Infanzia di sant’ Agnello (3c)

c) Infanzia di Agnello
Il padre Bonaventura Gargiulo afferma che Agnello andò a scuola a Napoli all’ età di otto anni; “Presso l’ ateneo Severiano, come si deduce dalla leggenda del Santo, oppure nelle scuole presso la cattedrale, come si usava in quei tempi. Si conosce che San Severo, vescovo di Napoli, volgendo il suo occhio vigile sul clero lo raccolse in uno, e forse verso quel luogo che si disse poi la casa di San Severo al Pendino. Facilmente raccolse anche i giovani aspiranti allo stato clericale e quello dovette essere il primo seminario di Napoli. Probabilmente vi dovette studiare Sant’ Agnello”.(1)
Le scuole, nel secolo VI, erano tenute dai vescovi intorno alla Cattedrale, più raramente dai parroci. Pietro suddiacono, diversamente dal Gargiulo, suggerisce, sull’ esempio dei fanciulli Placido e Mauro, i quali furono affidati a San Benedetto, che Sant’ Agnello, per la posizione sociale dei genitori, fosse stato messo a studiare in qualche monastero.
Gli anni in cui si svolse la fanciullezza di Agnello furono molto tristi sia dal punto di vista religioso che da quello civile. La Chiesa era in lotta contro gli imperatori d’ Oriente per motivi di supremazia; l’ Italia, spadroneggiata da ostrogoti e Goti, era funestata da guerre sanguinose e lacerata da lotte intestine. Napoli aveva subito gli orrori della guerra, un durissimo assedio l’ aveva costretta a consegnarsi nelle mani del terribile Totila, i suoi dintorni erano stati devastati(2): in un epoca così tremenda, Agnello decise di consacrarsi a Dio.
A questo punto si presentano tre problemi nella ricostruzione della vita del Santo: in quale ordine monastico entrò, in quale convento professò e se fu ordinato sacerdote. In ogni caso, il monacato di Sant’ Agnello non è in contrasto con le successive vicende della sua vita, poiché il Santo continuò a disporre del suo patrimonio e la fondazione dell’ ospedale non è incompatibile con il suo eremitaggio. E’ noto infatti che a quei tempi era sufficiente, per non andare contro la povertà imposta dalla professione religiosa, la licenza del superiore del cenobio, non essendo state ancora fissate le norme della vita claustrale.
Il fatto che Agnello, in giovane età, vestì l’ abito religioso è confermato dall’ antichissima immagine giovanile del Santo, conservata nell’ eremo di Guarcino(3), e non è inverosimile che Agnello, prima di condurre vita da eremita, vivesse in un monastero. Il Mabillon(4), il p. Isidoro(5) e il Gargiulo sostengono che questo modo di comportarsi è conforme allo spirito del monachesimo orientale e occidentale, confortati da storici antichi e moderni i quali affermano che i santi anacoreti avevano in genere professato vita monastica nei cenobi e che solo dopo essersi esercitati nella virtù, con la licenza del superiore, si ritiravano in quei luoghi deserti per attendere con maggiore quiete alla contemplazione divina. Questo stato monastico e ritenuto da alcuni il migliore e lo stesso San Benedetto, parlando agli anacoreti, dice che gli eremiti sono il secondo genere di monaci(6). Sembra dunque probabile che il giovane Agnello abbia seguito le consuetudini dei tempi conducendo vita monastica prima di ritirarsi a vita eremitica; non si sa, però, in quale monastero e sotto quale regola vestì l’ abito religioso.
Secondo il Gargiulo(7), Agnello accettò la regola dell’ ordine dei basiliani, ordine che sarebbe stato introdotto a Napoli quando San Gaudioso, vescovo di Abitinia, fuggendo dall’ Africa devastata dai Vandali di Genserico, era approdato nei pressi della città. Questa opinione trova appigli in un’ immagine molto antica del Santo vestito da monaco basiliano e nel fatto che Agnello viene commemorato nel martirologio basiliano. Secondo il Floridi(8) questo racconto è però inesatto in quanto è stato dimostrato che San Gaudioso, pur avendo fondato un monastero nei pressi di Napoli, non vi introdusse alcuna regola particolare mente la regola basiliana sarà introdotta a Napoli nel secolo VIII dai monaci greci sfuggiti alle persecuzioni iconoclaste.
Il Parascandolo(9) sostiene invece che Sant’ Agnello fu monaco dell’ ordine agostiniano, la cui regola servì di base per gli altri ordini religiosi. L’ opinione più plausibile per il Floridi(10) è invece quella che vuole Sant’ Agnello monaco dell’ ordine benedettino: il Santo condusse infatti molto presto vita eremitica, lontano dal monastero e dalla regola, e questo modo di vita libera doveva essere collegato, secondo San Gregorio Magno, con l’ iscrizione all’ ordine benedettino. Questa tesi lascia tuttavia perplessi perché il nome del Santo non è citato nel Martirologio benedettino, pur essendo presenti le sue reliquie e il suo culto nei monasteri benedettini.
Il secondo problema riguarda il convento nel quale si ritirò il giovane Agnello. Si può ipotizzare che il convento dovette essere quello napoletano fondato da San Gaudioso giacchè esso è l’ unico di cui si fa menzione negli atti e in tutte le memorie del Santo; in questo monastero Agnello svolgerà vita monastica e sarà eletto abate.(11)
Il terzo problema, relativo all’ ordinazione sacerdotale, trova concorde la tradizione nell’ affermare che il Santo non la ricevette. A Napoli, inoltre, si conserva il bastone di Sant’ Agnello, che è simbolo dell’ eremita, con il pastorale abbaziale; in una tavola trecentesca, in San Giovanni delle Monache, il Santo è raffigurato come eremita ma non ha i segni esterni del sacerdozio. Il Lettieri(12) non ha dubbio alcuno sullo stato monacale ma non sacerdotale di Sant’ Agnello e, a sostegno di questa sua tesi, cita lo scritto che l’ arcivescovo di Napoli, Nicolao De Diano, fece redigere dal notaio apostolico Dioniso de Samo quando, l’ 8 maggio 1423, visitò la chiesa di Sant’ Agnello. Egli cita pure la breve testimonianza di Pietro suddiacono sopra riportata. Si tratta invero di argomentu a silentio ma la terza testimonianza addotta dal Lettieri è esplicita: nell’ Ordo della Cattedrale lucchese, scritto poco dopo il mille, si legge: “In festa sancti Agnelli abatis de vita eius et ut de confessore cantamus non sacerdote”.
Note:
(1) cf. Mons. F. Bonaventura Gargiulo, Vescovo di Sanseverino, il glorioso Sant’ Agnello Abate, studio storico critico con appendici, Napoli 1903, pagina 45.

(2) cf. Gargiulo, opera citata nella nota(1), pagina 20; Padre Isidoro da Guarcino, Vita di Sant’ Agnello abate, con note del P. Bonaventura da Sorrento, Sant’ Agnello di Sorrento 1877, dalla pagina 8 alla pagina 21.
(3) cf. Giuliano Floridi, Le pergamene dei monasteri di San Luca e Sant’ Agnello di Guarcino, Roma 1967,  pagina 14 e seguenti.
(4) Mabillone, Acta Sanctor Ord. S. Benedicti, sacc., I edition, Venezia 1733.
(5) Padre Isidoro da Guarcino, Vita di Sant’ Agnello abate, con note del P. Bonaventura da Sorrento, Sant’ Agnello di Sorrento 1877, pagina 36.
(6) cf. San benedetto, Regola, capitolo 1.
(7) Gargiulo, opera citata nella nota(1), pagina 54-57.
(8) Floridi, opera citata nella precedente nota(3), pagina 16.
(9) C. Parascandolo, Memorie Storiche critiche diplomatiche della chiesa di Napoli, Napoli 1847, volume I, capitolo XXV
(10) Floridi, opera citata nella precedente nota(3).
(11) cf. Vincenzo Panefresco, Vita e culto di Sant’ Agnello patrono di Guarcino, manoscritto-dattiloscritto del secolo XIX, conservato nell’ archivio della Collegiata di San Nicola di Guarcino, pagina 17.
(12) Anselmo Lettieri, Sant’ Agnello Abate, il suo corpo e il suo culto in Lucca, Lucca 1948, pagina 12.

© Testo integralmente tratto dalla Tesi di Laurea intitolata “Analisi storico – antropologica del culto di Sant’ Agnello”, discussa dalla Dott.ssa Laura Parlato, nell’ anno accademico 1979/1980 presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Istituto Universitario Orientale di Napoli. Relatore Prof. Alfonso M. di Nola.
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