Eremitaggio di Sant’Agnello a Guarcino e il ritorno a Napoli (3e)

e) L’ eremitaggio di Agnello a Guarcino e il suo ritorno a Napoli
La fama di Agnello andava sempre più diffondendosi e molti erano quelli che si recavano a visitarlo presso il suo ospedale. Tanto si accrebbe questo concorso di gente che Agnello pensò di allontanarsi. Si apre così un periodo oscuro della vita del Santo, per la cui ricostruzione sono state proposte diverse tesi. L’ opinione più accreditata è quella secondo la quale il giovane si recò in pellegrinaggio al santuario di San Michele sul Gargano per poi risalire verso nord, soffermandosi in vari luoghi, e stabilirsi infine sui monti di Guarcino(1).
La fuga di Agnello lasciò perplessi i Napoletani. Il Vivaldo racconta che nella città si fecero continui tentativi per avere sue notizie. Furono inviati messi in tutte le regioni e, solo dopo molto tempo, si riuscì a rintracciarlo: lo videro, nella sua grotta, mentre pregava avvolto in un’ aureola luminosa. La tradizione guarcinese conserva infatti il ricordo di questi Napoletani che, venuti da lontano, si sparsero per i monti alla ricerca del Santo. Il Panefresco (2) è ricco di particolari poetici:
“E voi che da Partenope
Solleciti per queste
Inospiti foreste
Lo giste a ritrovar”.
Alfonso Maria de’ Liguori (3) inserì questa memoria nel suo Inno a S. Agnello:
“Pianse convulsa Napoli
La perdita d’ Agnello
Si mette in cerca il popolo
D’ ogni romito ostello
Ma muto resta attonito

Privo del suo tesor”.
Secondo il Floridi (4), Agnello visse per sette anni nella grotta del monte Costa dell’ Aiola e i Guarcinesi impararono presto a conoscerlo e ad ammirarlo sicchè anche qui vi fu un accorrere di gente in cerca di consiglio e di conforto. A somiglianza di quanto aveva fatto nella città natale, anche a Guarcino il Santo fondò un ospedale (5).
La tradizione narra ancora che, dopo sette anni, il Santo ritornò a Napoli su ispirazione della Madonna. Gli studiosi della vita del Santo vedono i motivi d questo ritorno nel pericolo di invasione che gravava sulla città partenopea da parte dei saraceni e nella necessità di attendere alle cure dell’ ospedale che ormai si era notevolmente ingrandito. Il Floridi (6) ricorda che un istrumento rogato in Guarcino nel 1750 ha raccolto questa tradizione (7): “Scorso un settennio, Agnello venne dalla Beatissima Vergine fatto consapevole come la sua città natale era fatta segno dei saraceni della crudeltà invasatrice e di repente v’ accorse”.
Non tutti, però, sono d’ accordo su questa tradizione.

Note:
(1) cf. Mons. F. Bonaventura Gargiulo il glorioso Sant’ Agnello Abate, studio storico critico con appendici, Napoli 1903, pagina 50, Vincenzo Panefresco, Vita e culto di Sant’ Agnello patrono di Guarcino, manoscritto-dattiloscritto del secolo XIX, conservato nell’ archivio della Collegiata di San Nicola di Guarcino, pagina 30 e seguenti.
(2) Vincenzo Panefresco, Vita e culto di Sant’ Agnello patrono di Guarcino, manoscritto-dattiloscritto del secolo XIX, conservato nell’ archivio della Collegiata di San Nicola di Guarcino, pagina 33.
(3) Alfonso Maria de’ Liguori, Inno a Sant’ Agnello, Napoli 1901.
(4) Giuliano Floridi, Le pergamene dei monasteri di San Luca e Sant’ Agnello di Guarcino, Roma 1967, pagina 24.
(5) Creti, cenni storici della Chiesa e del monastero di San Luca in Guarcino, Roma, 1948, pagina 10.
(6) Floridi, opera citata nella nota (4), pagina 25.
(7) Minuta instromenti recognitionis vitae divi Agnelli. Atto rogato il 6 – 11 – 1750 dal notaio Loreto Dilani di guarcino assistito da altri due notai. Cf. Panefresco, opera citata nella nota (2), pagina 36.

© Testo integralmente tratto dalla Tesi di Laurea intitolata “Analisi storico – antropologica del culto di Sant’ Agnello”, discussa dalla Dott.ssa Laura Parlato, nell’ anno accademico 1979/1980 presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Istituto Universitario Orientale di Napoli. Relatore Prof. Alfonso M. di Nola.
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