Conclusioni insediamento dei francescani in Penisola (5)

CONCLUSIONE
Il materiale utilizzato riveste una grande importanza per la ricostruzione di una pagina rilevante della storia della penisola sorrentina, che malgrado la distruzione degli archivi relativi attribuita alle invasioni saracene, è sorretta da cronache in particolare da quella dell’ Anonimo Sorrentino. Si pongono così in luce i conventi le cui vicende s’ intrecciano, non a caso, con quelle della presenza francescana nella città. Nella seconda metà del secolo XIV, si andava diffondendo per tutte le terre della penisola il francescanesimo la cui Regola era diffusa dalle grandi figure di proseliti, come quella di S. Bernardino da Siena. E quindi a quel tempo e a quel contesto risale il primo insediamento francescano in penisola sorrentina. Un evento favorito dalla regina Giovanna II della dinastia angioina, che in numerose occasioni mostrò la sua benevolenza nei confronti della nostra penisola, come quando, in occasione delle carestie che afflissero quelle popolazioni nel corso del XIV secolo, com’è chiaramente documentato nei registri della cancelleria angioina, quei re disposero l’ invio di grano da Messina “pro civitate Surrenti“. Il primo insediamento fu presto coronato da tanto incoraggiante successo da spianare la strada ad ulteriori spazi che i francescani non mancano di conquistarsi, penetrando in profondità nel tessuto sociale di quella popolazione promuovendone una progressiva crescita sul piano religioso, su quello culturale e ancora, di riflesso, su quello civile. Tra le luci della prima missione francescana e le ombre post-tridentine rappresentate dai fanatismi, arriviamo al momento della decadenza che si manifesta sotto forme varie e per motivi diversi.
Dopo aver tracciato la storia interna ed esterna dei frati di San Francesco in penisola sorrentina, con gli opportuni riferimenti al più vasto panorama socio-politico della regione, nel quale l’evento locale risulta storicamente contestualizzato si arriva sullo specifico locale percorrendo le numerose testimonianze delle fraternità francescane presenti nella zona. L’Ordine sopravvissuto alla prima soppressione, la quale, ignorandolo ne riconobbe di fatto l’ utilità sociale, fu coinvolto inevitabilmente dalla soppressione del 1863, la quale innescò una serie di proposte per la riutilizzazione dei conventi. La sorte riservata ai francescani fu generalmente considerata ingrata da parte di alcuni ceti della popolazione. Una petizione raccolta a Sorrento manifestò lo sdegno di quei ceti, ricordando i meriti di quei frati soprattutto in occasione del colera del 1836-37. La supplica rimase inascoltata e il destino dei benemeriti padri fu brutalmente interrotto dall’occupazione di quei locali dagli ufficiali in esecuzione di una disposizione adottata dai responsabili del Fondo Culto. Finalmente negli anni trenta del nostro secolo i frati riprendono possesso dei conventi ed iniziano il riordino delle piccole cose che formano la vita conventuale. A queste figure va aggiunta quella presenza popolare e talora anonima del terz’ordine, che si inserisce nel tessuto sociale in modo silenzioso, ma con una forza dirompente, forma un esercito senza divisa e senza bandiera e come una goccia che scava nella roccia fa proprio il comando di
Francesco che afferma: “Non portino armi”.
© Testo integralmente tratto dalla Tesi di Laurea intitolata “L’ Insediamento dei Francescani e la loro presenza nella Penisola Sorrentina”, discussa dalla Dott.ssa Serafina Fiorentino, nell’ anno accademico 1992/1993 presso la Facoltà di Teologia dell’ Ateneo Romano della Santa Croce (Istituto superiore di Scienze religiose dell’ Apollinare). Relatore Prof. A. Soldatini.
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