblico e favorendo la creazione di parcheggi privati di pertinenza, nel rispetto del sistema geologico e idrogeologico del sottosuolo.
Nell’ ambito di tali principi per il dimensionamento delle attrezzature pubbliche è stata assunta la soglia di 16.500 ab come risulta dal Censimento della popolazione ISTAT del 2001, articolato nelle quattro categorie prevalenti (istruzione, interesse comune, verde attrezzato e parcheggi) previste dal D. l. 1444/968, con una maggiore previsione per le aree di parcheggio di attestazione interscambio, fondamentali per il peso veicolare che subisce Sorrento per il suo afflusso turistico.
Per quanto attiene alle superfici per attrezzature derivanti dalle superfici utili lorde di residenze stagionali o attrezzature ricettive esistenti di cui tal medesimo art. 11 del PUT sulla base dei dati della Tarsu (tassa sui rifiuti solidi urbani) forniti dal Comune è stato possibile censire la superficie lorda destinata ad attrezzature turistico – ricettive e case stagionali per un totale di 298.530,00 mq, arrotondato a 300.000,00 mq, così suddivise:
complessi ricettivi – alberghieri 265.196,00 mq
case stagionali 27.784,00 mq
case vacanze – campeggi , ecc.    5.550,00 mq
Per queste attività, che comportano un notevole incremento dei flussi turistici e di presenze di popolazione non stabile, è stata prevista una quota incrementale di attrezzature pari a 15 mq ogni 20 mq di superfici turistico – ricettive esistenti.
Nelle Tabelle allegate alle Norme tecniche di attuazione sono riportati per ciascuna delle quattro categorie il fabbisogno, le superfici delle attrezzature esistenti e ritenute idonee, le superfici delle nuove previsioni, con l’indicazione di ciascuna attrezzatura in relazione alla numerazione riportata nella tavola P3 di Píano.
Il Puc introduce, con maggiore definizione, gli effetti della sentenza della Corte Costituzionale 20.05.1999 n. 179 in merito alla scadenza dei vincoli preordinati all’ esproprio per attrezzature pubbliche.
In particolare, la sentenza, al punto 5 dei “considerato in diritto” ammette la possibilità, purché prevista nello strumento di pianificazione, di prevedere la realizzazione di attrezzature ed infrastrutture pubbliche o di interesse pubblico a cura di soggetti privati, purchè nell’ ambito di convenzioni che stabiliscano l’ interesse pubblico.
Infatti la sentenza sancisce:
“Inoltre è da precisare esplicitamente che sono al di fuori dello schema ablatorio – espropiativo con le connesse garanzie costituzionali (e quindi non necessariamente con l’ alternativa di indennizzo o di durata predefinita) i vincoli che importano una destinazione (anche di contenuto specifico) realizzabile ad iniziativa privata o  promiscue pubblico- privata che non comportino necessariamente espropriazione o interventi ad esclusiva iniziativa pubblica e quindi siano attuabili anche dal soggetto privato e senza necessità di previa ablazione del bene. Ciò può essere il risultato di una scelta di politica programmatoria tutte le volte che gli obiettivi di interesse generale, di dotare il territorio di attrezzature e servizi, siano ritenuti realizzabili (e come tali specificatamente compresi nelle previsioni pianificatorie) anche attraverso l’ iniziativa economica privata, pur se accompagnati da strumenti di convenzionamento. Si fa riferimento, ad esempio, ai parcheggi, impianti sportivi, mercati e complessi per la distribuzione commerciale, edifici per iniziative di cura e sanitarie o per altre utilizzazioni quali zone artigianali o industriali o residenziali; in breve, a tutte quelle iniziative suscettibili di operare in libero regime di economia di mercato.”
In tal senso, si è preferito considerare la possibilità della realizzazione di tutte le attrezzature pubbliche (ad esclusione di quelle destinate all’ edilizia scolastica dell’ obbligo) da parte di soggetti non necessariamente pubblici, sviluppando l’ iniziativa privata per opere di interesse pubblico, fermo restando l’ obbligo della stipula di una convenzione che fissi le modalità di utilizzo da parte di particolari categorie indicate dal Comune, attraverso atti amministrativi compiuti (40).
Questo obiettivo risponde inoltre alla opportunità – in carenza di risorse pubbliche per la realizzazione delle opere – di impegnare capitali privati, evitando il decadere, dopo cinque anni dall’ approvazione del Puc, del vincolo preordinato all’ esproprio e la conseguente applicazione della normativa prevista dall’art. 9 del DPR 380/2001 per le zone prive di destinazione urbanistica.
Note:
40 In tal senso già operano gli strumenti urbanistici di molti Comuni, tra cui Milano e Napoli.
Il testo che precede è integralmente tratto dalla Relazione del Piano Urbanistico Comunale di Sorrento predisposto dal Dirigente del IV Dipartimento del Comune di Sorrento, Ingegnere Guido Imperato con la consulenza del Prof. Arch. Guido Riano

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