La chiesa di Sant’ Agnello in Penisola Sorrentina (17)

La Chiesa di Sant’ Agnello(1)
La chiesa parrocchiale di Sant’ Agnello sorge sul lato destro della strada provinciale che da Sorrento va a Castellammare di Stabia.
Per quanto ricerche siano state fatte per conoscere la fondazione primitiva di questa chiesa, è stato impossibile ritrovarne traccia; solo per congettura possiamo ritenerla antichissima, se è vera una costante tradizione secondo la quale la chiesa, prima d’ essere parrocchia e di dare nome al villaggio, fu una antica esaurita, dedicata a San Prisco, vescovo di Nocera. Il culto di Sant’ Agnello, come abbiamo accennato, sarebbe stato associato a quello di San Prisco dopo essere stato praticato nel casale di San Vito.
I libri parrocchiali incominciano dal 1400. Il Manfredi Fasulo, nella sua opera La Penisola Sorrentina (2), annota che, nel 1410, esisteva già la chiesa di Sant’ Agnello. La più antica e sicura memoria che di essa abbiamo comincia però dal 1827 e da quell’ epoca si può cominciare a scrivere.
La chiesa parrocchiale di sant’ Agnello è governata, ancor’ oggi, da laici eletti dal popolo. Questo, ogni tre anni, elegge il Governatore della Chiesa o conferma quello eletto tre anni prima. Al Governatore il popolo associa altri due laici, per coadiuvare e sorvegliare il suo operato. I tre eletti, insieme ad un Deputato Ecclesiastico, deliberano sulla gestione dei fondi destinati alle spese per il culto. Comunemente il Governatore è chiamato Mastro di Chiesa e i due laici eletti Mastri aggiunti.
Il Parroco è nominato dal popolo e il nominato entra in possesso della carica dopo esame canonico e canonica investitura dell’ Ordinario.
La storia della chiesa, come già detto, data 1827, parroco Don Tommaso Paturzo, Governatore Francesco M Barone Massa. In quell’ anno essa fu riconsacrata intitolandola al Cuore purissimo di Maria ed ai Santi Prisco e Agnello, di cui fu posta memoria lapidaria in un pilastro presso la sagrestia:
D.O.M.
VETUSTUM HOC TEMPLUM – SS. PRISCO ET AGNELLO ERECTUM – NUNC SS. DEIPARAE VIRGINIS CORDI – ET EISDEM INAUGURATUM – EX. MUS ET REVMUS DOM. US D. GABRIEL PAPA ARCHIEPISCOPUS SURRENTINUS – DIE DOMINICA – XVIII KALENDAS JULIAS ANNO MDCCCXXVIII – RELIGIOSAM INTER POPULI FREQUENTIAM – SOLEMNI RITU CONSACRAVIT . CUIUS CELEBRITATIS MEMORIAM CUM OCTAVA – QUOTANNIS . QUARTA OCTOBRIS DOMINICA – DEDICATIONI OMNIUM SURRENTINAE DIOCESIS ECCLESIARUM ADSIGNATA RECOLENDAM DECREVIT.
Riabbellito da capo a fondo, il 28 ottobre 1877 il tempio fu riconsacrato dall’ Ordinario del luogo Monsignor Ruggiero.
La pianta della chiesa è a croce latina di piano un po’ irregolare; ha tre navate, e quella della crociera è sormontata da tre cupole. Lunghezza interna dalla porta al presbiterio m. 26,46; dal presbitero al fondo del coro m. 9; altezza m 11,65.
Questa chiesa, prima del 1840, era decorata a stucco su ordine composito barocco molto mal ridotto, il pavimento era di mattonelle patinate a fuoco.
Un restauro del sacro edificio fu iniziato nel 1840 e terminò nel 1870, Governatore Giuseppe Talamo, parroco Don Antonio de Maio.
Attualmente è tutta a stucco lucido, tranne la cona dell’ altare maggiore che è di scagliola a marmo fior di persio, di stile corinzio, ed il pavimento di marmo. Il coro fu abbellito con sedili e spalliere di noce intagliato.
Il soffitto della chiesa nella navata centrale è in legno, ripartito in riquadri intagliati ed arabescati con tre quadri del De Castro. Presbiterio e coro s’ alzano di tre gradini dal pavimento della chiesa, sono a scagliole e sono ricoperti da una cupola a tazza, in fondo si trova l’ icona sormontata dal monogramma della Vergine.
I restauri furono diretti dall’ architetto Don Giuseppe Gargiulo; lo stucco lucido e la colorazione dei marmi da Antonio D’ Aria, gli intagli in legno del soffitto furono eseguiti dal celebre Giorgio Frasca; le dorature sono opera di Francesco Di Martino; il quadro dell’ altare maggiore fu eseguito da Giuseppe e Gustavo Mancinelli; i marmi dei pilastri e del pavimento furono lavorati da Francesco de Maio.
Nel 1882 fu collocato sulla porta maggiore un organo costruito da Domenico Petillo di Napoli (3).
Nella chiesa di Sant’ Agnello vi sono 10 altari con 9 Cappelle, cinque nella navata in cornu Evangeli, quattro nella navata in cornu Epistulae.
La prima cappella di quest’ ultima appartiene al Monte dei Morti ed è dedicata alla Vergine delle Grazie; nella cona vi è una nicchia con la statua di San Giuseppe. La seconda cappella appartiene alle famiglie Gargiulo ed è sacra a San Giovanni Evangelista. Segue la sagrestia con porte a stiglio di noce colorato. Incontriamo quindi la terza cappella, privilegiata perpetua, della famiglia Coppola, sacra alla Vergine del Carmine; nell’ icona si trova la statua della Madonna del Rosario. La quarta cappella, privilegiata perpetua, è dedicata al Cuore di Gesù, nella parete destra di questa cappella si osserva un quadro di San Michele al quale la cappella era anticamente dedicata. L’ altare è di marmo intarsiato. Questa cappella, di proprietà degli eredi di Eugenio Gargiulo, fu comprata nel 1834 dall’ Arciconfraternita dei Laici di Sant’ Agnello.
Nel lato opposto della chiesa, nella prima cappella, è il battistero in marmo di stile barocco. La cappella appartiene ai Castellano. La seconda cappella è dedicata all’ Annunziata ed appartiene ai Talamo. Segue la terza cappella dedicata allo Sposalizio della Madonna con San Giuseppe ed appartiene alla famiglia Paturzo e Cesaro. La quarta cappella, con altare privilegiato perpetuo, sacro alla Immacolata, appartiene ai Balsamo. Nella parete di sinistra della quinta cappella vi è un mediocre quadro della Pietà.
Finalmente viene l’ altare del Sacramento. L’ icona di questo altare è bellissima ed è ripartita a trittico. Si trovano qui le statue del Purissimo Cuore di Maria nel mezzo e, ai lati, quelle dei Santi Prisco ed Agnello; sotto l’ altare si trova la statua del Cristo morto. Addossato ad un pilastro c’è il pulpito in marmo.
A fianco della chiesa sorge il campanile contenente tre campane ed un orologio spesato dal Comune.
Note:
(1) Le fonti principali usate per questo capitolo sono: Mons. F. Bonaventura Gargiulo, Vescovo di Sanseverino, il glorioso Sant’ Agnello Abate, studio storico critico con appendici, Napoli 1903, da pagina 99 a pagina 109; Archivio Arcivescovile di Sorrento, relazioni manoscritte delle visite pastorali alla chiesa di Sant’ Agnello effettuate da Monsignor Ruggiero (1879) e da Monsignor Giustiniani (1888).
(2) Napoli 1906, pagina 56.
(3) cf.  La rivista Stelle e Fiori, Sant’ Agnello maggio 1882.
© Testo integralmente tratto dalla Tesi di Laurea intitolata “Analisi storico – antropologica del culto di Sant’ Agnello”, discussa dalla Dott.ssa Laura Parlato, nell’ anno accademico 1979/1980 presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Istituto Universitario Orientale di Napoli. Relatore Prof. Alfonso M. di Nola.
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