Casinò a Sorrento, la storia

Sorrento e la sua Casa da Gioco
Nel 1922 la Terra delle Sirene aveva il suo Casinò
Sogni e speranze che hanno quasi un secolo di vita

Un Casinò a Sorrento
Sono pochi quelli che sono a conoscenza del fatto che molti, abitanti della Terra delle Sirene, non solo accarezzano il sogno di allestire un Casinò a Sorrento, ma possono vantare anche una serie di invidiabili precedenti.
Durante le ultime legislature, numerosi parlamentari hanno presentato specifiche proposte di legge, in questo senso, ma – almeno per il momento – l’ipotesi è ben lontana dal concretizzarsi.
Eppure, in più di una circostanza, quello che sembra essere diventato un sogno, è giunto ad un passo dalla sua realizzazione.
A testimoniare il fatto che il progetto di una Casa da Gioco a Sorrento, da un parte risulta essere particolarmente antico e, dall’altra continua ad essere ancora attuale, concorrono molte prove.

Circa un secolo fa, la Terra delle Sirene ha avuto la sua Casa da Gioco
Nel 1922 Sorrento ha avuto una sua casa da gioco (come del resto è facilmente comprovabile anche grazie agli articoli di stampa dell’epoca).
Il Casinò Municipale aprì i suoi battenti il 7 maggio di quell’anno e la sua sede era ubicata nella Villa Gunderrade, già Villa Nardi.
A frequentarlo era la parte migliore della società napoletana e per essa i giornali riportavano i nomi del Conte Enrico Durin (all’epoca i titoli nobiliari erano particolarmente significativi così come quelli accademici), il dottor Giovanni Quilitz, il Prof. Pellisone e tanti altri personaggi illustri del tempo.
L’esperienza durò solo tre mesi, ma il sogno della casa da gioco a Sorrento ebbe un nuovo impulso nell’immediato dopo guerra e più precisamente nei 1946. Le cronache giornalistiche dell’ epoca riferiscono che a Villa Battista tutto era pronto, i tavoli ai loro posti, gli inviti diramati, il buffet per la cerimonia inaugurale allestito, quando giunse un contrordine preciso quanto imperioso che impedì la inaugurazione della struttura.

Mille tentativi per realizzare un sogno

Sembrava il copione di una tragi-commedia destinata ad essere replicata negli anni settanta. Nella circostanza la casa da gioco avrebbe dovuto trovare la sua sede all’ Hotel Europa.
L’appuntamento, questa volta era fissato per le ore 22 del 20 aprile del 1974. Artefice del magnifico progetto era un mecenate dell’epoca: Achille Lauro.
Il Comandante era riuscito a trovare una chiave per aprire le contorsioni legislative ed aveva costituito la S.P.A. «Surrentum» al cui capo fu posto un parlamentare socialista (a testimonianza del fatto che non si voleva strumentalizzare politicamente l’iniziativa). Un intervento delle Forze dell’Ordine, però impedì la concretizzazione di quello che sembrava essere divenuto un sogno secolare.
L’ ultimo tentativo teso a consentire l’ apertura di un Casinò Municipale a Sorrento fu posto in essere nel 1977, quando cioè, la signora Anna de Marinis, quale legale rappresentante della Società «Beatrice S.P.A.» fittò i locali dell’ Hotel Miramare per realizzarvi la casa da gioco.
Su disposizione del pretore Peluso, le forze dell’Ordine ancora una volta intervennero, ma la questione in quella circostanza fu assai controversa.
La signora de Marinis, infatti aveva ricevuto dal comune di Sorrento una concessione ventennale, ma ciò che più conta aveva versato una somma di sessanta milioni di lire come tassa di concessione governativa che figurava regolarmente iscritta nel bilancio dello Stato. Come se non bastasse, inoltre la «Beatrice S.P.A.» aveva comunicato alla Questura di Napoli che il giorno 7 febbraio 1977 la casa da gioco avrebbe aperto i battenti e per questo motivo aveva anche richiesto apposita licenza di Pubblica Sicurezza secondo quanto previsto da un decreto presidenziale del 1972.
La storia è caduta nel dimenticatoio così come la sorte dei famosi sessanta milioni incamerati dallo Stato.
Nei primi anni dell’ 80, infine, Sorrento fu «teatro» di un interessantissimo convegno su «Le case da gioco e la possibilità di aprire nuovi Casinò in Italia». Gli atti del convegno cui parteciparono illustri giuristi, magistrati e parlamentari, furono pubblicati dalla Casa Editrice Iovene di Napoli.  Ne risultò uno studio assai scrupoloso e profondo da cui l’ On. Antonio Mormone trasse spunto per stilare la relazione con la quale presentò. Il 16 giugno 1994, una proposta di legge intitolata, per l’appunto “Istituzione di una Casa da Gioco nel Comune di Sorrento”.

1994: tocca ad un sorrentino, l’incarico di relatore per tutte le proposte di legge relative all’istituzione di nuove Case da Gioco
La proposta del Deputato eletto proprio nel collegio sorrentino, a partire dal 5 ottobre 1994, finì ripetutamente al vaglio della X commissione parlamentare (quella dedicata agli affari riguardanti le Attività Produttive, del Commercio e del Turismo) e grazie alla preparazione manifestata, allo stesso Antonio Mormone fu conferito l’incarico di relatore di tutte le proposte riguardanti l’istituzione di nuove case da gioco. Il prematuro termine della XII legislatura (avvenuto nel 1996), però, interruppe l’ iter parlamentare e, solo per questa ragione, il Deputato sorrentino – non ricandidatosi – non poté portare a buon fine il suo lavoro.

Molti i consensi in Parlamento per il Casinò di Sorrento
La proposta di legge presentata dall’ On. Antonio Mormone, in ogni caso, non fu l’unica a vedere interessata Sorrento. Lo stesso parlamentare, infatti, nella sua stessa relazione, ebbe modo di ricordare, tra l’altro: “la scelta della città di Sorrento come sede di una Casa da gioco è già stata largamente approvata e condivisa così come si evince dalle numerose proposte di legge presentate anche nelle scorse legislature da più fronti politici.
Ponendo al bando inutili campanilismi ricorda sempre a titolo di memoria storica che firmatari di proposte in cui si parla della istituzione di case da gioco sono stati, tra gli altri, i parlamentari Marcucci, Martinat, Tatarella, Butti, Cellai, Gaetano Colucci, Gasparri, Ignazio La Russa, Maceratini, Marenco, Parigi, Patarino, Rositani, Tassi, D’Amato, Demitry, Rojch, Acciaro, Piero Angelini, Balzamo, Baruffi, Borri, Breda, Cecere, Corsi, Delfino, Francesco Ferrari, Gelpi, Iodice, Lia, Lombardo, Nonne, Paladini, Piredda, Randazzo, Alberto Rossi, Salerno, Scarlato, Giuseppe Serra, Vairo, Viti, Zambon, Zavettieri, Zoppi”.
In epoca successiva, invece, il “testimone” della battaglia per realizzare una Casa da Gioco a Sorrento, passò nelle mani dell’ On. Aniello Di Nardo – anch’esso eletto nel collegio della Penisola Sorrentina, ma nella XIII legislatura (1996-2001) – che è giunto a detenere prestigiosi incarichi di governo quali quello di Sottosegretario del Ministero delle Politiche e Forestali. Lo stesso Nello Di Nardo è stato anche Sottosegretario del Ministro dell’Interno. Neanche il suo assiduo impegno, però, è riuscito a sortire gli effetti desiderati. Nemmeno durante la XIV legislatura (2001-2006), si sono registrate novità. Eppure i più accaniti sostenitori del progetto non demordono e continuano a sperare di vedere realizzato quello che a molti sembra essere solo un sogno.
Fabrizio Guastafierro

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